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Guinea-Conakry: domenica le presidenziali, scontro fra Condé e Diallo in un clima di tensione

Guinea-Conakry: domenica le presidenziali, scontro fra Condé e Diallo in un clima di tensione
Conakry, 16 ott 2020 16:44 - (Agenzia Nova) - Vecchie rivalità e tensioni irrisolte sono al centro delle elezioni presidenziali che domenica prossima, 18 ottobre, si svolgeranno in Repubblica di Guinea. Candidato per un contestato terzo mandato, dopo la vittoria alle elezioni del 2010 e del 2015, il presidente uscente Alpha Condé (82 anni) affronterà per la terza volta consecutiva il leader di opposizione Cellou Dalein Diallo, in un contesto di crescenti tensioni politiche. Riuniti nel Fronte per la difesa della Costituzione (Fncd), gli attivisti di opposizione e società civile contestano infatti da mesi a Condè una gestione personalistica del potere, culminata quest’anno con l’approvazione di una modifica costituzionale che lo ha autorizzato a presentarsi nuovamente per la rielezione, violando il limite dei due mandati previsto dalla versione originaria della Costituzione. Da allora, le proteste scaturite dalla contestata riforma sono andate avanti per mesi, sfociando in frequenti scontri con la polizia che hanno provocato, secondo le stime di Amnesty International, almeno 50 morti nell’ultimo anno.

I due candidati hanno una lunga storia di rivalità politica alle spalle. Diallo può vantare di aver vinto con ampio margine al primo turno di entrambe le scorse elezioni presidenziali, avendo battuto Condé sia nel 2010 (ottenendo il 43,7 per cento contro il 18,2 per cento dell'attuale capo dello Stato) sia nel 2015 (con il 39,7 contro il 20,6 di Condé): risultati che, tuttavia, furono ribaltati al secondo turno, quando Condé risultò vittorioso in entrambi i casi (rispettivamente con il 52,5 e il 57,8 per cento), dando adito a sospetti e accuse di frode da parte dell’opposizione. Fra i due non corre buon sangue, e nel corso dell’ultima campagna elettorale non sono mancate frecciate reciproche. “Questo voto non è un’elezione, è una guerra”, ha affermato Condé in un comizio tenuto il mese scorso a Siguiri, uno delle roccaforti elettorali del Raggruppamento del popolo guineano (Rpg), il partito al potere per il quale è candidato. Il capo dello Stato ha quindi denunciato il fatto che i candidati dell'opposizione si sono riuniti in un unico blocco "per combattermi", mentre Diallo - dal canto suo - ha invitato i suoi sostenitori a consegnare il Paese “a chi non mente, non ruba e non mantiene false promesse".

A testimoniare il fatto che la tornata elettorale non si svolgerà in un clima disteso c'è l'agguato avvenuto nelle prime ore di oggi in una base militare a Kindia, nell'ovest del Paese, presa d'assalto da un gruppo di uomini armati non identificati che hanno ucciso il comandante della base, Mamady Condé, provocando un numero imprecisato di vittime fra i militari e alimentando perfino le voci di un possibile, imminente colpo di Stato. A parziale conferma di ciò, inoltre, ci sarebbe l'allarme con cui le autorità di Conakry consigliano alle navi mercantili che navigano nelle acque territoriali guineane di applicare misure di sicurezza elevate o di considerare manovre di ancoraggio alternative. A rendere ulteriormente tesa la vigilia del voto c'è poi la nuova manifestazione convocata oggi dall'Fncd nella capitale Conakry per contestare la modalità in cui si terranno gli scrutini di domenica. L'invito, riferisce "Guinée Matin", è stato diffuso ai sostenitori della piattaforma allo scopo dichiarato di contestare ancora una volta la candidatura del presidente Condé ad un terzo mandato, nel quadro di un contesto elettorale che fa prevedere disordini e forti contestazioni.

Proprio in reazione all’annuncio con il quale Condé ha ufficializzato, lo scorso 31 agosto, la sua candidatura ad un terzo mandato, l’Fncd ha infatti annunciato nelle scorse settimane una nuova mobilitazione a livello nazionale, tornando a definire la candidatura ad un terzo mandato di Condé "illegale" e "illegittima". Nel tentativo di dissuadere i cittadini dal votare Condé, nell'ultimo periodo la società civile ha analizzato con maggior puntiglio l'esito del secondo mandato presidenziale. Secondo un rapporto pubblicato dalla piattaforma guineana Lahidi, l’87 per cento delle promesse contenute nei 315 progetti di governance approvati dal governo Condé per il periodo 2015-2020 non sono stati mantenuti. In base allo studio, solo il 13 per cento degli impegni è stato rispettato, per un totale di 40 progetti distribuiti in 19 settori. I migliori risultati riguardano i settori Affari sociali (50 per cento), estrazione mineraria (38), giustizia (30), gioventù, sport e cultura (30 per cento).

Quanto ai programmi di governo, se l'82enne Condé ha dichiarato di voler essere "il candidato dei giovani e delle donne", per Diallo “la priorità è di riconciliare e unire i guineani”: il leader dell’Unione delle forze democratiche guineane (Ufdg) promette, in particolare, di “mettere in atto le raccomandazioni della Commissione nazionale di riconciliazione, per porre fine a un passato che continua a dividere. Solo allora arriveremo ai nostri settori prioritari, che riguardano l'istruzione, la sanità, le infrastrutture stradali, la giustizia, le istituzioni militari. Questi settori - ha dichiarato in un’intervista a “Jeune Afrique” il suo consigliere politico, Ousmane Gaoual Diallo - non possono essere ricostruiti sulla base di una società divisa”. A questo proposito, analisti locali hanno sottolineato i toni usati dal presidente in carica durante i comizi tenuti in campagna elettorale, in particolare per i riferimenti a gruppi etnici - come i peul e i malinké - che potrebbero alimentare nuove tensioni in vista del voto.

In una lettera inviata al procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Fatou Bensouda, gli avvocati francesi dell’Fndc hanno sostenuto che “simili osservazioni riflettono il desiderio di Alpha Condé di spostare il dibattito su basi etniche, con il rischio di alimentare divisioni all'interno della popolazione", mentre un richiamo formale è venuto anche dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, che in una dichiarazione cofirmata dal consigliere speciale Onu per la prevenzione di genocidi, Pramila Patten, ha chiesto ai candidati alla presidenza di astenersi dall'incitare all'odio nei loro comizi elettorali. "Ci sono stati appelli sempre più diffusi e creatori di divisione alle affiliazioni etniche durante la campagna, in particolare riferimenti alle etnie malinké e peul", ha detto Bachelet, sottolineando il rischio che simili messaggi provochino nuove violenze in vista del voto del 18 ottobre. Oltre a quelle di Condé e Diallo, in vista del voto del 18 ottobre la Corte costituzionale ha approvato la candidatura di altri dieci candidati: Ousmane Kaba, Ibrahima Abé Sylla, Abdoul Kabelé Camara, Makale Camara, Makale Traoré, Ousmane Doré, Bouya Konate, Mandiouf Mauro Sidibé, Abdoulaye Kourouma, Laye Souleymane Diallo. (Res)
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