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Germania: Laschet eletto presidente della Cdu, vince il "candidato della continuità" con Merkel

Germania: Laschet eletto presidente della Cdu, vince il
Berlino, 16 gen 11:42 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro della Renania settentrionale-Vestfalia, Armin Laschet, è stato eletto presidente dell'Unione cristiano-democratica (Cdu) con 521 voti. Al ballottaggio, Friedrich Merz, esponente della destra del partito, si è fermato a 466 voti. La Cdu ha votato oggi per eleggere il successore della cancelliera Angela Merkel alle prossime elezioni federali di settembre. Il nuovo leader della Cdu è stato eletto da 1.001 delegati che hanno partecipato al congresso che si è aperto ieri in formato digitale.

Partito ultimo nei sondaggi, Laschet ha giocato la carta della continuità con Merkel, di cui è tra i più fedeli sostenitori. Nell'elettorato della Cdu, molti sono stanchi della cancelliera e attendono un cambiamento. Quasi 20 anni di Merkel hanno provocato l'erosione dei consensi, che la Cdu ha recuperato a fatica. Con la pandemia di coronavirus, tuttavia, le preferenze per il partito sono tornate ad aumentare a fino circa il 40 per cento. La Cdu ha, infatti, tratto vantaggio dalla gestione della crisi, potendo sfruttare il suo ruolo di partito di maggioranza relativa nella Grande coalizione con l'Unione cristiano-sociale (Csu) e il Partito socialdemocratico tedesco (SpD), al governo dal 14 marzo 2018. In un momento simile, tra pandemia ed elezioni, la continuità con la cancelliera e l'establishment della Cdu che Laschet rappresenta un'importante risorsa al congresso del partito. Laschet, in questo senso, ha probabilmente rassicurato l'elettorato cristiano-democratico maggiormente preoccupato dalla conclusione della “era Merkel”.

È significativo che, nella corsa alla presidenza della Cdu, Laschet, nato a Burtscheid in Renania settentrionale-Vestfalia nel 1961, abbia come proprio vice il ministro della Salute Jens Spahn, giovane ed omosessuale. La corrispondenza tra i due è biunivoca. Da un lato, Laschet ha in Spahn un simbolo del futuro. Dall'altro, Spahn ha in Laschet il vantaggio dell'esperienza di governo e l'appoggio dell'establishment cristiano-democratico. Risorse importanti in un momento in cui il ministro della Salute tedesco starebbe valutando di candidarsi a cancelliere a settembre, mentre viene duramente criticato dagli alleati della SpD per i ritardi e le carenze nella campagna di vaccinazione contro il Covid-19 in corso in Germania.

Laschet ha probabilmente approfittato di un ulteriore e forse determinante vantaggio sui propri sfidanti, Merz e Norbert Roettgen, presidente della commissione Affari esteri del Bundestag. Il primo ministro della Renania settentrionale-Vestfalia era, infatti, l'unico dei tre candidati alla presidente della Cdu con esperienza di governo. Una dote assolutamente preziosa in vista delle elezioni di settembre e della fine della “era Merkel”. Al riguardo, assumono particolare rilevanza le recenti dichiarazioni della presidente dimissionaria della Cdu Annegret Kramp-Karrenbauer, ministra della Difesa tedesca. Kramp-Karrenbauer ha affermato che il suo successore alla guida del partito dovrà avere essere dotato di responsabilità e, soprattutto, di capacità di governo. Parole che possono essere interpretate come un implicito sostegno a Laschet, sebbene la presidente dimissionaria della Cdu si sia affrettata a correggere il tiro.

Che Laschet sia in sintonia con le posizioni della cancelliera Merkel lo dimostra il fatto che a novembre, un mese prima che il governo federale approvasse la seconda legge sulla sicurezza dei servizi della tecnologia dell'informazione, si era detto contrario ad escludere a priori l'azienda per le telecomunicazioni cinese Huawei dallo sviluppo della rete 5G in Germania. “Le conseguenze dell'esclusione sarebbero un ritardo nell'implementazione di questa tecnologia. Non può essere il nostro obiettivo. In quanto Paese orientato alle esportazioni, abbiamo un grande interesse per il libero scambio. Gli affari tedeschi vivono di esportazioni internazionali, anche verso Cina”, aveva dichiarato. (Geb)
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