Colonial ammette d’aver pagato un riscatto da 4,4 milioni di dollari dopo l’attacco hacker

oleodotto colonial 1
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Joseph Blount, amministratore della compagnia che opera l’oleodotto Colonial, ha ammesso al “Wall Street Journal” di aver autorizzato il pagamento di un riscatto di 4,4 milioni di dollari al gruppo hacker DarkSide, che ha attaccato la società il 7 maggio scorso provando l’interruzione temporanea delle forniture.

“So che si è trattato di una decisione molto controversa. Non l’ho presa a cuor leggera. Ammetto di non essermi sentito a mio agio vedendo il denaro finire nelle mani di gente del genere. Ma era la cosa giusta da fare per il mio Paese”, ha affermato Blount nella sua prima dichiarazione pubblica dopo l’attacco informatico. L’azione è stata condotta attraverso un ransomware, ovvero un malware che blocca sistemi informatici e che può essere rimosso attraverso il pagamento di un riscatto. Il dirigente ha spiegato di aver autorizzato l’operazione perché la compagnia non era sicura di quanto fosse grave l’attacco e di quanto tempo sarebbe stato necessario per ripristinare le forniture.

L’oleodotto Colonial rifornisce circa il 45 per cento del carburante utilizzato dalle città della costa est degli Stati Uniti. Il Federal bureau of investigation (Fbi) ha confermato che la responsabilità dell’attacco è di DarkSide, gruppo di criminali informatici con base nell’Europa orientale e specializzata in questo genere di operazioni. Blount ha aggiunto di aver deciso di pagare dopo aver consultato esperti in materia che avevano già trattato in passato con il gruppo.

Il pagamento è avvenuto la stessa notte del 7 maggio in forma di bitcoin: in cambio la compagnia ha ricevuto uno strumento in grado di decriptare il malware e di sbloccare i sistemi oggetto dell’intrusione degli hacker.

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