Berlusconi scivola sulla Russia, Meloni si schiera con Taiwan, il dibattito politico a meno di due giorni dal voto

A cercare di tamponare la situazione è stato il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani: “La nostra posizione è molto chiara e non c’è possibilità di dialogo con la federazione russa”

La bomba è deflagrata sull’ultimo miglio, quando il silenzio elettorale della più breve campagna elettorale della storia era ormai alle porte. A lanciarla è stato il decano dei leader di partito, Silvio Berlusconi, che ieri dal salotto di Porta a porta ha stravolto il dibattito pubblico. L’intenzione di Putin, le parole del Cavaliere, sarebbe stata quella di “sostituire con un governo di persone perbene il governo di Zelensky” in Ucraina. E ancora: “Il presidente russo è caduto in una situazione veramente difficile e drammatica” ed è stato spinto “dal suo partito, dai suoi ministri, a inventarsi a questa operazione speciale, per cui le truppe russe sarebbero dovute arrivare a Kiev in una settimana”. Parole che, indipendentemente dalla campagna elettorale, non potevano certo passare inosservate. Questo nonostante un tentativo di chiarimento del presidente di Forza Italia: “Bastava vedere tutta l’intervista, non solo una frase estrapolata, eccessivamente semplificata, per capire quale sia il mio pensiero, che è noto da tempo. L’aggressione all’Ucraina è ingiustificabile e inaccettabile, la posizione di FI è chiara: saremo sempre con l’Ue e con la Nato”.

I primi ad aprire il fuoco di commenti sono stati i leader del Partito democratico, Enrico Letta, e del Terzo Polo, Carlo Calenda. “È una frase grave, scandalosa, ha detto una cosa a cui crede” le parole del segretario dei Dem, secondo cui “questo è il concetto di ‘perbene’ che ha Berlusconi”. Non molto distanti nei contenuti le dichiarazioni di Calenda: “Queste sono le tue ‘persone perbene’? Berlusconi. Vergognati. E scusati. Altro che moderato ed europeista. Con Putin e i suoi aguzzini”, scrive su Twitter. Laconico e tagliente il commento di Matteo Renzi: “Credo che Berlusconi non sia la persona più adatta con cui parlare di Putin”. A cercare di tamponare la situazione è stato il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani: “La nostra posizione è molto chiara e non c’è possibilità di dialogo con la federazione russa”. Non entra invece nella questione Matteo Salvini che si limita a ribadire che in caso di vittoria del centrodestra “ faremo di tutto per fermare la guerra. Non mi fate interpretare” le parole di Berlusconi ma di certo “prima il giudizio su Putin era positivo da parte da tutti, ma ora giustificazioni per chi invade non ce ne sono”.

Parole meno “morbide” il segretario della Lega le ha invece dedicate all’altro grande dibattito apertosi in queste ore: gli endorsement, più o meno velati, che arrivano da oltre confine ed in particolare dall’Unione europea. Dopo le polemiche sul viaggio a Berlino di Enrico Letta, a prendersi i riflettori è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Vedremo il risultato del voto in Italia, ci sono state anche le elezioni in Svezia. Se le cose andranno in una direzione difficile, abbiamo degli strumenti, come nel caso di Polonia e Ungheria”, le sue parole. Parole “disgustose” secondo Salvini: “Il tono minaccioso è inaccettabile. Non può permettersi di influenzare, di ricattare”. “Non c’è nessun ricatto” secondo il segretario Letta, perchè il voto di domenica “sarà libero. Gli italiani sceglieranno chi andrà al governo e chi all’opposizione. Il Paese è assolutamente libero”. Ma per Salvini “se a Bruxelles qualcuno pensasse di tagliare i fondi che spettano all’Italia, perchè la Lega vince le elezioni, allora c’è da ripensare a questa Europa”. Toni risentiti anche da Forza Italia, con Tajani che sottolinea: “Non possono esserci dubbi su chicchessia sulla serietà di un futuro governo di centrodestra”. A dargli manforte anche il rivale Matteo Renzi “Io dico alla presidente von der Leyen, non dovete minimamente entrare nelle questioni italiane”.

Ancora silente sulla polemica internazionale il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, protagonista però di una lunga intervista alla Cna, l’agenzia di Taiwan, in cui ha manifestato una scelta di campo importante per il partito, a meno di 48 ore dal voto del 25 settembre, schierandosi nettamente in area atlantista. Infatti “è inaccettabile la condotta della Cina” nei confronti di Taiwan, che è un partner commerciale strategico per l’Italia e l’Unione europea. “Con un governo di centrodestra è certo che Taiwan sarà una preoccupazione imprescindibile per l’Italia”, ha chiarito Meloni, che ricorda di aver “seguito da vicino (e) con disagio” ciò che sta accadendo nello Stretto. L’Unione europea dovrebbe “dispiegare tutte le armi politiche e diplomatiche a sua disposizione“, esercitando “quanta più pressione possibile” per impedire alla Cina di provocare qualsiasi conflitto militare nell’area, ha aggiunto Meloni, secondo cui un’azione militare cinese avrebbe ripercussioni anche sui rapporti commerciali tra Pechino e Bruxelles: “Non dimentichiamo che l’Unione europea è anche un mercato di sbocco chiave per la Cina, che rischia di essere chiuso se decidesse di attaccare l’isola”.

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