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Serbia: tragedia elicottero, partono fra le polemiche le indagini sull’incidente che ha scosso il paese

Belgrado, 16 mar 2015 18:55 - (Agenzia Nova) - Dopo la proclamazione del lutto nazionale proseguono in Serbia le indagini sulle dinamiche del fallito atterraggio dell’elicottero militare Mi-17 nei pressi dell’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado. Il velivolo stava trasportando d’urgenza un neonato per sottoporlo a cure mediche e a bordo vi erano, oltre al bambino, quattro membri della difesa, un medico ed un anestesista dell’ospedale di Novi Pazar. Il trasporto ha dovuto fronteggiare condizioni meteorologiche proibitive che hanno portato a due tentativi falliti di atterraggio presso le strutture dell’aeroporto Nikola Tesla. Le comunicazioni con l’elicottero si sono interrotte attorno alle 22 e 30 di venerdì sera, e i resti del velivolo sono stati ritrovati solo attorno alle due di notte. Le sette persone a bordo sono morte sul colpo.

Nella giornata di domenica il presidente serbo Tomislav Nikolic ha chiesto di fare luce al più presto su un avvenimento che ha scosso l’intera nazione. Nikolic ha convocato in una riunione d’urgenza il ministro della Difesa Bratislav Gasic ed il capo di stato maggiore Ljubisa Dikovic, a cui ha chiesto una relazione completa e dettagliata sull’accaduto “in tempi rapidi”, per salvaguardare la credibilità delle istituzioni “che godono della maggiore fiducia da parte dei cittadini”. Lo stato maggiore ha istituito due commissioni d’inchiesta, secondo quanto reso noto da Dikovic in una conferenza stampa convocata dopo l’accaduto.

“Mercoledì – ha spiegato Dikovic – è il termine stabilito per le indagini della prima commissione, che io stesso ho formato e che si occupa delle situazioni straordinarie. La commissione darà una risposta su come si è arrivati alla sciagura”. Il secondo organismo, di carattere tecnico, avrà invece tempo fino al 30 marzo per esaminare le condizioni del velivolo. Secondo Dikovic, infine, il trasporto era avvenuto poiché il bambino aveva necessità di ossigeno, mentre ve ne era a disposizione solo per ancora un’ora.

Nella stessa conferenza stampa il generale Predrag Bandic ha confermato che la decisione di far volare l’elicottero è stata presa alla luce dell’impossibilità di rifornire il neonato di altro ossigeno. Bandic ha inoltre spiegato che alle 19 e 30 di venerdì era giunta la richiesta da parte delle autorità sanitarie per il trasferimento del neonato. Da quel momento fino alle 20 e 15 è stata compiuta un’analisi sulle condizioni meteorologiche. “Siamo stati in contatto diretto con gli operatori sanitari – ha concluso – e siamo stati messi a conoscenza delle condizioni del bambino”.

Il ministro della Difesa non ha presenziato alla conferenza stampa perché in quelle ore si trovava in visita presso i parenti delle vittime. Poco prima della visita al presidente Nikolic, lo stesso Gasic ha però precisato in una trasmissione dell’emittente radiotelevisiva “Tv Pink” che nessuna responsabilità può essere indicata prima del termine dei lavori delle due commissioni. “Le persone responsabili non possono dire così su due piedi chi è colpevole, e per questo sono state formate le commissioni”, ha detto Gasic. Il ministro ha inoltre dichiarato alla stampa locale che la magistratura svolgerà parallelamente delle proprie indagini. Gasic ha infine detto “di non voler parlare delle speculazioni” secondo cui non vi sarebbe stato sufficiente carburante ed il pilota avrebbe avuto scarsa esperienza di volo. I piloti che erano a bordo, ha osservato, erano “i migliori che le forze armate avessero” con migliaia di ore di volo alle spalle.

Nella conferenza stampa convocata dallo stato maggiore il generale Predrag Bandic, comandante della 204ma brigata aerea, ha precisato di avere dato personalmente l’ordine di volo all’elicottero che stazionava a Batajnica, nei pressi di Belgrado, per dirigersi fino alla base di Raska e da lì ripartire con il bimbo a bordo. Bandic ha spiegato che l’ordine è stato dato sulla base della decisione del ministro della Difesa Gasic, poiché i medici avrebbero detto che occorreva “trasferire d’urgenza il neonato”. In attesa degli esiti delle indagini, però, crescono i dubbi e le critiche su una decisione che ricade personalmente sul capo del dicastero della Difesa e su quello della Sanità, Zlatibr Loncar, che ha fatto richiesta del trasporto d’urgenza.

