SPECIALE ENERGIA

 
 

Speciale energia: Corte Ue, sì a più permessi per trivellazioni, ma gare pubbliche e tutela ambiente

Bruxelles, 24 giu 14:15 - (Agenzia Nova) - Uno Stato membro non è obbligato a limitare la superficie delle aree in cui un determinato operatore è legittimato a svolgere attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, quali petrolio e gas naturale. Tuttavia, gli Stati membri sono tenuti a garantire un accesso non discriminatorio a tali attività a tutti gli operatori pubblici e privati, indipendentemente dalla loro nazionalità, e possono imporre condizioni e requisiti per l'esercizio di queste attività ai fini della protezione dell'ambiente. Lo ha comunicato la Corte di Giustizia dell'Unione europea che ha ricordato che, nel 2013, la Global Petroleum, società australiana attiva nel settore degli idrocarburi offshore, ha presentato quattro distinte richieste alle autorità italiane per ottenere quattro permessi di ricerca di idrocarburi in aree tra loro adiacenti e localizzate nel mare Adriatico, al largo della costa pugliese. Ogni richiesta riguardava una superficie di poco inferiore ai 750 chilometri quadrati. Questo perché la normativa italiana stabilisce che l'area oggetto di un permesso di ricerca non può superare i 750 chilometri quadrati. Nel 2016 e nel 2017, le autorità italiane hanno dichiarato la compatibilità ambientale dei quattro progetti di ricerca presentati dalla Global Petroleum, anche tenendo in considerazione il loro effetto cumulativo. La Regione Puglia ha proposto vari ricorsi dinanzi ai giudici italiani per impedire alla Global Petroleum di sfruttare un'area complessiva di fondali marini di circa 3 mila chilometri quadrati, sostenendo che, per evitare che la normativa venisse 'aggirata', il limite di 750 chilometri quadrati avrebbe dovuto essere applicato non soltanto al singolo permesso, ma anche al singolo operatore. (Beb)
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