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Crisi di governo in Malesia, l’ex premier Mahathir registra un nuovo partito

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L’ex primo ministro della Malesia, Mahathir Mohamad, ha ottenuto la registrazione di un nuovo partito politico, proprio mentre nel Paese si consuma la crisi dell’esecutivo guidato dal premier Muhyiddin Yassin. Il 95enne Mahathir ha annunciato ieri, 8 luglio, che il partito Pejuang, da lui fondato ad agosto 2020, è stato ufficialmente registrato dalle autorità del Paese. La notizia giunge in contemporanea con l’uscita dalla maggioranza di governo dell’Organizzazione nazionale dei Malay uniti (Umno), che ha chiesto le dimissioni del premier in carica. L’uscita del Umno dal governo priva Muhyiddin della sua già precaria maggioranza parlamentare, e offre spazio per una terza forza politica nel fluido panorama politico del Paese. Durante una conferenza stampa tenuta ieri, Mahathir ha ha evitato di discutere direttamente la crisi della maggioranza di governo e le richieste di dimissioni all’indirizzo del capo del Governo, affermando di “non essere interessato ai giochi politici”. Ad oggi hanno aderito a Pejuang soltanto quattro deputati della Camera bassa, ma la crisi politica in atto potrebbe consentire al nuovo partito di ampliare la sua rappresentanza in parlamento.


L’Organizzazione nazionale dei Malay uniti (Umno), principale partito politico della coalizione che sostiene il primo ministro della Malesia, Muhyiddin Yassin, ha annunciato ieri, 8 giugno, l’intenzione di revocare la propria fiducia al governo in carica e di chiedere le dimissioni del primo ministro. L’Umno, prima formazione politica conservatrice della Malesia, controlla ad oggi 36 dei 222 seggi della Camera bassa del Parlamento, e la sua uscita dalla maggioranza costituirebbe l’anticamera di una crisi di governo. Era stata proprio l’Umno a consentire la nascita dell’esecutivo attualmente in carica a febbraio 2020, sostenendo la candidatura a premier di Muhyiddin in risposta alla crisi di governo innescata dall’ex primo ministro Mahathir Mohamad. Dallo scorso anno, però, i rapporti tra il premier in carica e il principale partito della coalizione di governo sono progressivamente peggiorati. Lo scorso marzo l’Umno ha annunciato che non si alleerà al partito del premier, il Partito indigeno unito della Malesia (Ppbm), in occasione delle prossime elezioni generali.

Sino ad ieri, però, l’Umno non aveva messo in discussione il suo sostegno al governo, che dallo scorso anno è riuscito a rinviare una serie di voti di sfiducia in virtù della sospensione dei lavori parlamentari decretata nel contesto della pandemia di coronavirus. Diversi esponenti di primo piano dell’Umno hanno però contestato con crescente durezza la linea ufficiale del Partito e la gestione della crisi da parte del governo, in un contesto nazionale segnato da una crisi politica sempre più acuta, che nelle scorse settimane ha richiesto diversi interventi di mediazione anche da parte del re, Abdullah di Pahang. L’annuncio dell’uscita dell’Umno dal governo segue la nomina a vicepremier del ministro della Difesa Ismail Sabri: tramite la nomina, Muhyiddin ha tentato di placare i dissidi interni alla maggioranza esplosi negli ultimi giorni; questa settimana Muhyiddin ha anche accettato di consentire che il parlamento torni a riunirsi dalla fine di luglio, proprio su pressione dell’Umno.

La Malesia si trova dallo scorso gennaio in uno stato di emergenza decretato da re Abdullah su pressione del primo ministro Muhyiddin Yassin; le forze di opposizione accusano il premier di aver bloccato l’ordinaria conduzione dei lavori parlamentari col pretesto della pandemia, per sottrarsi a voti di sfiducia ai danni della sua coalizione di governo. Lo stato di emergenza rimarrà ufficialmente valido sino al primo agosto prossimo, ma nonostante l’aumento dei contagi nel Paese e il lockdown proclamato sull’intero territorio nazionale sono sempre più forti le sollecitazioni affinché il sovrano non proroghi ulteriormente il decreto emergenziale, e diversi analisti temono che le tensioni in atto nel Paese possano sfociare in dimostrazioni e proteste. Contribuisce al clima di tensione anche la decisione dl governo di rilanciare la legislazione contro la falsa informazione, giustificata con l’esigenza di eliminare la disinformazione in merito ai vaccini: secondo la Polizia malese, almeno 10 persone sono state arrestate soltanto all’inizio di giugno per aver violato tale controversa legislazione: tra gli indagati figura anche un informatico 36enne di Kuala Lumpur che aveva suscitato dubbi in merito agli appalti governativi per l’app di tracciamento dei contagi da coronavirus.

Il mese scorso il re della Malesia ha tenuto un incontro con il primo ministro Muhyiddin Yassin per discutere sulla situazione politica ed epidemiologica del Paese. Durante la riunione le due parti hanno “scambiato opinioni su affari e questioni di governo”. Il re ha poi incontrato il leader del Partito della giustizia popolare, Anwar Ibrahim, mentre terrà domani un’udienza con Mahathir Mohamad, capo del Partito dei combattenti per la patria. Il segretario generale del Partito d’azione democratica, Lim Guan Eng, invece, incontrerà il sovrano malese oggi pomeriggio. Le discussioni saranno incentrate sull’attuale panorama politico e sarà discussa anche la situazione epidemiologica del Paese dovuta al Covid-19.

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