Calenda: “Il Paese ha scelto la strada del populismo”, e chiude ancora al Pd

"Partiamo da basi solide ma ora avvieremo un cantiere affinché il processo per costruire un grande partito sia ancora più partecipato”

Calenda

Il Paese ha scelto consapevolmente la strada del populismo e se affermare questo vuol dire perdere dei voti va bene. Il giorno dopo le elezioni, Carlo Calenda, leader del Terzo Polo, si presenta in conferenza stampa per commentare il risultato elettorale del Terzo polo che, stando ai dati, ha raggiunto il 7,7 per cento. Una “prima pietra importante” secondo Calenda che ora punta a costruire un grande partito “in breve tempo: partiamo da basi solide ma ora avvieremo un cantiere affinché il processo sia ancora più partecipato”. Partito che “non sarà la somma di Azione e Italia viva ma qualcosa di più grande ed aperto”. Intanto c’è da fare i conti con la scelta degli italiani: “Il Paese ha scelto con chiarezza una strada di populismo: il 70 per cento dei cittadini ha votato partiti populisti”. “La nostra battaglia – ha chiarito – è stata e sarà contro questo modo di fare politica”.

Una battaglia però non con il Pd visto che il leader del Terzo polo ha escluso la possibilità di riaprire il dialogo: “Pensiamo che il rapporto il Pd lo riaprirà con il Movimento 5 stelle” ma di certo il risultato dei democratici è stato “disastroso” per la poca chiarezza: “Mi spiace per Enrico Letta, che considero persona perbene ed un europeista. Ma” dalla dalla rottura dell’accordo co il Terzo polo, “non ho capito niente di quello che faceva e voleva fare”. A dimostrarlo anche la vicenda del collegio romano dove correvano sia Calenda che Emma Bonino: “Mi spiace che non entri in Parlamento. Il Pd l’ha usata in questo gioco contro di me. Mi spiace anche per +Europa che scompare come partito ma continuo a pensare che le porte debbano continuare ad essere aperte”. Non al Pd perché, questa l’analisi di Calenda, ha al suo interno “una pulsione populista fortissima”.

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