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Africa: le giunte saheliane rinsaldano l’asse militare e diplomatico sull’esempio del Mali

Il leader nigerino, generale Omar Tchiani, è stato nei giorni scorsi a Bamako e Ouagadougou, definite capitali “amiche ed alleate” che hanno "fortemente sostenuto" Niamey durante il colpo di Stato del luglio scorso, quando i militari hanno deposto il presidente Mohamed Bazoum, tuttora agli arresti domiciliari

Bamako
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Si consolida l’alleanza fra le giunte militari al potere in Niger, Mali e Burkina Faso, impegnate in un rafforzamento di un asse “golpista” saheliano contro la sfida del terrorismo jihadista. Il leader nigerino, generale Omar Tchiani, è stato nei giorni scorsi a Bamako e Ouagadougou, definite capitali “amiche ed alleate” che hanno “fortemente sostenuto” Niamey durante il colpo di Stato del luglio scorso, quando i militari hanno deposto il presidente Mohamed Bazoum, tuttora agli arresti domiciliari. Un percorso, quello nigerino, che guarda con attenzione in particolare al modello maliano, dove la giunta guidata dal colonnello Assimi Goita – due volte leader golpista, nel 2020 e nel 2021 – ha a suo avviso mostrato la via dell’indipendenza, liberando il suo Paese tanto dall’influenza coloniale francese quanto da quella militare delle forze occidentali e delle Nazioni Unite, costrette ad andarsene per il mancato raggiungimento di obiettivi considerabili soddisfacenti sul fronte della sicurezza.


Proprio sul piano militare il sodalizio fra i tre Paesi – Mali, Niger, Burkina Faso – è oggi più forte dopo la stipula, lo scorso 16 settembre, dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes)”, sorta di embrionale “Nato” africana istituita per – si legge nel documento fondatore – “combattere il terrorismo, prevenire o sedare le ribellioni armate e contrastare la criminalità organizzata nello spazio comune dell’alleanza”. Nel quadro di quest’intesa, riferisce “Rfi”, i ministri dei tre Paesi membri hanno in programma di incontrarsi a Bamako la prossima settimana per discutere le conseguenze di questa partnership, non solo sul piano militare ma anche su quello economico o, addirittura, sui possibili organismi istituzionali comuni da istituire. Nella visita di Tchiani agli obiettivi militari si è infatti unita la sfida diplomatica, essendo il Niger sotto scacco da parte della Comunità economica dei Paesi dell’Africa occidentale (Cedeao), che dal golpe di luglio ha imposto a Niamey pesanti sanzioni economiche nel tentativo di convincere le autorità golpiste a cedere il potere.

Quella in Mali è stata la prima visita all’estero effettuata dal generale Tchiani dopo l’azione di forza di luglio. A Bamako il leader nigerino è stato accolto dal presidente della Transizione, colonnello Assimi Goïta, alla presenza del primo ministro Choguel Maïga, del presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) colonnello Malick Diaw e di diversi membri del governo, delle autorità amministrative, politiche e del corpo diplomatico esistente. “Siamo in una zona comune che è stata consacrata il 16 settembre 2023, vale a dire l’Alleanza degli Stati del Sahel”, ha ricordato Tchiani, aggiungendo che con questo asse nulla distrarrà i tre Paesi dal loro obiettivo, quello di fare di quest’area del Sahel una zona non più di insicurezza, ma di prosperità. Per il leader nigerino, da questo punto di vista il Mali ha aperto la strada. “Il popolo africano conta su di noi per dimostrare che questo cammino che abbiamo deciso di percorrere in totale sovranità, camminando da soli, senza che nessuno pensi che possiamo farcela solo quando qualcuno ci tiene per mano, sarà quella della salvezza per i popoli africani”, ha dichiarato alla presenza del colonnello Goita, riconoscendo al Mali un’azione trainante per il percorso di auto governo intrapreso da altri Paesi del Sahel. Dopo Bamako, la delegazione del leader golpista nigerino si è recata a Ouagadougou, in Burkina Faso. Qui il capitano Ibrahim Traoré ha accolto Tchiani e si è intrattenuto con lui in un dialogo in cui hanno affrontato questioni comuni ai due Paesi, in particolare la lotta al terrorismo e le questioni di sviluppo socio-economico. Come fatto a Bamako, il generale nigerino ha espresso gratitudine alle autorità del Burkina Faso per il sostegno espresso a Niamey quando la giunta ha dovuto affrontare la minaccia di un intervento armato da parte della Cedeao per liberare Bazoum.

L’accordo Aes ratificato lo scorso 17 settembre fra Mali, Niger e Burkina Faso impegna le rispettive giunte militari ad una mutua difesa contro le minacce del terrorismo e quelle di qualsiasi attacco esterno alle rispettive sovranità. In un documento articolato in 17 punti, il colonnello Assimi Goita, il generale Omar Tchiani e il capitano Ibrahim Traoré si sono impegnati a combattere il terrorismo in tutte le sue forme, a collaborare per prevenire o sedare le ribellioni armate e a contrastare la criminalità organizzata nello spazio comune dell’alleanza. “Qualsiasi attacco alla sovranità e all’integrità territoriale di una o più parti contraenti sarà considerato un’aggressione contro le altre parti”, si legge nel testo. Al documento, firmato a Bamako, è stato dato il nome di Carta del Liptako-Gourma, la regione in cui si incontrano i confini dei tre Paesi firmatari, nota anche come “zona delle tre frontiere”, al centro negli ultimi anni di rinnovate violenze jihadiste. La Carta descrive nel dettaglio le future relazioni tra Mali, Burkina Faso e Niger, impegnando i tre Paesi a non attaccarsi a vicenda.

L’articolo 11 mantiene inoltre la porta aperta all’adesione di “qualsiasi altro Stato che condivida le stesse realtà geografiche, politiche e socio culturali” dei Paesi fondatori, in quella che appare una sorta di “Nato” africana avente l’obiettivo di unire le forze contro le varie forme di terrorismo attive nella regione. Il riferimento va in particolare alla “ribellione armata”, come precisato nell’articolo 5. I tre Stati fondatori dell’Alleanza del Sahel sono gli stessi – insieme al Ciad e alla Mauritania – che rientravano nel quadro di cooperazione regionale G5 Sahel, promosso dalla Francia per contrastare i gruppi armati jihadisti legati ad al Qaeda e allo Stato islamico. Quest’ultima intesa – nota anche con il nome analogo di Coalizione per il Sahel – è andata tuttavia sgretolandosi negli ultimi tre anni quando, di golpe in golpe, la Francia è stata militarmente estromessa dalla regione su volontà delle giunte salite al potere. Parigi ha dovuto ripiegare prima dal Mali, dove la giunta golpista di Goita ha mantenuto con qualche cambiamento ai vertici le redini del Paese dal 2020, quindi dal Burkina Faso, e si accinge ora a ridurre la sua presenza anche in Niger.

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