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L’ambasciatore russo negli Usa: “L’uso di armi nucleari porterebbe a crisi globale”

L'ambasciatore Anatolij Antonov conferma: "La Russia è pronta a difendere la sua sovranità, integrità territoriale e il suo popolo con tutti i sistemi d'arma a sua disposizione"

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L’ambasciatore della Russia a Washington, Anatolij Antonov, mette in guardia dal rischio di una ulteriore degenerazione del conflitto militare in Ucraina in un editoriale pubblicato dal bimestrale “The National Interest”, nel quale avverte che quella in corso tra Russia e Stati Uniti è una crisi dalle implicazioni potenziali ancora peggiori rispetto alla crisi dei missili di Cuba del 1962, in quanto una sua degenerazione avrebbe portata globale. E’ importante, secondo l’ambasciatore, che “non solo Russia e Stati Uniti, ma anche gli altri Stati nucleari confermino con una dichiarazione comune che una guerra nucleare non può né deve mai essere combattuta”. Antonov fa riferimento al crescente timore nella comunità internazionale di un conflitto nucleare tra Russia e Stati Uniti, e sottolinea come tale scenario sia discusso soprattutto negli Usa, dove sembra regnare la convinzione che Washington possa innescare un conflitto nucleare limitandolo all’Europa. Secondo l’ambasciatore, i media statunitensi “abbondano di pseudo-esperti che ignorano la storia e interpretano erroneamente lo stato degli affari correnti”.


Antonov afferma che la crisi in atto tra Usa e Russia è senza precedenti, anche a causa di un “deplorevole” deterioramento del regime di controllo degli armamenti, con l’accantonamento dei trattati ABN e INF, la sostanziale cessazione del Trattato sui cieli aperti e l’imminente scadenza del trattato New Start sulla riduzione delle armi nucleari. Secondo Antonov, si tratta in tutti i casi “del risultato della politica Usa”: secondo l’ambasciatore, Washington “ha abbandonato questi trattati per ottenere vantaggi in termini di sicurezza, specie nel confronto con la Russia, nella sua costante ricerca di opportunità per conseguire la supremazia militare globale”. Il funzionario afferma che negli ultimi decenni “la macchina bellica della Nato si è avvicinata ai confini della Russia in diverse ‘ondate'”. La Russia “ha avvertito i nostri colleghi che tali passi sarebbero stati controproducenti, aumentando il rischio di una corsa alle armi, e che non avremmo potuto ignorare le crescenti minacce lungo il perimetro dei confini della Russia, in particolar modo i confini occidentali”. Antonov rievoca “incontri lunghi ore presso le sedi della Nato”, durante i quali avrebbe richiamato a più riprese “all’importanza di rispettare gli impegni internazionali alla stabilità strategica, e il pericolo di schierare missili a raggio corto e intermedio in Europa”. Tali richiami sarebbero stati “vani”, e la situazione sarebbe precipitata definitivamente “col tentativo della Nato di lanciare lo sfruttamento tecnico-militare dell’Ucraina, e coltivare a Kiev un regime deciso a condurre una sanguinosa guerra contro la Russia”.

Oggi, scrive l’ambasciatore, la Russia “è accusata di ogni peccato”, a cominciare dall’aver “scatenato un conflitto armato in Europa”. Non ci si chiede invece, secondo Antonov, “cosa abbiano fatto gli Stati Uniti per garantire l’attuazione degli accordi di Minsk” e fermare le uccisioni nel Donbass. “Risulta ovvio che gli Stati Uniti sono direttamente coinvolti nelle azioni militari del regime di Kiev” tramite la fornitura di armamenti e di intelligence, oltre all’addestramento del personale militare. Si direbbe – scrive ancora l’ambasciatore – che la Russia “venga sollecitata per valutare quanto rimarrà paziente e si tratterrà dal rispondere ad azioni e attacchi palesemente ostili. Washington sta spingendo la situazione verso un conflitto diretto delle principali potenze nucleari dalle conseguenze imprevedibili”, ammonisce Antonov, che respinge anche le accuse al presidente russo Vladimir Putin di aver minacciato l’uso di armi nucleari: “Non minacciamo nessuno, ma confermiamo che (…) la Russia è pronta a difendere la sua sovranità, integrità territoriale e il suo popolo con tutti i sistemi d’arma a sua disposizione. Cosa c’è di così aggressivo in questa affermazione? Cosa c’è di inaccettabile? Gli Stati Uniti non farebbero lo stesso, se posti di fronte a una minaccia esistenziale?”. Infine, Antonov mette in guardia “dall’illusione” che tale determinazione della Russia non si applichi anche alla Crimea o ai territori che entreranno a far parte della Federazione Russia “sulla base della libera espressione della volontà popolare”. “Vorrei mettere in guardia i pianificatori militari americani dalla fallacia della loro convinzione secondo cui un conflitto nucleare limitato sarebbe possibile”, conclude Antonov, che ribadisce anche l’appoggio di Mosca agli sforzi della comunità internazionale per edificare “un sistema equo delle relazioni internazionali dove non esistano Stati di prima e seconda classe”.

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