Corea del Sud-Cina: prosegue lo scontro diplomatico sul sistema missilistico Thaad

L’opposizione di Pechino allo schieramento di altre batterie di difesa sul territorio di Seul non ha a che vedere con il Paese, ma “con i cattivi propositi degli Stati Uniti, che vogliono compromettere la sicurezza strategica della Repubblica popolare”

Lo scontro diplomatico tra Corea del Sud e Cina in merito ai sistemi di difesa missilistica statunitensi Terminal High Altitude Ara Defense (Thaad) è proseguito nella giornata di ieri. Un portavoce dell’ufficio di presidenza sudcoreano ha dichiarato che il Thaad è un sistema di autodifesa, e che per tale ragione non può essere oggetto di negoziati con Paesi terzi. Il funzionario ha fatto riferimento alla Cina, che nelle ultime settimane ha più volte richiamato Seul al rispetto dell’impegno informale a non aumentare la presenza di sistemi antimissile Usa assunto dall’ex presidente Moon Jae-in nei confronti di Pechino. All’inizio di questa settimana il ministro degli Esteri sudcoreano, Park Jin, ha dichiarato all’omologo cinese Wang Yi che l’amministrazione del presidente Yoon non intende ottemperare alla politica dei “tre no” concordata dai due Paesi nel 2017: sulla base dell’accordo, Seul si impegnava a non schierare altre batterie antimissile sul proprio territorio, a non prendere parte a progetti di sviluppo di armi balistiche con gli Usa, e a non istituire una alleanza militare formale con la partecipazione del Giappone.

Il ministro degli Esteri della Corea del Sud, Park Jin, è stato ricevuto martedì a Qingdao, in Cina, dall’omologo Wang Yi, con il quale ha discusso di dialogo per la denuclearizzazione della Penisola coreana e di ripristino dell’esportazione di prodotti culturali come il K-pop nella Repubblica popolare. L’incontro è avvenuto in un momento di massima tensione tra Stati Uniti e Cina, con Park che ha cercato di rassicurare Pechino sulla posizione di neutralità mantenuta dalla Corea del Sud. Wang, in effetti, ha sottolineato che i due Paesi dovrebbero “restare indipendenti, liberi da ostacoli e influenze esterne”, rispettandosi sulle principali questioni d’interesse nazionale. “Dobbiamo osservare un atteggiamento ‘win-win’ che protegga catene industriali e di fornitura stabili, senza interferenze negli affari interni altrui”, ha dichiarato il capo della diplomazia di Pechino facendo naturalmente riferimento allo scottante dossier di Taiwan.

Park, da parte sua, ha ribadito che la posizione della Corea del Sud rispetto alla politica della “Cina unica” resta intatta, sottolineando tuttavia che il mantenimento della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan è essenziale per la prosperità e la sicurezza regionale. Il ministro sudcoreano ha anche invitato la Cina a giocare un ruolo “costruttivo” nel convincere la Corea del Nord a scegliere la via del dialogo e non quella delle provocazioni, in una fase in cui la nuova amministrazione sudcoreana guidata dal presidente Yoon Suk-yeol intende rilanciare i colloqui per la denuclearizzazione, in stallo dal 2019. In agenda, tuttavia, ha trovato spazio anche la ripresa degli scambi culturali tra i due Paesi, dopo che musica, film e videogiochi sudcoreani sono stati messi al bando in Cina in segno di protesta contro la presenza in Corea del Sud del sistema missilistico statunitense Thaad.

L’opposizione della Cina allo schieramento di altre batterie del sistema di difesa antimissile Usa Termina High Altitude Area Defense (Thaad) sul territorio della Corea del Sud non ha a che vedere con il Paese, ma “con i cattivi propositi degli Stati Uniti, che vogliono compromettere la sicurezza strategica della Repubblica popolare”. Lo ha detto alla fine del mese scorso il portavoce del ministro degli Esteri cinese, Zhao Lijian, in risposta a dichiarazioni in proposito formulate il 25 luglio dal titolare della diplomazia di Seul, Park Jin. Zhao ha ricordato che nel 2017 l’ex presidente sudcoreano Moon Jae-in ha raggiunto con la Cina un accordo in tre punti che prevedeva anche l’impegno ufficioso a non rafforzare ulteriormente il deterrente missilistico Usa in Corea del Sud, in cambio della revoca delle sanzioni economiche imposte dalla Cina al Paese. Il patto prevedeva in particolare l’impegno da parte di Seul a non espandere i suoi sistemi missilistici antibalistici, non entrare a far parte di un sistema di difesa missilistica statunitense a livello regionale e non istituire un’alleanza militare con Stati Uniti e Giappone. “I nuovi funzionari non possono ignorare gli impegni del passato”, ha avvertito Zhao, esortando la Corea del Sud ad “agire con prudenza” e a “cercare soluzioni fondamentali”.

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