Afghanistan, i talebani: “Almeno 28 militanti tra le vittime nel duplice attacco di Kabul”

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Sarebbero almeno 28 i militanti talebani uccisi nel duplice attentato avvenuti ieri al di fuori dell’aeroporto Hamid Karzai di Kabul costato la vita ad almeno 100 persone secondo gli ultimi bilanci, tra cui 13 militari statunitensi, rivendicati dallo Stato islamico dell’Iraq e del Levante – Provincia di Khorasan (Isis K). A riferirlo è un esponente di spicco dei talebani secondo quanto riportato dall’emittente panaraba “Al Arabiya”. “Abbiamo perso più persone degli statunitensi”, ha affermato l’esponente dei talebani, affermando che dopo i fatti di ieri non vi più motivo di prorogare la scadenza per il ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan oltre il 31 agosto e miliziani talebani saranno poste a guardia di tutti gli aeroporti dell’Afghanistan. I talebani hanno condannato con forza gli attentati, sottolineando che sono avvenuti in un’area sotto il controllo dell’esercito statunitense. Ieri il portavoce del movimento, Zabihullah Mujahid, ha affermato che “l’attentato è avvenuto in una zona in cui le forze statunitensi sono responsabili della sicurezza” e molti Paesi e organizzazioni internazionali nel mondo hanno condannato l’attacco suicida.

Da almeno due giorni sia gli Stati Uniti che gli alleati Nato avevano lanciato l’allarme per possibili attacchi terroristici da parte della fazione afgana dello Stato islamico che, come dimostrato dai fatti di Kabul, non ha esitato a colpire anche i talebani, mostrandosi come un ulteriore attore all’interno della crisi dell’Afghanistan. Lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante – Provincia di Khorasansi è formato alla fine del 2014 e opera come affiliato dell’Isis in Afghanistan e Pakistan. Khorasan è un termine storico per una regione che comprende l’attuale Afghanistan e parti del Medio Oriente e dell’Asia centrale. Il gruppo è anche conosciuto come Isis K o Is K. Tra i membri fondatori figurano militanti che avevano combattuto sia tra i talebani afgani che pachistani. In un video del 2015, l’allora leader del gruppo, Hafiz Saeed Khan, e altri alti comandanti avevano pubblicamente giurato fedeltà ad Abu Bakr al Baghdadi, ai tempi leader dello Stato Islamico, proclamandosi amministratori di un nuovo territorio dell’Is in Afghanistan. Secondo il Center for International Security and Cooperation dell’Università di Stanford, l’ affiliato regionale ha operato nei territori sotto il suo controllo con una rigorosa interpretazione della legge islamica e ha utilizzato tattiche di imposizione violente, come eseguire esecuzioni pubbliche, uccidere leader tribali e chiudere le scuole. Il leader dello Stato islamico Khorasan è stato ucciso nel 2016 durante un attacco di droni statunitensi, ben tre anni prima di Al Baghdadi, morto invece nel 2019.

Per quanto riguarda i rapporti tra talebani e Isis K, i due sono ufficialmente nemici. Infatti fin dalla sua fondazione, l’affiliato dello Stato Islamico è stato in contrasto con i talebani, che ora controllano l’Afghanistan. In questi anni molti militanti talebani hanno disertato il gruppo islamista per unirsi all’affiliato dello Stato Islamico e i due gruppi si battono per il controllo di risorse e territorio. Le loro differenze sono anche ideologiche. Infatti, l’ostilità tra i due gruppi è nata sia dalle differenze ideologiche che dalla competizione per le risorse. L’Isis ha accusato i talebani di trarre la propria legittimità da una ristretta base etnica e nazionalistica, piuttosto che da un credo islamico universale. Inoltre mentre i talebani cercavano di negoziare con gli Stati Uniti negli ultimi anni, molti di coloro che si opponevano ai colloqui sono passati allo Stato islamico. Secondo stime Onu, lo Stato islamico Khorasan vanta tra i sui ranghi almeno 2.000 combattenti nell’Afghanistan orientale e settentrionale, ma di recente diverse sue formazioni si sono sparpagliate in altre zone del Paese dopo significative perdite territoriali.

