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Copasir: Comitato e presidente del Consiglio insieme per la tutela della sicurezza nazionale

“Tanto più autorevole è il presidente del Consiglio e il governo nell’esercizio della tutela della sicurezza nazionale tanto più deve esserlo organo di controllo parlamentare affidato all’opposizione”, ha spiegato il presidente Urso, sottolineando che “le due cose marciano insieme”

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La sicurezza nazionale quale massimo interesse della Repubblica, che come tale oltrepassa le dinamiche delle maggioranze di governo e richiede il dovere della solidarietà politica, e il rinnovato ruolo del Copasir che, in un contesto di crescita delle potenziali minacce, in particolar modo cibernetiche, acquisisce un ruolo sempre più cruciale. Questi i temi al centro della presentazione del libro “La sicurezza come interesse costituzionale: il ‘caso Copasir’”, che si è svolta oggi presso la Sala Capitolare del Senato e che ha visto la partecipazione, oltre che del presidente del Comitato, Adolfo Urso, del presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, del presidente di Atlantia e dell’Ispi, Giampiero Massolo, e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, Franco Gabrielli. Trait d’union degli interventi la necessità di rafforzare l’esercizio della tutela della sicurezza nazionale in capo al presidente del Consiglio ma anche, al contempo, la capacità di controllo e sorveglianza del Comitato, che deve funzionare quale vero e proprio contrappeso. “Tanto più autorevole è il presidente del Consiglio e il governo nell’esercizio della tutela della sicurezza nazionale tanto più deve esserlo organo di controllo parlamentare affidato all’opposizione”, ha spiegato Urso, sottolineando che “le due cose marciano insieme”. In questa direzione, ha spiegato il presidente del Comitato, va una delle “urgenze” che il Copasir aveva segnalato e che è stata inserita nel decreto legge Aiuti, la quale permette al presidente del Consiglio, di fronte alla guerra ibrida che è in corso, di “decidere un contrattacco cyber”: “una norma che – ha sottolineato Urso – dà significativi e giusti poteri al presidente del Consiglio ma che, nel contempo, implica che il presidente del Consiglio riferisca al Copasir”.


Ad insistere sulla necessità di un “sorreggersi reciproco” dell’azione del presidente del Consiglio e di quella del Comitato è stato anche Bassanini, il quale ha evidenziato che se, da un lato, il presidente del Consiglio “non deve solo coordinare gli interventi volti ad assicurare la tutela della difesa nazionale ma anche esercitare direttamente le scelte più delicate in materia”, “dall’altro il Copasir è insostituibile”, poiché il governo potrebbe “privilegiare il risultato della propria politica, di cui dovrà rendere conto agli elettori e al Parlamento, anche a costo di aprire la strada a rischi per la sicurezza nazionale”. Il presidente di Open Fiber ha rimarcato in tal senso come, del resto, nell’era delle tecnologie digitali e della globalizzazione, l’ambito della sicurezza nazionale diventi investa “ambiti più complessi” rispetto a quelli riguardanti attacchi militari esterni o attività terroristiche all’interno, poiché le “minacce sono plurime e ibride”, dato che “le tecnologie digitali aprono la strada a guerre cibernetiche che possono avere effetti anche più letali delle armi tradizionali”. Queste armi – ha evidenziato – possono essere utilizzate “per manipolare le opinioni di cittadini di Paesi nemici o alleati, o per influire su processi democratici di formazione delle scelte”. Il sottosegretario Gabrielli ha evidenziato la necessità di “un servizio unico” che abbia quale contrappeso “un sistema di controllo parlamentare molto più efficace di quello di oggi”. “Se da un lato si è riportata al presidente del Consiglio la gestione della materia e si è creato un dipartimento – ha spiegato -, dall’altro si sono mantenute due agenzie che sono di fatto autonome, e questo per me resta un limite”. “Questo è dovuto a un approccio, a mio avviso miope, secondo cui dividere è meglio che concentrare”, ha proseguito Gabrielli, evidenziando che ciò “non elimina le devianze” e che “la frammentazione implica l’impossibilità di rendere il servizio più efficiente”. “Un sistema equilibrato sta in un meccanismo di controlli e bilanciamenti”, ha aggiunto, per cui “a una maggiore concentrazione di potere deve corrispondere una maggiore capacità di controllo e di verifica dell’azione che viene svolta”.

A concentrare l’attenzione sull’importanza di un “meccanismo coeso” per il funzionamento del sistema di sicurezza nazionale è stato anche Giampiero Massolo, il quale ha rintracciato nell’”effettivo coinvolgimento di tutti gli attori” uno dei parametri di valutazione dell’intero sistema di tutela. “È necessario che siano coinvolti non solo il governo e il Parlamento, ma anche il mondo produttivo, le imprese, che hanno interesse a essere parte di un sistema di sicurezza condivisa”, ha precisato. “Serve un esercizio di coordinamento, che spetta al governo, di verifica, che spetta al Copasir, e una certa esigenza da parte dei cittadini”, ha proseguito Massolo. Un secondo parametro, ha spiegato, è “la capacità di individuare e di rispondere alle minacce”. “Bisogna verificare l’adeguatezza della capacità di rispondere a minacce nuove, e questo passa attraverso salti culturali, attraverso reclutamenti che siano all’altezza delle situazioni”, ha precisato Massolo, evidenziando che “c’è un problema di formazione, di reclutamento e di capacità del sistema di trattenere i migliori”. È poi necessario “rendere legittimo tutto il sistema, perché la persona qualunque deve riconoscersi nel sistema di sicurezza nazionale”. “Se non c’è sicurezza condivisa, non c’è sicurezza”, ha concluso.

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