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Caso Artem Uss, i pm di Milano: “Un piano elaborato e ampiamente programmato” – video

Le attività di indagine hanno consentito di identificare i cinque membri del gruppo che ha materialmente favorito l'evasione di Uss attraverso la frontiera slovena, ricostruendo anche il percorso effettuato dagli indagati mediante l'utilizzo di quattro autovetture

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, stanno dando esecuzione, in collaborazione con Eurojust e le Autorità statunitensi, in Provincia di Brescia e in territorio estero (Slovenia e Croazia) a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Milano nei confronti di sei soggetti (un italiano di origine bosniaca e cinque stranieri localizzati all’estero), gravemente indiziati dei reati di evasione e procurata evasione in concorso, con l’aggravante del reato transnazionale di Artem Uss. Lo ha annunciato il procuratore di Milano, Marcello Viola, durante una conferenza stampa tenuta questa mattina in Procura insieme, tra gli altri, al generale dei Carabinieri Pierluigi Solazzo, comandante provinciale di Milano evidenziando che nn ci sono prove su un coinvolgimento della moglie di Artem Uss. Le attività di indagine hanno consentito, in breve tempo, di identificare i cinque membri del gruppo che ha materialmente favorito l’evasione di Uss attraverso la frontiera slovena, ricostruendo anche il percorso effettuato dagli indagati mediante l’utilizzo di quattro autovetture. Inoltre, è stata ricostruita una serie di sopralluoghi, effettuati nei mesi precedenti all’evasione, finalizzati alla messa a punto del piano di fuga e del percorso da seguire È stato possibile, infine, individuare una rete di fiancheggiatori di diverse nazionalità, sui quali sono ancora in corso approfondimenti investigativi. Le indagini, ha spiegato Viola sono tutt’ora in corso per individuare altri complici ed eventuali mandanti- Il provvedimento scaturisce da un’indagine avviata dal Nucleo Investigativo di Milano il 22 marzo 2023, a seguito dell’evasione del cittadino russo Artem Aleksandrovich Uss che si trovava agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico presso un’abitazione nel comune di Basiglio (MI), in attesa del provvedimento di estradizione verso gli Usa.


L’uomo era stato arrestato il precedente 17 ottobre all’aeroporto di Milano-Malpensa, in esecuzione del mandato di arresto emesso il 26 settembre 2022 dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America, per i reati di associazione criminale per frode ai danni dello stato, associazione criminale per violazione dell’International Economic Power Act, associazione criminale per la commissione di frode bancaria, associazione in riciclaggio di denaro, puniti con pene fino a 30 anni di reclusione. Le indagini, sviluppate con metodologie investigative tradizionali insieme a una significativa attività tecnica, si sono altresì avvalse sia dei canali di cooperazione internazionale di Polizia, inoltrate tramite Europol, sia dei canali di cooperazione internazionale giudiziaria attivati attraverso rogatorie con alcune Autorità Giudiziarie straniere sia, infine, del costante confronto e scambio di informazioni con gli organi investigativi e giudiziari statunitensi e, in particolare, con l’Ufficio affari internazionali del Dipartimento della Giustizia e con il Procuratore del Distretto Orientale di New York. In particolare le indagini si sono concentrate su tutte le telecamere della zona, da quelle comunali a quelle private alle “conta targa” e sui telefoni cellulari sia dal punto di vista dei tabulati telefonici, ne sono state studiate 11 milioni di righe, sia per quanto riguarda le “celle” che i dispositivi “agganciavano negli spostamenti”. Dalla visione delle telecamere è emerso subito che si è trattata di una fuga volontaria e che la Fiat Bravo su cui Uss è fuggito era accompagnata da altre tre auto, due Volvo e un’Audi, una con targa italiana, una slovena e una serba.

I Carabinieri hanno inoltre appurato che uno degli indagati aveva fatto dei sopralluoghi nei mesi precedenti, venendo a Milano andando a Basiglio e poi facendo percorsi alternativi verso il Garda o per l’estero. Durante la conferenza stampa è emerso infatti che sarebbero stati almeno cinque i sopralluoghi effettuati, non i è trattato dunque di una fuga improvvisata, ma è stato un piano elaborato, costruito e ampiamente programmato, al punto che alcune auto erano state appositamente acquistate e il convoglio si è mosso per espatriare immediatamente. I Carabinieri hanno confermato che il confine è stato varcato a Gorizia e che, sicuramente, c’è stato un cambio di autovettura da parte di Uss perché la Fiat bravo non è mai espatriata. Il sostituto procuratore Giovanni Tarzia ha spiegato che ci dal braccialetto elettronico sono svenuti 124 allarmi: circa 7 in due giorni per un problema di alimentazione elettrica, una ventina, 10 in una giornata e 10 in una successiva, per quelle che sono state considerate delle “prove” mentre, in tutti gli altri casi, era un problema di comunicazione tra il braccialetto e la base operativa al punto che è intervenuta anche l’azienda che si occupava dei bracciali. Questo ha comportato che ogni volta che il bracciale scattava i Carabinieri andavano a fare il controllo. Rispondendo a una domanda dei cronisti che chiedevano se ritenesse possibile che si trattasse di prove anche per verificare i tempi di reazione la risposta è stata che si tratta di un’ipotesi verosimile, ma che non ci sono prove in questo senso. Così come non ci sono evidenze del coinvolgimento di eventuali servizi stranieri.

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