Asean: nuova rete regionale per il contrasto al crimine transfrontaliero

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I paesi membri dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) hanno istituito una nuova cornice per il contrasto congiunto alle attività criminali transfrontaliere, dal traffico di esseri umani sino ai crimini informatici, nel timore che la pandemia di coronavirus abbia esposto la regione ad un aumento dell’illegalità. La nuova South East Asia Justice Network (Rete per la giustizia del Sud-est asiatico, SeaJust) include procuratori, agenzia di polizia nazionali e altre autorità di pubblica sicurezza di nove paesi del Sud-est asiatico – tutti i Paesi membri dell’Asean, ad eccezione dell’Indonesia – e di Timor Est. L’iniziativa Asean gode del sostegno del Giappone e delle Nazioni Unite. Il Sud-est asiatico fa i conti da decenni con piaghe quali il traffico di esseri umani e sostanze stupefacenti, la vendita illegale di specie animali protette, il riciclaggio di denaro e il crimine informatico.

Le procedure giudiziarie contro crimini di natura transnazionale richiedono la raccolta di elementi probatori in più paesi, ma condurre tali attività tramite gli ordinari canali diplomatici è spesso difficile, anche a causa di barriere di tipo linguistico e delle diversità tra i sistemi normativi. SeaJust, presentata al 14mo Congresso Onu sul crimine di Kyoto, punta a superare tali ostacoli strutturali, presentando un’azione di contrasto coordinata alle attività criminali organizzate transfrontaliere. Ogni Paese membro selezionerà due funzionari che agiranno da “ufficiali di collegamento” con gli altri membri dell’iniziativa. L’Indonesia non ha ancora aderito al progetto, ma dovrebbe farlo in futuro, e parteciperò immediatamente agli incontri nella veste di osservatore.

Si conclude oggi il Congresso sul crimine delle Nazioni Unite (Onu), che ha aperto i battenti a Kyoto, in Giappone, lo scorso 7 marzo. L’evento si è svolto in un formato “ibrido”, con parte dei partecipanti in presenza e parte in collegamento video. Rappresentanti di alto livello di diversi Paesi hanno discusso una vasta gamma di questioni, dalla prevenzione del crimine alla riforma dei sistemi giuridici, sino al rafforzamento della cooperazione internazionale. Il Congresso Onu sul crimine è giunto alla sua 14ma edizione; gli organizzatori prevedono la partecipazione di 5.600 persone da 152 Paesi, 4.200 delle quali prenderanno parte ai lavori in videoconferenza. L’apertura del Congresso è coincisa con l’adozione da parte dei delegati della Dichiarazione di Kyoto, una roadmap quinquennale per la cooperazione nei campi della prevenzione del crimine e della giustizia penale. All’apertura dell’evento è intervenuto anche il primo ministro del Giappone, Yoshihide Suga, che ha espresso la volontà di Tokyo di assumere un “ruolo guida” nell’attuazione della Dichiarazione e nella promozione di “società inclusive e sicure dove nessuno venga lasciato indietro”. Il Congresso Onu sul crimine è la più grande conferenza mondiale in materia di giustizia penale al mondo, e si tiene a cadenza quinquennale dal 1955. Lo scorso anno l’evento è stato posticipato a causa della pandemia di coronavirus. Il Giappone è stato il primo Paese non europeo a ospitare l’evento, nel 1970.

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