TENSIONI USA-VATICANO PER I RAPPORTI CON LA CINA

 
 

Tensioni Usa-Vaticano per i rapporti con la Cina: il Papa rifiuta l'incontro con Pompeo

Tensioni Usa-Vaticano per i rapporti con la Cina: il Papa rifiuta l'incontro con Pompeo
Roma, 27 set 2020 11:09 - (Agenzia Nova) - Papa Francesco non incontrerà il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, in visita in Italia i prossimi 29 e 30 settembre. Secondo quanto appreso da "Agenzia Nova", il pontefice non è solito incontrare alcun capo dello Stato sotto periodo elettorale, mentre rimane confermato l'appuntamento in agenda con il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Secondo quanto riferito in una nota dal dipartimento di Stato Usa, in Vaticano Pompeo incontrerà anche il segretario per i Rapporti con gli Stati, l'arcivescovo Richard Gallagher, mentre il 30 settembre terrà un discorso all'ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede, in occasione di un simposio sull'avanzamento e la difesa della libertà religiosa attraverso la diplomazia.

La notizia del mancato incontro tra papa Francesco e il responsabile della diplomazia Usa avviene nel quadro delle tensioni accese di recente da Washington in merito al rinnovo dell'accordo tra Cina e Vaticano a proposito delle modalità di nomina dei vescovi cattolici cinesi. “Due anni fa la Santa Sede ha raggiunto un accordo con il Partito comunista cinese nella speranza di aiutare i cattolici in Cina”, ma nel frattempo “gli abusi sui fedeli sono solo peggiorati”, scriveva la scorsa settimana il capo della diplomazia di Washington sulla rivista neo-con “First Things”, aggiungendo che, se rinnovasse l’intesa, “il Vaticano metterebbe in pericolo la sua autorità morale”.

È da tempo che la “nuova Guerra fredda” tra Stati Uniti e Cina fa sentire i propri riverberi nei palazzi del Vaticano. La Casa Bianca si è opposta duramente, fin dall’inizio, all’apertura della Santa Sede verso la Repubblica popolare e negli ultimi mesi ha continuato a premere perché la Chiesa cattolica cestini l’accordo del 2018. La precedente visita di Pompeo a Roma, nell’ottobre del 2019, era stata preceduta di ventiquattr’ore da una perquisizione della gendarmeria pontificia negli uffici della segreteria di Stato vaticana proprio nel quadro dell’inchiesta riguardante gli investimenti della Santa Sede a Londra. Negli stessi giorni era stato a Roma anche il procuratore generale degli Stati Uniti, William Barr. Successivamente, nel gennaio del 2020, sarebbe stato ricevuto in Vaticano anche il vicepresidente Mike Pence.

In questo contesto cadono inoltre le dimissioni del cardinale Giovanni Angelo Becciu dalla carica di prefetto della Congregazione delle cause dei santi e la sua rinuncia al cardinalato, comunicate di recente dalla Santa Sede. Un fatto che la stampa ha immediatamente collegato all’inchiesta relativa all’acquisto di un immobile di lusso a Londra con 200 milioni di dollari provenienti da un fondo della Sezione affari generali della segreteria di Stato, di cui l’ormai ex cardinale era all’epoca sostituto. Tuttavia, appare non senza significato che le dimissioni di Becciu siano giunte pochi giorni prima della visita di Pompeo.

Angelo Becciu è stato il numero due del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e vero artefice dell’accordo con la Cina che tanto ha irritato gli Stati Uniti. Lo scorso 14 settembre, cinque giorni prima dell’attacco di Pompeo su “First Things”, Parolin aveva definito “buone” le possibilità che l’intesa con Pechino venga rinnovata. L’accordo “provvisorio” è scaduto il 22 settembre, ma finora dalla Santa Sede non sono arrivati annunci. Proprio nel giorno dell’allontanamento di Becciu è stato ufficializzato che il segretario di Stato vaticano si pronuncerà sul futuro dei rapporti con la Cina il prossimo 3 ottobre a Milano, in occasione di un convegno organizzato dalla Diocesi di Milano e intitolato “Un’altra Cina. Tempo di crisi, tempo di cambiamento”. (Res)
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