“Bild”: l’intelligence russa potrebbe aver sabotato i gasdotti Nord Stream

In particolare, potrebbe trattarsi della 561ma brigata di marina del Gru

A sabotare i gasdotti Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico potrebbero essere stati subacquei del Direttorato principale per l’informazione (Gru), il servizio di intelligence militare russo. È quanto riferisce il quotidiano “Bild”. In particolare, potrebbe trattarsi della 561ma brigata di marina del Gru, che ha sede a Parusnoye presso Primorsk nell’enclave russa di Kaliningrad. Questa unità è addestrata a compiere attacchi anche a grande profondità e in dotazione mini-sottomarini e droni subacquei. Secondo fonti della “Nato”, gli incursori del Gru sono quindi nelle condizioni di avvicinarsi ai gasdotti e sabotarli. A rafforzare il sospetto che la Russia abbia attaccato il Nord Stream 1 e il Nord Stream 2, è da notare come l’apparato di sicurezza di Mosca fosse apparentemente del tutto all’oscuro di un possibile sabotaggio. Tuttavia, i due gasdotti sono controllati dal gruppo statale russo per l’energia Gazprom e dispongono di tecnologie tali da garantire un monitoraggio costante della loro sicurezza. L’ordine di colpire le infrastrutture potrebbe, quindi, essere stato impartito dal preside russo, Vladimir Putin, per accrescere la pressione sull’Occidente provocando un ulteriore aumento del prezzo del gas. A tal fine, co l’impiego di droni subacquei o mini-sottomarini, incursori della 561ma brigata di marina del Gru potrebbero aver collocato delle cariche esplosive sulle tubature del Nord Stream 1 e del Nord Stream 2.

Come potrebbero essere stati sabotati i gasdotti Nord Stream

Un’operazione di subacquei incursori o l’impiego di droni sottomarini che hanno collocato cariche esplosive. Sono questi i mezzi che potrebbero essere stati utilizzati per il presunto sabotaggio del Nord Stream 1 e del Nord Stream 2, i gasdotti che collegano Russia e Germania attraverso il Mar Baltico. Intervistato dal quotidiano “The Sun”, Anders Puck Nielsen, ricercatore del Real collegio di difesa danese di Copenhagen, ha affermato che “sul piano tecnico” un attacco contro i gasdotti del Baltico “non è difficile”. Sono, infatti, sufficienti “un’imbarcazione e alcuni subacquei che sanno usare ordigni esplosivi”. Fonti militari del quotidiano “The Guardian” escludono, invece, l’impiego di un sottomarino. La scarsa profondità delle acque, a volte inferiore ai 100 metri, permetterebbe infatti di individuare facilmente tale unità. Appare quindi più probabile l’azione di subacquei incursori che, portati sull’obiettivo da una nave commerciale, avrebbero piazzato delle cariche esplosive, forse giorni o settimane prima. Sull’utilizzo di droni sottomarini telecomandati è intervenuto Kenneth Ohlenschlager Buhl, del Dipartimento di strategia e scienze della guerra dell’Accademia norvegese della difesa di Oslo. Per il ricercatore, tali sistemi individuano l’obiettivo, collocano gli esplosivi e si allontanano, sparendo prima della deflagrazione. Come per l’azione dei subacquei incursori, in questo scenario le cariche potrebbero essere state collocate da diverso tempo. Per Buhl, l’unico limite all’impiego dei droni sottomarini è “la longevità delle batterie”.

Come nota il quotidiano “Bild”, l’Autorità norvegese per la sicurezza petrolifera aveva già invitato le compagnie petrolifere ad aumentare la vigilanza. Erano, infatti, stati avvistati “diversi droni di origine sconosciuta, che avevano volato vicino ad almeno sei piattaforme petrolifere”. Secondo l’ente, questi velivoli a pilotaggio remoto costituiscono “un rischio” e potrebbero essere utilizzati “per attacchi mirati”. A sua volta, il ministero della Pesca e del Mare norvegese ha assegnato “maggiore priorità al lavoro per combattere le attività di intelligence illegali, anche in mare”.

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