Onu: le discriminazioni dei talebani verso le donne in Afghanistan sono un crimine contro l’umanità

La denuncia giunge dopo la conferma da parte dei talebani che tre donne erano tra le 12 persone fustigate lo scorso 23 novembre davanti a centinaia di spettatori in uno stadio in Afghanistan

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Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha affermato che il trattamento discriminatorio delle donne e delle ragazze in Afghanistan da parte dei talebani può costituire un crimine contro l’umanità. In una nota congiunta diramata ieri, la squadra di esperti dell’Onu ha esaminato la situazione dei diritti delle donne nell’Afghanistan dei talebani.

La denuncia giunge dopo la conferma da parte dei talebani che tre donne erano tra le 12 persone fustigate lo scorso 23 novembre davanti a centinaia di spettatori in uno stadio in Afghanistan. Il fatto ha confermato la ripresa da parte del gruppo estremista, che ha ripreso il potere nel Paese nell’agosto 2021, di una brutale forma di punizione che era divenuto un segno distintivo del loro dominio negli anni ’90. Pur senza fare esplicito riferimento ai casi di fustigazione, gli esperti delle Nazioni Unite hanno affermato che le ultime azioni talebane contro donne e ragazze hanno aggravato le violazioni dei diritti esistenti e possono costituire una persecuzione di genere, che è un crimine contro l’umanità.

I talebani hanno ripreso il potere in Afghanistan nell’agosto 2021 dopo il ritiro delle forze Nato che erano presenti nel Paese dal 2001. In un primo tempo, il gruppo estremista ha parzialmente garantito alcuni dei diritti conquistati dalle donne e dalle minoranze etniche e religiose dopo il crollo del primo regime talebano del 2001. Tuttavia, le autorità del governo talebano, non riconosciuto dalla comunità internazionale, hanno progressivamente limitato i diritti e le libertà e hanno nuovamente applicato l’interpretazione rigida della Sharia islamica. I talebani hanno prima bandito le ragazze dalle scuole medie e superiori e l’accesso delle donne al lavoro, ordinando di indossare nuovamente il velo integrale in pubblico. In seguito, il gruppo islamista ha nuovamente imposto l’obbligo per le donne di uscire solo se accompagnate da un tutore uomo, vietando loro anche l’accesso a parchi e altri luoghi di svago.

Le frustate in pubblico, così come le esecuzioni pubbliche e la lapidazione per presunti crimini erano comuni in tutto l’Afghanistan durante il primo periodo del dominio talebano, durato dal 1996 al 2001. Durante il loro governo i talebani avevano protetto il gruppo terroristico Al Qaeda e il suo leader, Osama bin Laden. La dichiarazione degli esperti non ha menzionato specificamente i casi di frustate pubbliche, ma affermato che i talebani hanno picchiato uomini che accompagnavano donne che indossavano abiti colorati o senza coprirsi il viso. “Siamo profondamente preoccupati che tali azioni abbiano lo scopo di costringere uomini e ragazzi a punire le donne e le ragazze che si oppongono alle regole dei talebani, privandole ulteriormente dei loro diritti e normalizzando la violenza contro di loro”, ha affermato la squadra di esperti indipendenti nella dichiarazione. La squadra di esperti ha esortato i talebani a ripristinare i diritti e le libertà delle donne afgane, liberare gli attivisti dalla detenzione e ripristinare l’accesso alle scuole e agli spazi pubblici.

Il gruppo di esperti, nominato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, comprende Richard Bennett, relatore speciale sui diritti umani in Afghanistan, e Farida Shaheed, relatrice speciale sul diritto all’istruzione. Il portavoce nominato dai talebani per il ministero degli Affari esteri, Abdul Qahar Balkhi, ha respinto la dichiarazione degli esperti condannando le sanzioni imposte contro l’Afghanistan. Le sanzioni contro i funzionari talebani e il congelamento di miliardi di riserve in valuta estera hanno limitato l’accesso alle istituzioni globali e al denaro esterno che avevano sostenuto l’economia dell’Afghanistan dipendente dagli aiuti prima del ritiro delle forze Usa e Nato.

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