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Cina-Ue: domani il vertice bilaterale a Pechino, Bruxelles teme l’ennesimo “dialogo tra sordi”

Il summit, il primo in presenza dal 2019, sarà presieduto congiuntamente dal primo ministro cinese, Li Qiang, e dai presidenti della Commissione e del Consiglio europeo

Pechino
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Si terrà domani, 7 dicembre, a Pechino il 24esimo vertice tra i leader di Cina e Unione europea, che tenteranno di riequilibrare le relazioni economiche nel quadro delle persistenti tensioni nei rapporti bilaterali e degli scenari di crisi in Ucraina e Medio Oriente. Il summit, il primo in presenza dal 2019, sarà presieduto congiuntamente dal primo ministro cinese, Li Qiang, e dai presidenti della Commissione e del Consiglio europeo, rispettivamente Ursula von der Leyen e Charles Michel, che saranno accompagnati nella missione dall’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell. A un giorno dai colloqui, le aspettative restano ai minimi tra i funzionari europei, secondo cui “non un solo risultato eccezionale coronerà il vertice”. È infatti opinione diffusa a Bruxelles che l’edizione di domani rischi di tradursi in un ennesimo “dialogo tra sordi”, come fu definito da Borrell il vertice dello scorso anno.


È altrettanto improbabile che il summit si concluderà con una dichiarazione congiunta, date le persistenti preoccupazioni nutrite dall’Unione europea circa il disavanzo commerciale con la Cina – che ammonta a quasi 400 miliardi di euro – e l’irritazione di Pechino per l’indagine antisovvenzioni sulle importazioni dei suoi veicoli elettrici a batteria, avviata dalla Commissione europea il 4 ottobre. A complicare il dialogo è stato anche il recente danneggiamento del Balticconnector, il gasdotto che collega la Finlandia all’Estonia e che la polizia di Helsinki ha attribuito al transito della nave cargo Newnew Polar Bear, battente bandiera di Hong Kong. Il tutto sullo sfondo delle annose tensioni diplomatiche dovute alla tornata di sanzioni imposte dal governo cinese ad accademici, politici, funzionari e diplomatici del blocco, in risposta a misure analoghe varate dall’Ue per le “gravi violazioni dei diritti umani” perpetrate dal Partito comunista contro le minoranze etniche della regione nord-occidentale dello Xinjiang.

Come spiegato dal Servizio europeo per l’azione esterna (Eeas), responsabile della politica estera dell’Unione europea, il vertice servirà a fare il punto sullo stato delle relazioni bilaterali e i principali dossier internazionali, inclusi il conflitto tra Israele e il gruppo islamista palestinese Hamas. L’invasione russa dell’Ucraina sarà una questione prioritaria nell’agenda dei vertici comunitari, che intendono chiedere al presidente Xi Jinping – con cui avranno un colloquio domattina – d’intervenire su 13 aziende accusate di aggirare le sanzioni internazionali contro Mosca. Parte dei colloqui potrebbe inoltre essere dedicata a questioni strettamente regionali, tra cui la politica cinese nei confronti di Taiwan, rivendicata come parte inalienabile del territorio, e la fornitura di armi alla Russia da parte della Corea del Nord. Saranno inoltre affrontati temi come il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare, la salute globale e la risposta alle pandemie, su cui i funzionari europei ritengono di poter “lavorare insieme alla Cina per fare la differenza”. Resta complicato il dialogo sullo squilibrio commerciale nelle relazioni bilaterali, che gli Stati membri dell’Ue “non intendono tollerare per sempre”. A dirlo, in un’intervista rilasciata alla vigilia del summit, è stata la presidente della Commissione europea secondo cui Bruxelles “è in possesso degli strumenti per tutelare il suo mercato ma preferisce una soluzione negoziata”.

L’Unione europea, d’altra parte, ha già dato prova della sua determinazione a difendere gli Stati membri da pratiche commerciali cinesi ritenute “discriminatorie”, citando in giudizio Pechino nel 2022 per aver messo all’indice le merci dalla Lituania, a causa del via libera concesso da Vilnius all’apertura di un’ambasciata de facto intestata direttamente a Taiwan. Durante gli imminenti colloqui a Pechino, saranno inevitabili anche i riferimenti alla politica di riduzione del rischio che i 27 Stati Ue intendono intraprendere nei confronti del Paese asiatico, da cui dipendono fortemente per l’importazione di minerali critici nella transizione energetica. La Cina processa infatti quasi il 90 per cento di terre rare e il 60 per cento di litio a livello globale, fondamentali nella produzione di veicoli elettrici e turbine eoliche. A fronte di tali dati, l’Ue punta ad incrementare l’estrazione interna, il riciclaggio e la lavorazione delle materie prime essenziali entro il 2030, riducendo le importazioni dei suddetti prodotti da Paesi terzi a circa il 65 per cento.

Nonostante i vertici comunitari abbiano ribadito più volte che la politica di “de-risking” non punta ad un distaccamento economico, la Cina si è detta “preoccupata” da questo cambio di approccio, paventando violazioni delle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) e una irreversibile “erosione della fiducia reciproca”. “Auspichiamo che l’Unione europea possa fare affidamento a voci razionali, eviti di strumentalizzare politicamente le questioni ed esacerbare il concetto di sicurezza nazionale, e che possa lavorare con la Cina al mantenimento dell’apertura bidirezionale invece di erigere muri e barriere”, ha detto la settimana scorsa il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Wang Wenbin, che non ha mancato di attribuire a Paesi terzi le difficoltà registrate nelle relazioni bilaterali. Il riferimento è agli Stati Uniti, che pure hanno incrementato i vincoli al commercio con la Cina sul fronte della tecnologia per rallentarne lo sviluppo dei programmi militari.

Le tensioni nel rapporto tra Cina ed Unione europea hanno raggiunto un raro picco anche nel corso del forum organizzato il 23 novembre a Bruxelles dal think tank Friends of Europe, in cui oratori cinesi ed europei si sono apertamente scontrati su tutte le controversie emerse nelle relazioni bilaterali. “Dopo 20 anni di partenariato strategico globale, agli occhi di noi cinesi, siamo più vicini gli uni agli altri, ma forse non è così per gli europei, perché all’improvviso ci vedete come rivali sistemici”, ha detto il vicepresidente esecutivo del Comitato nazionale cinese per la cooperazione economica del Pacifico, Ma Keqing, invitando Bruxelles a fare un voto di fiducia. Non è tardata ad arrivare la risposta della responsabile del commercio presso la delegazione dell’Unione europea in Cina, Eva Valle Lagares, secondo cui il riequilibrio delle relazioni deve essere “tangibile” e la fiducia costruita su “chiare” garanzie di sicurezza. A parlare di fiducia e della necessità di dialogo è stato a inizio settimana anche il ministro degli Esteri Wang Yi, il quale ha ribadito che, pur non “avendo lo stesso punto di vista sulle questioni internazionali e regionali, solo tramite la comunicazione e il coordinamento Pechino e Bruxelles potranno svolgere un ruolo costruttivo nel mantenimento della pace” mondiale e nella risposta alle problematiche globali.

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