Congo-Kinshasa: ripresi i combattimenti nel Nord Kivu tra l’esercito e i ribelli M23

Secondo fonti locali citate dall'emittente "Radio Okapi", gli scontri sono ripresi nella località di Jomba, nel territorio di Rutshuru, dove nel febbraio 2021 fu ucciso in un'imboscata l'ambasciatore d'Italia a Kinshasa, Luca Attanasio, insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci

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Sono ripresi nel territorio di Rutshuru, nella provincia del Nord Kivu, i combattimenti tra le Forze armate della Repubblica democratica del Congo (Fardc) e il Movimento 23 marzo (M23), gruppo ribelle dissolto ma del quale alcuni membri hanno ripreso dal 2017 ad effettuare incursioni nell’est della Rdc. Secondo fonti locali citate dall’emittente “Radio Okapi”, gli scontri sono ripresi nella località di Jomba, nel territorio di Rutshuru, dove nel febbraio 2021 fu ucciso in un’imboscata l’ambasciatore d’Italia a Kinshasa, Luca Attanasio, insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista del Programma alimentare mondiale (Pam) Mustapha Milambo. Poco prima della ripresa dei combattimenti, ieri il gruppo M23 aveva emesso un comunicato in cui accusava le Fardc di aver schierato rinforzi nell’area attingendo ai membri di gruppi armati firmatari dell’accordo di pace e di aver bombardato le sue posizioni a Gasina, Rushari e Runyoni. I combattimenti sono ripresi in un momento in un momento delicato in cui le autorità di Kinshasa stanno cercando di rilanciare i colloqui diretti con i gruppi armati nel quadro del cosiddetto processo di Nairobi. In questo senso, emissari del governo – tra cui rappresentanti della presidenza congolese e l’ambasciatore keniota distaccato a Kinshasa – sono stati inviati nell’Ituri e nelle due province del Kivu per incontrare i delegati dei ribelli, delle milizie e di altri movimenti armati. Ai colloqui non partecipa però l’ala del M23 guidata da Sultani Makenga e Bertrand Bisimwa, il che fa presagire l’assenza di questo gruppo dalla seconda fase dei colloqui diretti con i gruppi armati prevista per giugno nella capitale keniota Nairobi.

I rappresentanti di oltre 20 gruppi armati congolesi i sono riuniti il mese scorso a Nairobi per colloqui diretti con il governo della Rdc nell’ambito delle risoluzioni approvate nel recente vertice dei capi di Stato dell’Africa orientale, tenutosi ad aprile sempre a Nairobi, nel quale i leader regionali hanno deciso di schierare una forza militare congiunta nella Rdc orientale per affrontare i gruppi armati che operano nella regione. In base alla dichiarazione diffusa al termine del vertice, i gruppi che non parteciperanno ai colloqui saranno trattati militarmente. Il dialogo consultivo riunisce i vari gruppi armati locali nel tentativo di mediare un accordo di lunga durata tra i protagonisti dell’aspro conflitto in atto nel Paese. La riunione giunge meno di un mese dopo che Nairobi ha tenuto un vertice dei capi di Stato Eac che ha ammesso ufficialmente Kinshasa nell’organizzazione regionale. Durante il summit – che ha riunito a inizio aprile il presidente keniota Uhuru Kenyatta, il congolese Felix Tshisekedi, l’ugandese Yoweri Museveni e il ruandese Paul Kagame (Rwanda) – l’opzione di un dialogo con i gruppi armati è stata ampiamente discussa dai leader regionali, mentre un secondo vertice Eac tenuto la scorsa settimana a porte chiuse, sempre a Nairobi, ha portato alla decisione di schierare nell’est della Rdc una forza militare congiunta, a sostegno del contrasto locale ai gruppi armati. Nel quadro del supporto alla sicurezza regionale, le forze ugandesi sono presenti nell’est della Rdc dallo scorso novembre, impegnate in operazioni congiunte con le forze armate congolesi per reprimere i gruppi ribelli nelle regioni del Nord Kivu e dell’Ituri.

Secondo fonti diplomatiche citate da “Jeune Afrique”, nelle ultime settimane i leader regionali della Repubblica democratica del Congo (Rdc), Ruanda, Uganda e Kenya hanno lavorato intensamente all’apertura di colloqui con i membri dei gruppi armati attivi nell’est congolese, con particolare riferimento ai miliziani del Movimento del 23 marzo (M23), gruppo ribelle dissolto ma del quale alcuni membri hanno ripreso dal 2017 ad effettuare incursioni nell’est della Rdc. L’intenzione sarebbe stata formulata con chiarezza nel quadro dei colloqui tenuti a Nairobi lo scorso 8 aprile fra il presidente congolese Felix Tshisekedi e gli omologhi di Kenya, Ruanda e Uganda, rispettivamente Uhuru Kenyatta, Paul Kagame e Yoweri Museveni. Una conversazione definita “franca ma difficile” dalle fonti a conoscenza del dialogo, che si è svolto a porte chiuse a margine della cerimonia di adesione della Rdc nella Comunità degli Stati dell’Africa orientale (Eac), dando alla presidenza ruandese il pretesto per giustificare il quadrilaterale come appuntamento destinato unicamente a coordinare l’ingresso del nuovo Paese nell’Eac alla presenza del leader keniota, che detiene la presidenza di turno del blocco. La decisione cade in un periodo in cui la mancanza di sicurezza è diventato il principale nodo da risolvere per l’amministrazione Tshisekedi, con un delicato processo di disarmo avviato da poco. Al momento, il programma sul rimpatrio dei membri dell’M23 installatisi in Ruanda e in Uganda è gestito a Kinshasa dal Meccanismo nazionale di monitoraggio parte dell’Accordo Quadro di Addis Abeba, guidato da Claude Ibalanky, ma il tema è seguito da vicino anche da Nairobi, dove ha sede la missione dell’inviato speciale dell’Onu per i Grandi Laghi, Huang Xia.

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