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Cirielli a Nova: “L’Africa riconosce l’Italia come naturale portavoce nell’Ue”

Per il viceministro agli Affari Esteri "l'Italia è l'unica grande potenza del G7 a non avere un atteggiamento imperialista e predatorio"

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I Paesi dell’Africa condividono le linee guida del Piano Mattei elaborato dal nostro governo, nella convinzione che l’Italia sia oggi il loro naturale portavoce nell’Unione europea e nell’Occidente, nonché “l’unica grande potenza del G7 a non avere un atteggiamento imperialista e predatorio”. Ne è convinto il viceministro agli Affari Esteri Edmondo Cirielli, che ha rilasciato un’intervista ad “Agenzia Nova” di ritorno dalla missione in Etiopia assieme al presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Cirielli ha sottolineato “la rinnovata attenzione” dell’Italia verso tutto il Corno d’Africa tramite la realizzazione di progetti concreti, “su richiesta degli stessi Paesi africani”. “Sono loro che hanno espresso chiaramente che l’Italia sia il loro portavoce nell’Unione europea e nell’Occidente. Vogliono avere a che fare con l’Italia, che ritengono l’unica grande potenza del G7 che non ha un atteggiamento imperialista e predatorio”, ha osservato, facendo riferimento in particolare all’Etiopia, con cui i “già buoni” rapporti si sono resi “fortissimi” dopo la visita di Meloni. Il viceministro ricorda che alla base del Piano Mattei ci sono progetti di infrastrutture e formazione, in alternativa a iniziative assistenzialiste che gli stessi Paesi africani hanno preferito mettere da parte.


“Ritengono che piuttosto che l’aiuto alimentare o economico hanno bisogno di formare i loro giovani e avere infrastrutture adeguate a rendere all’altezza il mercato locale e trovare lavoro in loco”, spiega Cirielli, ricordando che i rappresentanti dei Paesi africani sono stati invitati a Roma in ottobre al vertice Italia-Africa, organizzato dal nostro governo con cadenza biennale e durante il quale l’esecutivo Meloni intende presentare formalmente il Piano Mattei. “Lo stiamo studiando bene e trovando le risorse adeguate. Speriamo che ci sia anche un impegno complessivo di altri Paesi europei che, d’altronde, è la vera sfida”, ha aggiunto il viceministro, per il quale un altro ambito su cui lavorare sarà quello della cooperazione: un settore in cui, ha commentato, si è agito in questi anni più per “spendere soldi” che per raggiungere determinati obiettivi. “Il Piano Mattei ha già delle linee guida e le idee su dove e cosa fare ci sono già, ora si tratta di puntare su progetti concreti e individuare risorse aggiuntive a quelle che già abbiamo”, ha detto Cirielli, affermando di aver ricevuto “delle direttive di massima per modulare meglio la cooperazione italiana. Io ho questo incarico, il presidente del Consiglio valuterà poi come individuare altre risorse e si valuterà poi cosa può fare l’Unione europea”.

Nei confronti dei commenti circolanti sul passato coloniale italiano, Cirielli non usa mezzi termini. “Il tema coloniale è morto e sepolto, non è stato toccato e non per una questione di delicatezza ma perché non considerato rilevante, né dalla popolazione, né a livello politico”, ha detto il viceministro facendo riferimenti ai colloqui avuti con Meloni con le autorità in Etiopia. “L’Italia è vista come una nazione che ha realizzato delle cose e non ha depredato questi Paesi. L’italiano è sempre così, è un nostro tratto distintivo”. Durante l’incontro con il presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, “sono stati affrontati i medesimi temi trattati con il premier etiope”, Abiy Ahmed, “solo che la Somalia ha anche dei problemi d’instabilità e quindi chiede anche un aiuto in termini di difesa e sicurezza”, ha proseguito Cirielli, evocando come “molto sentito” dai somali “il problema legato ad Al Shabaab”. Su questo fronte, ha detto, “qualcosa stiamo già facendo”, ricordando che a livello regionale Somalia ed Etiopia “sono molto coese ora”, un aspetto “importante visto che trent’anni fa hanno avuto un conflitto sanguinoso”.

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