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Dall’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari nuove strategie per le malattie del fegato

La forza dell'ambulatorio è quella di prendere in carico il paziente e inserirlo in un percorso multidisciplinare che coinvolge tanti specialisti: in primis, la collaborazione con il day hospital di Medicina Interna

Cagliari
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L’epatocarcinoma è il più frequente tumore primitivo del fegato poiché è, tra tutti i tumori, il sesto per incidenza. I casi di epatocarcinoma sono in aumento, nonostante i progressi della ricerca medica, e rappresentano la seconda causa di morte per neoplasia in tutto il mondo. La maggior parte di questi tumori primitivi sono riconducibili a fattori quali l’infezione dai virus dell’epatite C e B, le steatoepatiti e le malattie autoimmuni epatiche.


“I numeri sono alti – afferma Giuliano Alagna, direttore della Epatologia dell’Aou di Sassari – e, malgrado la capacità di cura raggiunta negli ultimi anni, nel nostro ambulatorio vediamo circa 400 nuovi pazienti l’anno con gravi patologie al fegato di varia eziologia. L’ epatopatie restano pertanto una problematica importante dal punto di vista della morbilità e della mortalità”. I numeri registrati a Sassari dalla struttura di Epatologia danno il quadro di una situazione che merita di essere monitorata costantemente. Da gennaio di quest’anno la struttura diretta dal dottor Alagna, che dal 18 ottobre da servizio ambulatoriale è diventata struttura semplice dipartimentale con 6 posti letto previsti dall’Atto aziendale, ha effettuato oltre 2300 visite, ha preso in carico 1060 pazienti con un’età media di 55 anni. Di questi circa 200 presentavano una steatoepatite non alcolica, conosciuta come Nafld/Nash o “fegato grasso”, quindi 150 epatiti virali B e C, altri 150 circa epatiti alcoliche, 120 con epatopatie autoimmuni ed altri ancora affetti da cirrosi epatica o tumori primitivi del fegato.

“Se per la prevenzione dell’epatite B esiste un vaccino – puntualizza Giuliano Alagna – per la C non abbiamo a disposizione questa opzione, ecco perché diventa fondamentale lo screening e l’eradicazione». I medici e gli infermieri dell’Epatologia sono stati impegnati anche con Emergency, proprio in screening mirati su particolari fasce di popolazione. «Alcune forme di epatite sono legate a particolari stili di vita – ricorda lo specialista – e possono evolvere verso fibrosi, cirrosi e, appunto, tumori primitivi del fegato”. “Il nostro lavoro ci vede operare in stretta sinergia con altre strutture aziendali – prosegue –. La forza del nostro ambulatorio è nel prendere in carico il paziente e inserirlo in un percorso multidisciplinare che coinvolge tanti specialisti. La collaborazione con il Day hospital di Medicina Interna, con la Gastroenterologia, la Radiologia, le Malattie infettive, l’Oncologia, l’Anatomia patologica, la Microbiologia e il laboratorio analisi, rende possibile gestire patologie complesse senza necessità di ricovero.

La nostra struttura comunque, avendo a disposizione dei posti letto gestiti insieme alla Medicina interna, diretta dal dottor Carlo Usai, si propone di essere il centro di riferimento per il Nord Sardegna, potendo ricoverare i casi più complessi”. La struttura di Epatologia, inoltre, partecipa al registro nazionale per la colangite biliare primitiva e per l’epatite autoimmune. “Quest’ultima – spiega Alagna – nella nostra isola ha una prevalenza più alta rispetto alle altre regioni italiane, in ragione di una predisposizione genetica della popolazione sarda allo sviluppo di patologie inerenti il sistema immunitario”. La struttura è, inoltre, centro di riferimento per le malattie rare del fegato, come la malattia di Wilson e la malattia di Gaucher. Per quest’ultima, insieme all’Ematologia, alla Medicina interna e alla Patologia medica è stato portato avanti il progetto di screening Ichnos, per identificare, nell’ambito di specifiche popolazioni a rischio, le alterazioni genetiche determinanti la malattia.

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