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Bolsonaro è stato dichiarato ineleggibile ma annuncia il ricorso: “Non sono politicamente morto”

Il commento dell'ex presidente del Brasile: "Questo processo non ha fondamento. Si tratta della prima condanna della storia per abuso di potere politico"

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Condannato all’ineleggibilità per 8 anni dai giudici del Tribunale superiore elettorale (Tse) per abuso di ufficio e uso improprio dei media istituzionali, l’ex presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, annuncia ricorso presso la Corte suprema e afferma di non sentirsi ancora politicamente “morto” nonostante la “coltellata alle spalle” subita. “Questo processo non ha fondamento. Si tratta della prima condanna della storia per abuso di potere politico”, ha detto Bolsonaro in una conferenza stampa dopo aver partecipato a un funerale a Belo Horizonte, nello stato di Minas Gerais. “Mi hanno accoltellato alla schiena”, ha proseguito annunciando che presenterà ricorso contro la decisione. “Non sono ancora politicamente morto”, ha concluso. A favore della condanna, frutto della denuncia per le critiche che Bolsonaro aveva fatto al voto elettronico, si sono sin qui pronunciati sei dei sette magistrati di cui si compone la Corte. Dalla sua, l’ex presidente ha avuto due voti. Per poter pronunciare la sentenza definitiva, il Tse deve formalmente attendere la relazione e il voto del presidente, Alexander de Moraes, che con ogni probabilità voterà per la condanna.


Lo scorso 18 luglio 2022, nel corso dell’incontro convocato dall’allora capo dello stato con i diplomatici stranieri, Bolsonaro aveva affermato che il sistema elettorale era vulnerabile e poco trasparente. Nell’occasione Bolsonaro mostrava al corpo diplomatico alcuni documenti istituzionali a comprova delle sue accuse di inefficienza del sistema. Il contenuto dei documenti, contestato immediatamente da tutte le istituzioni del paese, era finito al centro dell’inchiesta del Tse perché considerato falso. Non è dei contenuti del discorso che però Bolsonaro risponde alla giustizia elettorale. Secondo le accuse del Partito democratico laburista, che hanno dato il via al procedimento, infatti, Bolsonaro avrebbe abusato della sua posizione “simbolica e materiale” di presidente per organizzare un evento con finalità elettorali, utilizzando strutture istituzionali e di comunicazioni dello stato a proprio vantaggio e in danno degli altri candidati alla presidenza.

La causa era stata aperta dalla procura federale presso il Tse. Secondo il sostituto procuratore generale, Paulo Gonet Branco, le prove raccolte indicano che Bolsonaro ha commesso abuso di potere politico. Bolsonaro, che in una dichiarazione alla stampa ha riconosciuto la possibilità di essere condannato, sostiene da anni che le urne elettroniche possano rappresentare un rischio per la regolarità del voto. Si tratta di un sistema utilizzato in modo continuato dal 1996, senza che siano mai state prodotte prove stringenti sulla sua inattendibilità. Durante il suo mandato, l’ex presidente ha anche cercato – senza successo – di far approvare un disegno di legge per reintrodurre il voto cartaceo. Di fatto, il tema della presunta inattendibilità delle urne elettroniche, talvolta supportato da rapporti di organismi privati, ha dominato a lungo il dibattito politico nazionale.

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