Cambogia: riprende il processo al leader dell’opposizione Kem Sokha

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Un tribunale della Cambogia ha ripreso oggi le udienze del processo per tradimento a carico del leader dell’opposizione parlamentare Kem Sokha. La sospensione del processo, durata quasi due anni, è stata attribuita dalle autorità cambogiane alla pandemia di Covid-19. Kem Sokha, ex presidente del Partito nazionale di soccorso della Cambogia (Cnrp) – formazione politica messa al bando dalla Corte Suprema cambogiana prima delle elezioni generali del 2017 – è stato arrestato nel settembre di quell’anno con l’accusa di aver “cospirato con potenze straniere”: un reato che contempla pene sino a 30 anni di reclusione. Le autorità accusano il leader dell’opposizione di aver tramato con gli Stati Uniti per deporre il governo del primo ministro Hun Sen. L’unica prova del presunto “golpe” presentata dalle autorità è un video del 2013, nel quale il leader dell’opposizione afferma di aver ricevuto il sostegno degli Usa per aumentare il proprio consenso politico. L’arresto dKem Sokha è ritenuto da molti osservatori internazionali un caso politico fabbricato al solo fine di garantire la rielezione del primo ministro Hun Sen, al potere dal 1985.

Il Partito popolare della Cambogia formazione politica al governo da decenni in quel Paese, ha approvato con un voto formale a dicembre la scelta di Hun Manet, figlio maggiore del primo ministro Hun Sen, come “futuro primo ministro” del Paese, senza precisare però le tempistiche precise di tale avvicendamento al potere. Un comunicato congiunto diffuso dal comitato centrale del Partito annuncia che il figlio 44enne del primo ministro in carica sarà “candidato primo ministro in futuro”, non è chiaro se già in occasione delle prossime elezioni politiche, in programma in quel Paese nel 2023.

La Cambogia si è ulteriormente allontanata dal percorso di rivitalizzazione democratica negli ultimi mesi, per effetto della frattura della principale forte politica di opposizione e del sostegno esplicito espresso dal primo ministro Hun Sen alla successione come leader del Paese del suo figlio maggiore, Hun Manet. Il figlio maggiore del primo ministro cambogiano, diplomato all’Accademia militare di West Point nel 1999, ha silenziosamente scalato i vertici delle Forze armate cambogiane negli anni successivi sino a divenirne capo nel 2018, e da tempo è ritenuto l’erede designato del padre. Durante un discorso pubblico il 2 novembre scorso, Hun Sen ha fugato ogni dubbio in proposito, esprimendo il desiderio di vedere il figlio 44enne nominato capo del governo, una carica che l’attuale premier detiene da oltre tre decenni. “Oggi annuncio il mio sostegno alla candidatura di mio figlio a primo ministro, ma tale candidatura dovrà passare attraverso le elezioni”, ha detto Hun Sen, precisando però di voler reggere il potere ancora per un decennio.

Il primo ministro ha escluso esplicitamente che a succedergli possa essere un politico della sua stessa generazione: una precisazione che pare indirizzata al ministro dell’Interno e vicepremier Sar Kheng. Il premier ha fatto riferimento alla tradizione delle dinastie politiche ereditarie del Giappone: “Anche il Giappone ha le proprie dinastie, come quella (dell’ex primo ministro, Shinzo) Abe. Suo nonno era primo ministro e ha visitato la Cambogia; suo padre è stato ministro degli Esteri, e Abe è stato primo ministro”, ha detto Hun Sen.

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