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Armenia in ebollizione: duro scontro tra premier e militari. Opposizione assedia il Parlamento

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Continua in Armenia la crisi istituzionale creatasi nelle ultime settimane e accesa dall’aperto scontro fra il premier Nikol Pashinyan e i vertici delle Forze armate. Gli ultimi sviluppi vedono il presidente Armen Sarkissian coinvolto nella disputa, a causa delle richieste di Pashinyan di sostituire l’attuale capo di Stato maggiore, generale Onik Gasparyan. La scelta di Sarkissian di “prendere tempo”, avvalendosi del potere di chiedere un parere alla Corte costituzionale, non ha sortito gli effetti sperati: in giornata Pashinyan ha annunciato che Gasparyan da oggi è da considerarsi rimosso dall’incarico in quanto dopo la seconda richiesta di estromettere il generale, il capo dello Stato si è rivolto alla Corte costituzionale per prendere una decisione in merito. Sarkissian ha interpellato la Consulta il 2 marzo e, per legge, c’erano otto giorni di tempo per rispondere a tale appello, scaduti i quali la richiesta del premier sarebbe entrata in vigore. A detta del premier, oggi sarebbe quindi scaduto il tempo per ottenere un parere della Corte. Contemporaneamente, Pashinyan ha inviato a Sarkissian la richiesta di nominare Artak Davtyan come nuovo capo di Stato maggiore delle Forze armate.


L’ufficio stampa della presidenza armena ha rilevato a sua volta come “il presidente della Repubblica ha fatto appello alla Corte costituzionale per determinare se la legge ‘sul servizio e lo status dei militari’ è coerente con la Costituzione”. “L’appello è motivato da problemi in termini di applicazione legislativa”, si legge nel comunicato presidenziale. Le sentenze della Corte costituzionale possono avere un impatto significativo sulle decisioni adottate in precedenza e su ulteriori processi relativi all’interpretazione e all’applicazione della legge, spiega la nota dell’ufficio stampa della presidenza armena. “Il presidente spera che una rapida decisione della Corte costituzionale fornirà certezza giuridica e contribuirà a risolvere la crisi”, si legge nel comunicato.

A sua volta Onik Gasparyan ha definito “incostituzionale” il processo volto a cercare di rimuoverlo dall’incarico il capo di Stato maggiore delle Forze armate armene. In una nota diffusa dai vertici delle Forze armate, Gasparyan ha ribadito che la sua posizione “resta invariata”. Secondo il generale, questa fattispecie “conferma ancora una volta che una soluzione patriottica alla crisi attuale può essere assicurata solo a seguito delle dimissioni del primo ministro e da elezioni parlamentari anticipate”. “Continuerò a servire la madrepatria e il popolo armeno con uno status differente”, ha aggiunto il generale. “La missione esclusiva delle Forze armate è garantire la sicurezza della patria, quindi vi esorto a continuare il vostro servizio disinteressato e patriottico esclusivamente alla patria e al popolo per lo sviluppo delle Forze armate e il rafforzamento dell’Armenia e dell’Artsakh (così si definisce l’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh)”, ha aggiunto Gasparyan.

In un quadro già piuttosto confuso, l’opposizione armena ha annunciato l’intenzione di proseguire le manifestazioni di protesta contro Pashinyan. Ishkhan Saghatelyan, un esponente del Movimento per la salvezza della patria, una forza politica all’opposizione, ha spiegato che i manifestanti vogliono bloccare gli ingressi al Parlamento da due strade adiacenti all’edificio, una misura proseguita anche nel corso della notte. “Abbiamo concordato con i cittadini che il Parlamento sarà aperto solo con una maggioranza politica in grado di formalizzare la sfiducia a Pashinyan”, ha detto Saghatelyan in una diretta su Facebook. L’attivista ha aggiunto che si terrà un’altra manifestazione al di fuori dal Parlamento.

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