Afghanistan: i talebani chiedono agli Usa  di mantenere l’ambasciata a Kabul

I talebani hanno chiesto agli Stati Uniti di mantenere operativa la loro ambasciata a Kabul dopo il ritiro completo dall’Afghanistan, il 31 agosto. Lo riferiscono rappresentanti del gruppo islamista e fonti diplomatiche citate dall’agenzia di stampa “Kyodo”. “Vorremmo molto che gli Stati Uniti rimanessero in Afghanistan”, ha dichiarato all’agenzia un funzionario anonimo dei talebani, secondo cui tale posizione è già stata ufficialmente illustrata a Washington. Secondo il funzionario, di cui “Kyodo” non rivela l’identità, i talebani hanno offerto agli Usa una “garanzia di massima sicurezza” all’ambasciata. La questione potrebbe essere stata al centro dell’incontro riservato tra il direttore della Central Intelligence Agency (Cia), William Burns, e il leader di fatto dei talebani, Abdul Ghani Baradar, avvenuto a Kabul lunedì 23 agosto. Secondo fonti diplomatiche citate da “Kyodo”, i talebani puntano ad evitare una totale rottura dei canali di dialogo con gli Stati Uniti, e ad agevolare il riconoscimento internazionale del nuovo governo talebano in Afghanistan. Il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken, ha dichiarato mercoledì 25 agosto che i talebani hanno promesso un passaggio sicuro per i cittadini statunitensi che vorranno lasciare l’Afghanistan dopo il 31 agosto.

Biden: “Gli Usa non perdoneranno”

Gli Stati Uniti non perdoneranno, non dimenticheranno. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, parlando alla nazione dopo gli attentati all’aeroporto di Kabul durante i quali hanno perso la vita 12 militari statunitensi. “Vi daremo la caccia e vi faremo pagare per quanto avete fatto, noi difenderemo le persone con ogni potere in nostro possesso”, ha aggiunto l’inquilino della Casa Bianca, parlando di “piani operativi per colpire tutte le strutture di Isis-K (l’organizzazione terroristica responsabile dell’attacco)”. Biden ha aggiunto: “Sappiate che i terroristi non vinceranno. Noi soccorreremo i nostri alleati afgani, la nostra missione continuerà, l’America non si lascerà intimidire”.

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I membri delle Forze statunitesi che hanno dato la vita in Afghanistan “li definiamo eroi” ha detto ancora. “Sono stati parte di uno sforzo per un ponte aereo e di evacuazione mai visto, con 100 mila cittadini americani, civili afgani che ci hanno aiutato”. Il presidente ha espresso “un grande dolore per le famiglie afgane che hanno perso i loro cari, inclusi i bambini uccisi da questi terribili attacchi”. “Abbiamo il cuore spezzato. Da padre di un maggiore che ha servito in Iraq e Kosovo e come avvocato durante la guerra ricordo che quando è tornato dall’Iraq gli è stato diagnosticato un tumore al cervello. Anche noi abbiamo perso qualcosa, sappiamo come si sentono le famiglie di questi eroi coraggiosi: è come avere un buco nero nel petto. Il cuore fa male, ma abbiamo un obbligo sacro nei confronti delle famiglie ed è un obbligo che durerà per sempre. Le vite che abbiamo perso sono state donate al servizio della sicurezza e dell’America”, ha detto Biden facendo riferimento al figlio Boe.

L’amministrazione Usa “garantirà” ulteriori forze per portare a termine l’evacuazione dall’Afghanistan, qualora l’Esercito le richieda, ha annunciato. Biden ha sottolineato che le operazioni di evacuazione continueranno come previsto fino al 31 agosto e, rispondendo alle domande dei reporter, ha affermato che – a suo dire – non ci sono stati errori nella gestione dell’aeroporto della capitale afgana. A proposito del coordinamento coi talebani, ha chiarito che si può fare, in questa fase, per ultimare l’evacuazione dall’Afghanistan dei cittadini Usa e della popolazione locale che vuole lasciare il Paese. Parlando ai giornalisti, Biden ha rimarcato che “non sto dicendo che i talebani sono bravi ragazzi ma che è nel loro interesse prendere il controllo dell’aeroporto” dopo che le forze Usa saranno andate via. Biden ha anche affermato di “non avere certezza” che esistesse una lista delle persone da evacuare dall’Afghanistan. L’inquilino della Casa Bianca ha risposto così alle domande dei giornalisti, con particolare riferimento alle indiscrezioni del sito “Politico”, secondo cui funzionari Usa avrebbero dato ai talebani una lista coi nominativi delle persone destinate all’evacuazione.

Il presidente degli Stati Uniti si è assunto la responsabilità per quanto accaduto in Afghanistan, rimarcando tuttavia che il suo predecessore, Donald Trump, è giunto ad un accordo con i talebani, i quali si erano impegnati a non colpire più le forze Usa nel Paese.

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