L’ex comandante della difesa aerea e contraerea, generale di brigata in pensione Sreto Malinovic, ha dichiarato alla stampa locale che “evidentemente esisteva una pressione affinché venisse eseguito tale compito” e che ciò ha prevalso sulla valutazione professionale. Spetta agli organi competenti indagare sulla vicenda, ha aggiunto, e stabilire se vi sono state eventuali “scorciatoie” nella catena di comando che doveva dare l’ordine. L’analista militare Aleksandar Radic ha commentato ancora più duramente l’episodio sui media locali, definendo “incredibile” il modo in cui si sono verificati gli eventi. Si apre una domanda sulla responsabilità in merito all’accaduto, ha osservato, poiché le condizioni meteo e dunque la visibilità non erano adeguate per la partenza.

Qualunque sia l’esito dell’inchiesta avviata, certo è che la difesa in Serbia ed il nome del ministro Gasic finiscono di nuovo al centro di polemiche a livello nazionale. Uno degli ultimi episodi eclatanti ha visto lo stesso Gasic a fine gennaio confrontarsi duramente con il difensore civico Sasa Jankovic. Quest’ultimo aveva fatto richiesta per visionare la documentazione relativa all’incidente che, nel giorno della sfilata del Gay Pride, ha visto coinvolto Andrej Vucic, fratello del premier, e gli uomini della sua scorta appartenenti a reparti speciali che fanno capo alla difesa in un tafferuglio con agenti della gendarmeria presso i cordoni di protezione in piazza Slavija. Lo stesso difensore civico nei giorni precedenti aveva dichiarato che verrebbero svolte intercettazioni illecite da parte dell’Agenzia per la sicurezza militare serba (Vba) nei confronti di civili. Gasic aveva replicato osservando che al momento non vengono svolte intercettazioni da parte della Vba e che soprattutto queste non vengono svolte senza una decisione della corte.

L’incarico di Gasic a capo della difesa sembra dunque più complesso di quanto forse lo stesso ministro potesse immaginare: membro del Partito progressista serbo, Gasic non aveva infatti mai fatto parte prima di quel momento dell’ambiente militare. Nel 2012, dopo le elezioni nazionali che portarono l’Sns alla vittoria, Gasic fu nominato sindaco di Krusevac, sua città natale, e successivamente vicepresidente della forza politica a livello nazionale. Con le nuove elezioni del marzo 2014, Gasic fu nominato al dicastero della Difesa andando così a sostituire Nebojsa Rodic.

Sotto Gasic la Serbia ha aderito ufficialmente al Piano d’azione di partenariato individuale della Nato (Ipap). La procedura per l’adozione del piano è terminata il 15 gennaio 2015, e circa un mese prima Gasic aveva dichiarato che la Serbia “prosegue la sua cooperazione con la Nato con l’obiettivo di aderire il prima possibile all’Ipap”. La dichiarazione era giunta in occasione della visita a Belgrado di Patrick Auroy, assistente del segretario generale Nato per gli investimenti della Difesa. L’Ipap, aveva osservato Gasic, è il massimo quadro in cui si può inserire la collaborazione con la Nato per un paese che non ne fa parte. Secondo il ministro, l’Ipap potrà contribuire ulteriormente all’avanzamento del settore della difesa nazionale.

Fra le polemiche scoppiate attorno al settore della difesa in Serbia è riesplosa infine nelle ultime settimane quella fra il capo di stato maggiore Dikovic e il Fondo per i diritti umani. L’organizzazione ha rilanciato le accuse già mosse nel 2012, su una presunta partecipazione di Dikovic in crimini di guerra legati al caso della fossa comune di Rudnica, dove sono stati rinvenuti i cadaveri di cittadini di etnia albanese uccisi durante il conflitto in Kosovo. Poco tempo dopo il nuovo annuncio dell’organizzazione, il 18 febbraio è iniziato invece il processo avviato dalla denuncia dello stesso Dikovic contro l’ex direttrice del Fondo, l’attivista serba Natasa Kandic, per le accuse mosse nel 2012. All’epoca la procura speciale per i crimini di guerra non aveva trovato elementi per procedere contro Dikovic. (Seb)

"Desidero rivolgere a tutta la Redazione di Agenzia Nova e a coloro che hanno creduto in questo progetto editoriale, gli auguri da parte della Difesa e delle Forze Armate italiane"

Lorenzo Guerini
Ministro della Difesa
22 luglio 2021


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