Burkina Faso, il comandante Traoré: “Ridiscuteremo i termini del nostro partenariato con la Francia”

"Penso che la stessa Francia stia cambiando i termini delle sue partnership con molte nazioni. Vogliamo anche noi discutere i termini del nostro partenariato: ci sono cose da migliorare e forse ci sono cose da lasciar andare, ma tutto ciò che può essere migliorato dovrebbe essere fatto"

Ibrahim Traorè

Le nuove autorità del Burkina Faso intendono ridiscutere “i termini” degli accordi di partenariato in vigore con la Francia. Lo ha dichiarato a “Rfi” il comandante Ibrahim Traoré, il nuovo uomo forte del Paese che ha deposto la precedente giunta militare guidata da Paul-Henri Damiba. Nel rispondere alla domanda del giornalista, Traoré ha inteso non mettere in dubbio il mantenimento delle relazioni con Parigi, ma ha precisato l’intenzione di “discutere dei termini”. “Penso che la stessa Francia stia cambiando i termini delle sue partnership con molte nazioni. Vogliamo anche noi discutere i termini del nostro partenariato: ci sono cose da migliorare e forse ci sono cose da lasciar andare, ma tutto ciò che può essere migliorato dovrebbe essere fatto”, ha dichiarato il militare. Nel corso dell’intervista all’emittente francese, Traoré ha anche dichiarato l’intenzione di tenere “il prima possibile” un dialogo nazionale, al termine del quale sarà designato il nuovo presidente della transizione, indicando che questo sarà “civile o militare”.

Il capitano Ibrahim Traoré, 34 anni, è il nuovo leader del Burkina Faso dopo il colpo di Stato condotto con successo venerdì scorso e che ha portato alla deposizione del precedente leader golpista Paul-Henri Damiba. Traoré ha iniziato la sua carriera militare nel 2009 e ha prestato servizio in vari contingenti nei volatili teatri orientali e settentrionali del Burkina Faso, entrando a far parte del gruppo di ufficiali che hanno appoggiato il colpo di Stato del 24 gennaio scorso contro il presidente democraticamente eletto Marc Roch Kaboré. Tuttavia, otto mesi dopo, nella giunta sono emerse delle divisioni poi sfociate nella costituzione del Movimento patriottico per la conservazione e il restauro (Mpsr), di cui Traoré ha assunto la guida. Il bersaglio del malcontento e delle critiche nei confronti della giunta militare guidata da Damiba sono state, in particolare, le “strategie fallite” nella lotta contro le milizie dello Stato islamico e dei militanti di al Qaeda, che negli ultimi mesi hanno ulteriormente intensificato gli attacchi mettendo in ginocchio il già fragilissimo apparato di sicurezza burkinabé.

Damiba analizza il golpe di cui è stato vittima, due morti e nove feriti negli scontri

Negli scontri scoppiati fra i militari in Burkina Faso durante il colpo di Stato che il 30 settembre ha portato alla deposizione dell’ex leader del Paese Paul-Henri Damiba sono morte due persone e nove altre sono rimaste ferite, tutti elementi fedeli all’ex presidente. Lo ha dichiarato lo stesso Damiba, che in un video reso pubblico oggi sui social ha aggiunto di essersi dimesso “in buona coscienza e con piena responsabilità”. Damiba ha spiegato che nella notte tra giovedì e venerdì e nei giorni successivi un gruppo di soldati guidati dal capitano Ibrahim Traoré si era “diretto in maniera massiccia verso le aree sensibili della presidenza del Burkina Faso, della base aerea, della televisione pubblica e di alcune sedi diplomatiche con l’obiettivo dichiarato di interrompere la transizione”, aggiungendo che le azioni hanno provocato inoltre danni materiali nei locali attaccati. Il leader deposto, che a sua volta aveva guidato un golpe a gennaio con il quale ha rovesciato l’allora presidente Roch Marc Cristian Kaboré, ha quindi affermato di aver accettato di dimettersi per evitare “i rischi di divisioni e fratture” all’interno dell’esercito, dal momento che i colloqui avviati nel tentativo di calmare gli animi non hanno ottenuto il risultato sperato. “In tutta coscienza e con piena responsabilità, ho rinunciato da oggi (ieri) 2 ottobre alla mia funzione di Capo dello Stato, presidente della Transizione”, ha detto Damiba.

Nel video, Damiba precisa di aver preso la decisione di lasciare dopo un dialogo con le autorità tradizionali e religiose, lo stesso comandante Traoré e l’attuale presidente della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) – il presidente della Guinea-Bissau, Umaro Sissoco Embalo – sulla base di un accordo sviluppato in sette punti. Una delegazione del blocco regionale era attesa oggi a Ouagadougou nel tentativo di mediare nella crisi in atto. I punti concordati, ha proseguito Damiba, includono il proseguimento delle attività operative sul terreno, la garanzia della sicurezza e il non perseguimento delle Forze di difesa e di sicurezza impegnate al suo fianco, oltre al “continuo rafforzamento della coesione all’interno delle forze armate e il perseguimento della riconciliazione nazionale”. A ciò si aggiunge la condizione del rispetto degli impegni presi con la Cedeao, il “proseguimento della riforma dello Stato e la garanzia della sua sicurezza e dei suoi diritti, nonché di quelli dei suoi collaboratori”.

Nel suo intervento video, Damiba ha quindi difeso l’azione del Movimento patriottico per la Salvaguardia e la restaurazione (Mpsr) – il nome scelto dalla giunta golpista Damiba a gennaio -, affermando che questa aveva suscitato “forti speranze” tra tutti gli strati della popolazione, al punto da “non vedere le dure sfide di la realtà del nostro Paese”. Dopo otto mesi di battaglie per la rifondazione, ha detto il militare, “i drammatici eventi dell’attacco al convoglio Gaskindé del 26 settembre sono serviti da fermento per rafforzare incomprensioni, tensioni e critiche all’interno delle popolazioni ma anche all’interno delle forze armate” invece di essere “un momento di lutto, di introspezione, di autocritica e di vera diagnosi dell’amara realtà della lotta all’insicurezza”. Si inserisce in questo contesto, ha proseguito Damiba, la decisione di “alcune unità delle nostre forze militari supportate da simpatizzanti civili e politici” di condurre contro di lui questo nuovo colpo di stato. Nell’attacco al convoglio umanitario cui fa riferimento Damiba sono morti 11 militari e una cinquantina di civili risultano ancora dispersi, secondo un bilancio ancora provvisorio.

Alle nuove autorità del Burkina Faso, Damiba ha espresso i suoi auguri di successo e le ha invitate a lavorare per unire piuttosto che per disperdere le energie. “Li invito a rimanere patriottici e onesti, a sostenere i valori del Movimento patriottico per la salvaguardia e la restaurazione (Mpsr) e ad assumersi la responsabilità (delle loro azioni) come nel caso di un sacerdozio”. Damiba ha concluso ringraziando tutti gli attori e le attrici a livello nazionale e internazionale, i garanti e i simpatizzanti dell’Mpsr che hanno operato in modo sincero e disinteressato per il regolare svolgimento della prima fase della transizione.

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