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Balcani, il ministro degli Esteri macedone: L’Ue insista sull’allargamento o rischio nuovi conflitti etnici

“La Macedonia del Nord è una nazione multietnica e multiculturale. L’unica narrativa che ha dato un'accezione positiva a queste caratteristiche contrastanti ed è diventata un collante per tutte queste narrazioni è l’Unione europea. Quindi tutti i gruppi, sociali, culturali, religiosi, etnici, condividono tutti lo stesso ideale: l’Ue”

Bruxelles
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L’Unione europea deve fornire risultati tangibili sull’allargamento o si rischia il riemergere di conflitti etnici nei Balcani occidentali. Lo ha detto Bujar Osmani, ministro degli Esteri della Macedonia del Nord, in un’intervista a “Politico”. L’appartenenza all’Ue, secondo il ministro, è un “collante” politico: “La Macedonia del Nord è una nazione multietnica e multiculturale. L’unica narrativa che ha dato un’accezione positiva a queste caratteristiche contrastanti ed è diventata un collante per tutte queste narrazioni è l’Unione europea. Quindi tutti i gruppi, sociali, culturali, religiosi, etnici, condividono tutti lo stesso ideale: l’Ue”, ha detto Osmani. Il ministro – un macedone di etnia albanese – ha messo in guardia sulle conseguenze potenzialmente devastanti se la spinta verso l’allargamento dell’Ue dovesse fallire. “Se si dovesse eliminare questa speranza, rimarrebbe questa superficie narrativa conflittuale. E poi l’unica storia multietnica nei Balcani che ha funzionato – e sta funzionando – fallirà”, ha affermato Osmani. Il ministro ha ricordato il conflitto armato tra la minoranza albanese e il governo macedone, conclusosi nel 2001 con un accordo di pace che sanciva maggiori diritti politici per le minoranze e il decentramento del governo. Osmani ha descritto quell’intesa come il controesempio positivo e “funzionante” rispetto agli accordi di Dayton raggiunti in Bosnia Erzegovina. “C’è stato questo dibattito se nei Balcani le democrazie multietniche possano funzionare, dato che, come noto, in un certo senso, l’accordo di Dayton in Bosnia Erzegovina non si è rivelato un modello di grande successo”, ha affermato il ministro. “Se dovessimo fallire, perché l’Ue non è stata abbastanza assertiva, penso che sarà l’inizio di un effetto domino in tutta la regione. E il messaggio sarà quello secondo cui nei Balcani le democrazie multietniche non possono funzionare, e non credo che questa sia la risposta che vogliamo sentire per la nostra regione. Quindi dobbiamo insistere e prendere la cosa sul serio”.


Osmani, inoltre, ha chiesto un “cambio di paradigma” per garantire ai Paesi candidati una serie di benefici graduali da ricevere man mano che ci si avvicina all’adozione dell’intero insieme di regole e normative dell’Ue. Attualmente, “l’approccio è tutto o niente”, ha ricordato il ministro macedone, aggiungendo: “Perché non iniziamo semplicemente a integrarci nell’Ue prima della piena adesione?”. Francia, Germania e Portogallo hanno lanciato una proposta che consentirebbe ai Paesi candidati di beneficiare delle libertà dell’Ue e di alcuni fondi mentre procedono nel loro percorso di integrazione. Osmani ha sostenuto che “l’adesione parziale” all’Ue consentirebbe almeno alla Macedonia del Nord di iniziare a raccogliere i benefici degli sforzi di riforma e rendere il Paese più immune “alla propaganda russa e cinese”. Il ministro ha quindi proposto tre passaggi per un’integrazione graduale che conduca alla piena adesione all’Ue. Il primo potrebbe essere “lo status di osservatore” ai lavori dell’Ue. “Ad esempio, la Macedonia del Nord si è pienamente allineata alla politica estera e di sicurezza dell’Ue. Perché non sono invitato a tutti i Consigli Affari Esteri? Non è logico”, ha detto Osmani. Il secondo passaggio, secondo il ministro, dovrebbe essere “l’accesso al mercato unico dell’Ue prima dell’adesione” nel momento in cui una verifica adeguata dovesse confermare che sono stati soddisfatti tutti “i criteri”. Il terzo punto, infine, è “l’accesso ai fondi strutturali e di coesione prima dell’adesione”. Osmani ha affermato che come candidato all’adesione, la Macedonia del Nord “riceve un sostegno diretto dall’Ue di 160 euro pro capite”, mentre il suo vicino e “Paese membro dell’Ue, la Bulgaria, riceve 4.700 euro pro capite”. Di conseguenza, mentre i negoziati di adesione sono in corso, “invece di ridursi, questo divario sociale sta crescendo”, ha concluso il ministro macedone.

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