Cile: il parlamento ratifica l’accordo per il partenariato transpacifico

Il testo, approvato in prima lettura nel 2019 e rimasto accantonato per anni a fronte della forte opposizione di parte della politica e delle associazioni civili ed ambientaliste, è passato alla camera alta con 27 voti favorevoli, dieci contrari e tre astensioni

Il Senato cileno ha approvato in seconda lettura il disegno di legge che ufficializza l’adesione del Paese al trattato globale e progressivo di partenariato transpacifico, noto come Tpp-11. Il testo, approvato in prima lettura nel 2019 e rimasto accantonato per anni a fronte della forte opposizione di parte della politica e delle associazioni civili ed ambientaliste, è passato martedì sera (ora locale) alla camera alta con 27 voti favorevoli, 10 contrari e 3 astensioni. Il sostegno al Tpp-11 è arrivato da una maggioranza trasversale, composta principalmente da esponenti dell’opposizione e da settori di centro, mentre una parte della coalizione di governo ha votato contro, ritenendo il Partenariato come un’apertura indiscriminata allo sfruttamento delle risorse naturali del Paese. Di fatto, l’esecutivo si è riservato di ratificare il trattato solo al termine delle discussioni bilaterali avviate con i singoli paesi aderenti attraverso il meccanismo delle “side letters”.

La senatrice del partito di governo Democrazia cristiana, Ximena Rincon, si è espressa a favore del trattato sostenendo che rappresenta “la continuità storica di una politica che è stata portata avanti da governi di diverse convinzioni politiche” e che “il trattato stesso stabilisce regole che tutelano i diritti degli Stati”. La senatrice dello stesso partito, Yasna Provoste, ha votato invece contro affermando che “abbiamo già trattati con più di 60 paesi”. Secondo Provoste “bisogna piuttosto dare valore alle filiere e cercare una nuova strategia di sviluppo che tenga conto dell’industrializzazione del settore delle esportazioni”, oggi essenzialmente di tipo primario. Il senatore Daniel Nunez, del Partito comunista, anch’egli contrario, ha osservato che “il trattato consegna alle società transnazionali la possibilità di fare causa allo Stato”.

In vigore da dicembre del 2018, l’accordo transpacifico mira a eliminare o ridurre le barriere tariffarie degli 11 paesi membri (oltre al Cile anche Australia, Brunei, Canada, Malesia, Messico, Giappone, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam) e copre un mercato di quasi 500 milioni di persone, che rappresentano il 13 per cento del pil mondiale. L’esecutivo, per scongiurare tuttavia il pericolo di esporsi a un accordo che potrebbe andare contro il suo obiettivo di preservare le risorse naturali del Paese, mira adesso a ottenere una serie di intese bilaterali con i singoli paesi firmatari attraverso il meccanismo delle “side letters”. “La nostra posizione è di continuare a lavorare con le lettere a margine con i paesi assegnati prima della promulgazione del trattato”, ha affermato la ministra degli Esteri, Antonia Urrejola dopo la votazione.

Il Tpp-11 è un trattato di integrazione economica plurilaterale nella regione dell’Asia del Pacifico. Un accordo commerciale che coinvolge 11 paesi e che ha tra i suoi obiettivi, secondo quanto riporta la pagina del ministero degli Affari esteri cileno dedicata al Tpp-11, “la promozione dell’integrazione economica, la creazione di quadri giuridici prevedibili per il commercio, l’agevolazione del commercio regionale e la crescita sostenibile”. Il Tpp-11 stabilisce di fatto un accordo di libero scambio attraverso standard unificati in materia di lavoro e ambiente e impegna i Paesi firmatari ad aprire all’estero settori chiave dell’economia. L’accordo promuove in questo senso “un quadro giuridico e commerciale prevedibile per il commercio e investimento attraverso regole reciprocamente vantaggiose” e mira a “facilitare il commercio regionale promuovendo la riduzione dei costi delle procedure doganali”.

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