Costa Rica: primo decreto presidente Chaves, salta obbligo di vaccino e mascherine

"Quello che stabilisce il decreto è dare libertà e responsabilità ai costaricani per la loro stessa salute. Le uniche persone che sono obbliate a usare mascherina sono quelle che, ad esempio, nella sanità assistono chi abbia un sistema immunologico debole", ha detto

mascherina

Nel primo decreto firmato da presidente della Costa Rica, Rodrigo Chaves Robles ha eliminato l’obbligo dell’uso delle mascherine e della vaccinazione contro il nuovo coronavirus. Insediatosi domenica alla guida del Paese centroamericano, Chaves ha stabilito che le misure di protezione e contenimento del Covid rimangono obbligatorie per i solo operatori della salute a contatto con il pubblico, e volontarie per tutti gli altri. “Quello che stabilisce il decreto è dare libertà e responsabilità ai costaricani per la loro stessa salute. Le uniche persone che sono obbliate a usare mascherina sono quelle che, ad esempio, nella sanità assistono chi abbia un sistema immunologico debole”, ha detto Chaves ai media locali. “Al resto delle persone, io posso raccomandare di mettere le mascherine, soprattutto se non si sono vaccinate tre o quattro volte. È una questione di buon senso, i costaricani sono persone intelligenti e le costaricane di più”, ha detto il presidente segnalando che se dovesse venire una nuova ondata “rivaluterà” le misure.

L’uso obbligatorio delle mascherine nei luoghi chiusi era entrato in vigore dal 9 settembre del 2020, e quello della vaccinazione il 15 ottobre del 2021. La norma ora rimossa, che prevedeva il licenziamento dei dipendenti pubblici che non avessero accettato di immunizzarsi, sarebbe stata estesa anche i minori di età, due settimane dopo. Una strategia voluta dall’ex presidente Carlos Alvarado Quesada e dall’allora ministro della Salute, Daniel Salas e che aveva ricevuto il via libera dalla Corte Costituzionale, ricorda il quotidiano “La Nacion”. Quella di Chaves, ha spiegato l’attuale ministra della Comunicazione, Patricia Navarro, è una posizione che ha sempre avuto e che continuerà ad avere: chi vorrà usare la mascherina la userà e chi non vorrà ne farà a meno”. Alla cerimonia di insediamento, né Chaves né i ministri del nuovo governo portavano mascherine, al contrario di una buona parte dei parlamentari.

Rodrigo Chaves, economista di 60 anni, aveva vinto a sorpresa il ballottaggio presidenziale del 3 aprile, con il 52,85 per cento dei consensi, contro il 46,15 per cento dell’ex presidente José María Figueres Olsen, del Partito di liberazione nazionale (Pln). La tornata si è chiusa con una astensione pari al 43,15 per cento degli oltre 3,5 milioni di elettori aventi diritto, maggiore rispetto a quella registrata nel primo turno del 6 febbraio. Il nuovo presidente, aveva condotto una aggressiva campagna elettorale centrata sul discredito alla politica tradizionale che gli aveva fruttato l’accusa di “populismo” da analisti e media: “non consegnate le chiavi agli stessi di sempre”, è stato uno degli slogan ripetuti con maggiore insistenza. Tra le proposte offerte da Chaves a un elettorato sensibile alle accuse di corruzione che hanno colpito il presidente uscente, Carlos Alvarado Quesada, c’è quella di offrire ricompense in denaro a chi denuncia casi di malaffare nell’amministrazione pubblica e penalizzare chi li copre.

Pronto a cambiare il Paese a colpi di referendum, l’economista scommette su un piano di semplificazione burocratica per le imprese per attrarre nuovi investimenti e su un appoggio alle vulnerabili zone costiere. Gran parte dell’etichetta di “autoritario” la si deve alle ripetute accuse ai media “non obiettivi”, se non “corrotti”. Chaves ha peraltro un alto profilo accademico, costruito su un dottorati in Economia presso l’università di Ohio (Usa) e una borsa di studio della Harvard University per studiare il tema della povertà in Asia. La sua conoscenza delle dinamiche economiche internazionali gli ha garantito circa 30 anni di impiego presso la Banca Mondiale, arrivando a guidare la sede in Indonesia. Una carriera però frenata da polemiche per accuse di presunte molestie sessuali, tornate d’attualità in vista del voto.

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