Castaldo (M5s) a Nova: “Sì a embargo del petrolio russo, maggiore integrazione per una difesa europea”

L’Italia “ha sostenuto con coerenza anche il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, che prevede una fase di transizione per la fuoriuscita dalla dipendenza dal petrolio russo al 31 dicembre 2022”, ha spiegato

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Di fronte allo scenario di crisi aperto dal conflitto russo-ucraino serve un rafforzamento e una maggiore integrazione al livello europeo sia sul fronte energetico, con l’adozione di un Energy recovery fund, che su quello della difesa, per superare l’attuale frammentazione e rendere possibile l’interoperabilità delle forze armate. Lo ha spiegato in una intervista ad “Agenzia Nova” l’europarlamentare del Movimento cinque stelle Fabio Massimo Castaldo.

L’Italia “ha sostenuto con coerenza anche il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, che prevede una fase di transizione per la fuoriuscita dalla dipendenza dal petrolio russo al 31 dicembre 2022”, ha spiegato Castaldo, sottolineando che si tratta di una “sfida impegnativa” ma possibile, grazie anche agli sforzi di diversificazione che il governo sta mettendo in campo sul fronte del gas “rafforzando i rapporti con l’Algeria, il Congo, l’Angola, facendo anche uso dei giacimenti dell’Eni, e con il Qatar”. Questo – ha proseguito – costituisce “un’importante risposta nel breve periodo” per garantire “la nostra sicurezza e la nostra possibilità di avere una continuità di produzione energetica”. L’europarlamentare del M5s ha però rimarcato che “il vero tesoro energetico dell’Italia si chiama energia rinnovabile”, per lo sviluppo della quale sono necessari “uno snellimento e una velocizzazione degli iter burocratici e autorizzativi” che potrebbero essere favoriti dall’adozione al livello europeo di un Energy recovery fund quale “ulteriore emissione di debito comune finalizzata allo sganciamento dagli idrocarburi russi, e dagli idrocarburi in generale, portando al massimo possibile l’impiantistica e i centri di produzione di energia rinnovabile nel nostro Paese”. “In questo momento storico abbiamo impianti per 200 gigawatt di richieste che sono bloccati dalla burocrazia, da autorizzazioni, controversie, ricorsi al tar, e non ce lo possiamo permettere”, ha spiegato, sottolineando che si tratta di “un ammontare di potenza che potrebbe addirittura superare per più di tre volte quanto prodotto da centrali a gas e a carbone, e che coprirebbe quindi in modo significativo le esigenze del Paese”.

La strada da perseguire è dunque per Castaldo quella della sostenibilità e dell’efficientamento energetico indicata dal Green deal europeo e dallo stesso Pnrr quale priorità, e che il nostro Paese ha già avviato tramite misure come il Superbonus 110 per cento, “una scommessa vinta”, di cui l’Italia è “capofila” e che la stessa Commissione europea “ha incluso nel novero delle buone pratiche per ridurre nei prossimi dieci anni i consumi e la dipendenza dall’approvvigionamento di fonti fossili”. La necessità di proseguire e avanzare nel cammino europeo non si vede però solo sul fronte energetico ma anche su quello della difesa, ha spiegato l’europarlamentare pentastellato, chiarendo come il Movimento cinque stelle ritenga la questione di un piena integrazione del comparto della difesa al livello europeo, sia dal punto di vista industriale che dal punto di vista operativo, primaria rispetto all’aumento delle spese militari.

“Il comparto – ha evidenziato – vive oggi una frammentazione di risorse e un eccessivo numero di sistemi d’arma e di equipaggiamenti che influisce sulle possibilità di agire efficacemente sul concetto di interoperabilità delle forze armate europee, e porta ad avere un numero di sovrapposizioni e di spesa non efficiente”, per cui “un aumento secco al due per cento avrebbe visto aumentare gli sprechi e le duplicazioni”. “Andare per slogan e sventolare un aumento secco al due per cento senza spiegare come si vogliono impiegare quei soldi – ha affermato – sarebbe un errore strategico, perché rischieremmo di investire male e frettolosamente al posto di fare un ragionamento di sistema con gli altri Paesi europei, rivendicando anche un nostro ruolo”. “Vorremmo che le risorse venissero impiegate nel modo più efficiente possibile, partendo dal percorso che si è già delineato in questi anni con l’istituzione dello ‘European defence fund’ e con l’avvio della cooperazione strutturata permanente in questo ambito, per far sì che progetti europei di sempre maggiore sinergia ci portino ad avere prodotti dal più alto valore tecnologico e ci diano la possibilità di agire meglio insieme”, ha concluso Castaldo, sottolineando che un’Europa della Difesa “trascinerà auspicabilmente con sé anche un’integrazione politica e un rafforzamento in senso federale” dell’Unione.

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