Australia-Usa: il premier Albanese chiede la fine dei procedimenti giudiziari a carico di Julian Assange

Lo ha riferito lo stesso Albanese ieri, nel corso di una informativa parlamentare. Riferendosi ad Assange, Albanese ha dichiarato che "quando è troppo è troppo", e che "è giunta l'ora che questa questione giunga a una conclusione"

Il primo ministro dell’Australia, Anthony Albanese, ha chiesto all’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden di porre fine alle “azioni legali” a carico di Julian Assange, fondatore e caporedattore dell’organizzazione divulgativa Wikileaks. Lo ha riferito lo stesso Albanese ieri, nel corso di una informativa parlamentare. Riferendosi ad Assange, Albanese ha dichiarato che “quando è troppo è troppo”, e che “è giunta l’ora che questa questione giunga a una conclusione”. Prima di ieri, Albanese aveva evitato di menzionare Assange per mesi, nonostante il giornalista, cittadino australiano, sia oggetto di una tra le controversie giuridiche di maggior profilo al mondo.

Dopo essere stato incriminato dagli Usa per le informazioni riservate su crimini di guerra statunitensi pubblicate da Wikileaks nel 2010, Assange ha trascorso anni rinchiuso nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, prima di essere arrestato dalle autorità britanniche nel 2019 e trasferito in isolamento nel carcere di massima sicurezza britannico di Belmarsh, ufficialmente perché reputato a rischio di suicidio. Da allora la sua estradizione negli Usa è stata dapprima negata per ragioni di salute, e poi autorizzata. Nei mesi scorsi le condizioni di salute di Assange si sono sensibilmente aggravate, come denunciato dai suoi legali e da attivisti e associazioni per la libertà di stampa, che lo definiscono un prigioniero politico. In favore della liberazione di Assange si è espresso nel 2019 anche il relatore Onu sulla tortura, che ha chiesto di negare l’estradizione del giornalista negli Usa e di restituirgli la libertà: una posizione successivamente fatta propria anche dal Consiglio d’Europa.

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