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Brasile: varate misure contro le false notizie, Telegram evita la sospensione

Il giudice della Corte Suprema (Stf), Alexander de Moraes, ha infatti ritenuto soddisfacenti le misure adottate dalla compagnia per rispettare le leggi contro la diffusione di contenuti falsi o pericolosi e annullato la sospensione ordinata la scorsa settimana

© Agenzia Nova - Riproduzione riservata

Il programma di messaggistica istantanea Telegram potrà continuare ad operare in Brasile. Il giudice della Corte Suprema (Stf), Alexander de Moraes, ha infatti ritenuto soddisfacenti le misure adottate dalla compagnia per rispettare le leggi contro la diffusione di contenuti falsi o pericolosi e annullato la sospensione ordinata la scorsa settimana. Sabato, il magistrato aveva dato all’azienda 24 ore di tempo per evadere le ultime condizioni utili ad evitare ala sospensione: l’indicazione di un rappresentante ufficiali di Telegram in Brasile (la compagnia ha sede fuori dal territorio nazionale), la presentazione di strumenti idonei a combattere la disinformazione e la diffusione delle notizie fraudolente, accompagnate dall’indicazione di eventuali sanzioni, e “l’immediato” ritiro di un contenuto del presidente Bolsonaro che allude a possibili vulnerabilità del sistema elettorale brasiliano. Un messaggio che verrà messo a disposizione delle autorità inquirenti.


La compagnia – che aveva presentato le sue scuse per le mancate risposte attribuendole anche a carenze nella posta elettronica – ha innanzitutto nominato l’avvocato Alan Campos Elias Thomaz come rappresentante legale della piattaforma nel Paese, disponibile a fornire alla richiesta di chiarimenti “urgenti”. C’è quindi l’impegno a monitorare quotidianamente i cento canali più popolari in Brasile, la possibilità di contrassegnare specifici messaggi come “imprecisi”, restrizioni alla diffusione pubblica di contenuti con disinformazione e l’aggiornamento dei termini d’uso. Cancellato infine il polemico messaggio con cui Bolsonaro attribuisce al Tribunale supremo elettorale (Tse) la certificazione che il sistema di voto vigente è “vulnerabile”.

Il presidente Bolsonaro aveva da parte sua definito “inammissibile” la decisione del giudice della Corte Suprema. “Una decisione di questa natura è inammissibile. Perché non colpisce due o tre persone che nella testa (di de Moraes) dovrebbero essere messi al bando da Telegram, ma si estende a 70 milioni di persone”, ha detto Bolsonaro in un incontro con pastori evangelici tenuto a Rio Branco e trasmesso anche sui propri profili social. Interrompendo la “comunicazione tra il medico e il paziente”, la misura – “quanto meno triste” – può anche arrivare a causare delle “morti”, ha sottolineato il presidente. Da tempo il capo dello Stato denuncia il rischio di frodi con l’uso del sistema elettorale elettronico. Falle, ha più volte sostenuto, che avrebbero inficiato le presidenziali del 2014 e del 2018 e che potrebbero emergere anche nelle elezioni generali di ottobre. Il presidente aveva anche presentato una proposta di riforma costituzionale per reintrodurre la documentazione cartacea, bocciata però dalla Camera dei deputati, ad agosto scorso. Le ripetute denunce sulle presunte “frodi” commesse in passato nelle urne, mai accompagnate da prove vincolanti, hanno spinto la Corte suprema ad inserire Bolsonaro nella lista degli indagati sull’inchiesta sulla diffusione di “fake news” aperta nel 2019, curata proprio dal magistrato Alexandre de Moraes.

Nell’ordinanza emessa in settimana, de Moraes segnalava che “la piattaforma Telegram non ha rispettato richieste e ordinanze giudiziarie, in totale disprezzo della giustizia brasiliana”. Il dispositivo riporta, tra gli altri, il tentativo fatto dalla polizia federale di entrare in contatto con Telegram, tramite “i canali disponibili, per trasmettere gli ordini giudiziari di blocco dei profili, segnalazione degli utenti, di acquisizione delle coordinate d’accesso e di sospensione dei guadagni sui conti legati ad Allan dos Santos”, uno youtuber considerato sostenitore del presidente Bolsonaro e indagato per diffusione di notizie false e per la presunta mancata collaborazione in casi di abusi sessuali su minori e pornografia infantile. Nessuna delle sollecitazioni ha ricevuto risposta, ha denunciato la Polizia, mentre de Moraes ricorda che la stessa Corte, nel passato aveva cercato, “senza riuscire”, di contattare rappresentanti di Telegram per coinvolgerli nella lotta alla disinformazione online.

La piattaforma di messaggistica è presente su circa il 53 per cento dei cellulari in uso in Brasile e secondo stime fatte dalla Corte suprema elettorale (Tse), è l’applicazione con la crescita più rapida. Da mesi, Bolsonaro e molti tra familiari e ministri, la utilizzano per veicolare contenuti che altre reti “censurano”. Di fatto programmi come twitter, Facebook e Instagram hanno più volte sospeso profili governativi denunciando la diffusione di notizie false o, come nel momento più acuto della crisi pandemica, “pericolose”. Il caso è destinato comunque a rilanciare le polemiche che da tempo agitano la comunicazione sui social. Un’inchiesta giornalistica del programma “Fantástico” in onda sulla rete “Globo”, ha mostrato la scorsa domenica come Telegram venga utilizzato per propagare incitamento all’odio, traffico di droga, commercio di denaro falso, propaganda nazista e vendita di certificati di vaccinazione falsi.

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