Cronaca

 
 

Cani bagnino al lavoro con i loro conduttori, così si salvano i bagnanti

Cani bagnino al lavoro con i loro conduttori, così si salvano i bagnanti
Roma, 15 ago 2020 00:00 - (Agenzia Nova) - Botch e Ariel sulle spiagge di Ostia, a Tarquinia opera Eva, a Pescia Maggy e, a Montalto di Castro, c’è Thor, senza il martello del Dio del tuono, ma con un folto pelo nero. Sono alcuni dei labrador, terranova o golden retriever, componenti delle unità cinofile della Scuola italiana cani da salvataggio, che garantiscono la sicurezza sulle spiagge laziali, in particolar modo come oggi, a Ferragosto, quando i litorali, più che in altri periodi dell’anno, pullulano di bagnanti. Quando l’onda si alza, la corrente aumenta, il livello di prudenza cala, la vita dei bagnati è in pericolo ed è allora che l’attività di sorveglianza e intervento di uomini e cani diventa preziosa. “Quando parliamo di unità cinofila, ci riferiamo al connubio composto da un conduttore, uomo o donna che sia, e il suo cane”. Lo dichiara ad "Agenzia Nova" Roberto Gasbarri, responsabile per l’area centro meridionale della Scuola italiana Cani da salvataggio che ha sede a Roma.

“Squadre specializzate in salvataggi in mare fatti, partendo da riva, da natanti o addirittura lanciandosi da elicotteri”. La precisazione però è d’obbligo: “La loro attività, che è di protezione civile, non si sostituisce ai presidi balneari classici, men che mai ai bagnini, ma va ad integrare le loro attività, in particolare sulle spiagge libere più affollate”. Ogni cane è di proprietà del suo operatore, ed insieme sostengono un corso di formazione presso la sede della scuola nazionale in via Ardeatina a Roma. Un anno di impegno sia per il cane che per il suo conduttore. “Il loro valore aggiunto sulle spiagge è duplice – spiega Gasbarri-. Il primo aspetto è quello operativo, legato al fatto che un operatore di salvataggio, con l’ausilio di un cane, ha una capacità maggiore di intervento. Il cane ha più forza in acqua per trainare pesi maggiore così come ha una maggiore resistenza alla fatica. Immaginate quando più persone si trovano in difficoltà e il cane riesce a trainarne a riva più di una per volta. L'altro aspetto è legato alla comunicazione. Il cane catalizza molto di più l’attenzione dei bagnanti, soprattutto quelli più piccoli, e l’opera di sensibilizzazione del conduttore, alla prudenza e ai pericoli del mare, è più efficace”.

Di salvataggi le squadre cinofile sulle coste laziali ne hanno fatte tantissimi. Tra quelli che più facilmente si ricordano c’è senz’altro il salvataggio, qualche anno fa, di una bambina di 6 anni e della sua mamma che si era lanciata in acqua senza saper nuotare. Devono la loro vita a Eva e India, due Labrador, ed ovviamente, ai loro conduttori Nicola Paolini e Ornella Spinosi. “Eravamo nella postazione sulla spiaggia di Riva dei Tarquini a Tarquinia – racconta Paolini -. C’era una forte corrente di risacca e sapevo qual era il pericolo. Per questo guardavo i bambini quando ne ho visto una che veniva trascinata via. In pochi secondi l’ha portata a 70 metri dalla riva. Sono partito di corsa ed Eva insieme a me senza neanche il bisogno di chiamarla. Intanto Ornella e India si occupavano della mamma che annaspava ma era più vicina alla riva. La corrente era molto forte ma siamo riusciti a raggiungere comunque la piccola. Io l’ho presa e l’ho stretta con un braccio mentre con l’altro mi sono aggrappato ad Eva affidandomi completamente a lei e, nonostante la forte corrente, ci ha riportato entrambi a riva. Forse ce l’avrei fatta anche da solo, o forse no, quindi meglio che ci fosse anche Eva. I cani in acqua – spiega il conduttore -, hanno una sensibilità maggiore per la corrente; la sentono attraverso i polpastrelli delle zampe. Sanno dove andare per uscire dal flusso e trovare la strada più veloce e tranquilla per la salvezza. Io mi affido completamente a Eva negli interventi, sa sempre qual è la rotta più sicura”. (Rer)
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