Allarme sicurezza dopo il sabotaggio del gasdotto nel Baltico

Ecco come vengono difese militarmente queste infrastrutture

nord stream 2

Le esplosioni che hanno danneggiato i gasdotti Nord Stream 1 e 2 aprono un nuovo fronte nella crisi energetica in Europa che non riguarda più solo la sicurezza delle forniture, ma anche le infrastrutture strategiche. Sebbene la Russia avesse interrotto le forniture dal Nord Stream 1 a fine agosto e quelle del Nord Stream 2 non fossero mai partite per le sanzioni emesse dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, i danni alle due infrastrutture interrompono per un tempo indefinito gli approvvigionamenti attraverso il Mar Baltico. Si apre dunque uno scenario di grande incertezza per la regione dell’Europa centrosettentrionale, in particolare per la Germania, principale sponsor insieme alla Russia della costruzione dei due gasdotti Nord Stream. Non è ancora chiaro a chi vada attribuita la responsabilità del sabotaggio, dal momento che la fuoriuscita di gas rende impossibile allo stato attuale effettuare delle rilevazioni sulle condutture. Il ministro della Difesa della Danimarca, Morten Bodskov, ha spiegato che potrebbero essere necessarie fino a due settimane per avere un quadro della situazione, nel momento in cui le turbolenze dovute alla perdita di gas permetteranno di scendere in profondità fino a circa 80-100 metri e controllare i danni effettivi e la loro potenziale origine.

La messa in sicurezza degli impianti esistenti diventa in ogni caso una priorità per i Paesi della regione e per la Nato. A ribadire il concetto è stato questa mattina il primo ministro della Norvegia, Jonas Gahr Stoere, che ha evidenziato l’importanza di monitorare cosa accade alle infrastrutture nazionali, divenute cruciali nell’approvvigionamento di gas verso l’Europa. Oslo copre ormai circa il 25 per cento del fabbisogno delle nazioni dell’Unione europea, sostituendo la Russia nel ruolo di principale esportatore. Proprio la Norvegia è coinvolta nel progetto del Baltic Pipe, inaugurato ufficialmente ieri, che permetterà l’invio di gas naturale verso Danimarca e Polonia. I tubi del Baltic Pipe incrociano dunque le stesse acque del Mar Baltico dove sono avvenute le esplosioni del Nord Stream, in particolare vicino l’isola danese di Bornholm.

Anche il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha menzionato la vigilanza sulle infrastrutture energetiche come chiave per la sicurezza dei Paesi alleati. “Abbiamo affrontato il tema della protezione delle infrastrutture critiche nei Paesi Nato”, ha detto Stoltenberg dopo l’incontro odierno con il ministro della Difesa danese Bodskov, ribadendo come la questione non riguardi solo le nazioni che si affacciano sul Baltico. Già nei mesi scorsi l’Autorità norvegese per la sicurezza petrolifera aveva invitato le compagnie di settore ad aumentare la vigilanza dopo l’avvistamento di “diversi droni di origine sconosciuta, che avevano volato vicino ad almeno sei piattaforme”. Secondo l’ente, questi velivoli a pilotaggio remoto costituirebbero “un rischio” e potrebbero essere utilizzati “per attacchi mirati”. A sua volta, il ministero della Pesca e del Mare norvegese aveva assegnato “maggiore priorità al lavoro per combattere le attività di intelligence illegali, anche in mare”. Anche le autorità di Danimarca e Svezia hanno innalzato il livello di allerta dopo le esplosioni dei due gasdotti Nord Stream, una scelta che potrebbe presto estendersi a tutti i Paesi preoccupati per la sicurezza delle proprie infrastrutture strategiche.

L’indiziato “numero uno” per le azioni di sabotaggio è la Russia, seppure molte cancellerie stiano evitando in questo momento di attribuire a Mosca una responsabilità diretta dell’attacco. Le speculazioni che conducono al Cremlino fanno riferimento alla necessità da parte del regime di Vladimir Putin di inviare un segnale chiaro ai Paesi europei in vista dell’inverno, dimostrando la fragilità della rete di forniture esistenti e minacciando anche infrastrutture in via di sviluppo o non ancora completate, come il Baltic Pipe. La Russia avrebbe dunque “sacrificato” i due gasdotti gemelli nel Baltico pur di colpire gli interessi delle nazioni europee e provocare un ulteriore incremento del prezzo del gas, già registrato sulla piazza di riferimento di Amsterdam. Tale ipotesi può sembrare verosimile ma darebbe per scontata l’ormai rassegnazione di Mosca nel tornare in qualche modo a un rapporto di cooperazione con l’Europa, e ancor più la disponibilità a rinunciare quasi definitivamente al mercato Ue, di gran lunga il più importante per il bilancio russo, almeno allo stato attuale. La frattura totale creatasi con l’invasione dell’Ucraina porterebbe dunque il Cremlino a proseguire una escalation dello scontro con quelli che una volta erano i suoi partner commerciali prioritari, un segnale che diventerebbe allarmante per le prospettive di sicurezza delle altre infrastrutture energetiche europee.

La sicurezza marittima è una questione che coinvolge direttamente anche l’Italia, per la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo e potenziale hub energetico in caso di sviluppo dei giacimenti del Mediterraneo orientale. Vale la pena ricordare che la stragrande maggioranza delle forniture di gas in Italia proviene oggi da tra diverse condotte sottomarine: il gasdotto Transmed, che convoglia a Mazara del Vallo il gas algerino attraverso la Tunisia e il Canale di Sicilia; il Greenstram, che approda a Gela dalla Libia; e il Tap che giunge fino a Melendugno dall’Albania e trasporta il gas dell’Azerbaigian. Come spiegato ad “Agenzia Nova” dalla sottosegretaria alla Difesa, Stefania Pucciarelli, “il contesto geopolitico attuale ci fa percepire ancora di più quanto sia importante e strategico il focus sulla dimensione marittima per una prospettiva non solo nazionale, bensì globale, di crescita sostenibile e prosperità inclusiva”. In questo contesto, prosegue Pucciarelli, “la Marina militare, con tutte le sue molteplici componenti, è spina dorsale per lo sviluppo delle attività del cluster marittimo nazionale” e il suo impegno alla sicurezza marittima è confermato anche dall’accordo formalizzato qualche mese fa con Sparkle, che mostra “la volontà di cooperare in un settore ritenuto strategico per lo sviluppo socioeconomico di una Penisola proiettata sul mare e da esso preminentemente dipendente come l’Italia”.

La costante crescita di rilevanza che riguarda mari e oceani, spiega la sottosegretaria, “ci ricorda quanto sia più che mai opportuno investire nel settore”. Per questo motivo, conclude la sottosegretaria Pucciarelli, “l’investimento in tal senso non deve limitarsi alla sola disponibilità di risorse economiche, ma deve parallelamente intervenire sul piano della cultura organizzativa e delle dinamiche gestionali, superando le dannose frammentazioni e sovrapposizioni di ruoli e competenze che nel tempo hanno interessato la dimensione marittima, per strutturare un’azione dello Stato sul mare su criteri di maggiore coordinamento e integrazione sistemici intorno a chi, come la Marina militare, ha istituzionalmente le più complete e solide capacità e competenze”.

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