Dalla Francia un milione di euro alla Commissione elettorale libica: esplode la polemica

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Un contributo di un milione di euro concesso dall’ambasciata di Francia in Libia all’Alta commissione elettorale sta generando polemiche negli ambienti politici del Paese nordafricano. L’ambasciatrice francese in Libia, Beatrice Le Fraper-Dohellen, ha annunciato un contributo di un milione di euro per organizzare le elezioni nazionali libiche il prossimo 24 dicembre, nel giorno del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Eppure, il ministro di Stato libico alla presidenza del Consiglio dei ministri, Adel Jumaa, aveva già sollecitato il capo della Commissione elettorale, Imad al Sayeh, ad informare l’esecutivo di tutte le necessità per organizzare la tornata elettorale, sottolineando come il primo ministro Abdulhamid Dabaiba abbia esplicitamente richiesto che queste esigenze siano soddisfatte senza aiuti esterni. Per indire le elezioni in Libia è necessario prima definire un quadro costituzionale e legale: se le istituzioni libiche non troveranno un’intesa su questo dossier entro il 31 luglio, è molto probabile che il voto non si terrà entro la scadenza fissata nella “road map” delle Nazioni Unite.

Il giornalista e scrittore libico Musa Tiho Say, da parte sua, ha avanzato l’ipotesi che la Francia stia cercando di influenzare le prossime elezioni. Parlando ad “Agenzia Nova“, il giornalista ha spiegato che Parigi starebbe cercando di “rientrare in partita in Libia, influenzando le elezioni e puntando su alcuni candidati fedeli”. Secondo lo scrittore, altri paesi come gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto avrebbero già avviato una “campagna elettorale sotto copertura in Libia, attraverso la fornitura di aiuti umanitari, come quelli inviati nel sud della Libia di recente”. Musa Tiho Say ha affermato che la battaglia elettorale in Libia “non è solo locale, ma anche regionale e internazionale, ed è condotta dalle stesse parti coinvolte nella crisi libica”.

Un nuovo passo verso le elezioni in Libia è stato compiuto a Tunisi la scorsa settimana. Dopo tre giorni di lavori caratterizzati da forti divisioni e intense discussioni, infatti, il comitato legale del Foro di dialogo politico libico (Ldfp, organismo libico patrocinato dalle Nazioni Unite) ha approvato la proposta per una base costituzionale che dovrà essere sottoposta ai 74 membri dell’Ldpf in una sessione ancora da definire: “Avete ottenuto molto negli ultimi giorni, raggiungendo un accordo su importanti principi e modalità per la base costituzionale delle elezioni”, ha detto Jan Kubis, inviato speciale dell’Onu in Libia e capo della Missione di supporto delle Nazioni Unite (Unsmil) nel Paese nordafricano. Attraverso un comunicato, tuttavia, l’Unsmil “prende atto” delle “differenze rimanenti su alcune delle questioni che saranno deferite all’Lpdf per decidere in merito”. La proposta prevede che il 24 dicembre si voti solo per rinnovare il parlamento: il presidente, in base alla bozza, dovrebbe e poi eletto dai deputati. Circostanza, quest’ultima, a cui si oppongono diverse correnti politiche in Libia.

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