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Congo-Kinshasa: il Consiglio di sicurezza Onu apre al ritiro “graduale e ordinato” della missione Monusco

Da mesi il Paese è teatro di violente proteste da parte della popolazione locale contro la presenza delle forze Onu, accusate di non essere state in grado di riportare la pace nelle tormentate province orientali, dove proliferano decine di gruppi armati

Washington
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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di comune accordo di prendere in considerazione il ritiro graduale della Missione Onu nella Repubblica democratica del Congo (Monusco). Secondo quanto si legge in una dichiarazione diffusa al termine della riunione del Consiglio di ieri, è andato oltre il “prendere atto” delle richieste di Kinshasa incoraggiando l’esecutivo congolese e l’Onu a presentare il mese prossimo un piano per il “disimpegno graduale e ordinato” dei caschi blu dal Paese. La dichiarazione invita inoltre le autorità di Kinshasa e quelle del vicino Ruanda a intensificare il dialogo per la pace, condannando qualsiasi sostegno al gruppo armato noto come Movimento 23 marzo (M23) e incoraggiando il successo dello svolgimento delle elezioni generali del dicembre prossimo.


Da mesi il Paese è teatro di violente proteste da parte della popolazione locale contro la presenza delle forze Onu, accusate di non essere state in grado di riportare la pace nelle tormentate province orientali del Paese, dove proliferano decine di gruppi armati. L’ultima ondata di violenze è scoppiata lo scorso 31 agosto, quando almeno 48 persone sono morte e 75 altre sono rimaste ferite a Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, dopo che i militari sono intervenuti per disperdere una manifestazione di protesta contro la presenza delle forze Monusco. La manifestazione, non autorizzata, era stata organizzata da una setta messianica ed era stata duramente repressa prima del suo inizio, con immagini circolanti sui social che mostravano cadaveri impilati gli uni sugli altri e caricati su camion.

Nelle province orientali del Nord Kivu e dell’Ituri, le più soggette a violenze per i frequenti attacchi di gruppi armati, è in vigore da maggio del 2021 lo stato di assedio, misura che consente il trasferimento dei poteri dell’autorità civile a quella militare e l’estensione dei poteri di polizia.

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