La legalizzazione della cannabis negli Usa fa crollare il mercato del Messico

Lo scrive il quotidiano messicano "Milenio" riportando i dati dei sequestri e i fascicoli giudiziari elaborati dalle diverse autorità statunitensi

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La legalizzazione della cannabis ad uso ricreativo in diversi stati degli Usa ha tagliato del 58 per cento su anno il traffico della sostanza in arrivo dal Messico. Lo scrive il quotidiano messicano “Milenio” riportando i dati dei sequestri e i fascicoli giudiziari elaborati dalle diverse autorità statunitensi.

Numeri, rileva la testata, che descrivono un calo costante della sostanza da tre anni a questa parte. Se nel 2020, riporta l’agenzia di controllo delle frontiere (Cbp), venivano sequestrate 227 tonnellate di “fumo”, l’anno successivo la quantità scendeva a 96 tonnellate. Nei primi quattro mesi del 2022, complice anche “la super qualità” del prodotto che ora circola negli Usa, si sono sequestrate 22 tonnellate.

Per l’agenzia antidroga statunitense (Dea), il motivo è chiaro: nel mercato a stelle e strisce il prodotto messicano è stato sostituito da quello nazionale. “La preferenza per la marihuana elaborata nel nostro Paese si deve in gran parte al fatto che il panorama nazionale si modifica ogni volta che vengono promulgati referendum e si modificano le leggi sul possesso, l’uso e la coltivazione della marihuana”, recita la Dea nel documento di bilancio per il 2023, presentato al Congresso. E la “notizia per i cartelli messicani” è che negli Usa “il mercato legale continuerà ad espandersi”, scrive la testata segnalando che la stessa Dea ha rivelato il primo acquisto di un raccolto di cannabis all’impresa Groff Hemplex, con cui porteranno avanti ricerche a scopo medico. La ricerca scientifica ha già portato alla nascita della “super marihuana”, risultata di gran lunga superiore al prodotto messicano.

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