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Energia: dirigente ministero Tunisia annuncia, “Eni vuole lasciare il Paese”

Tunisi, 01 apr 17:49 - (Agenzia Nova) - Il direttore generale per gli idrocarburi presso il ministero dell’Energia tunisino, Rachid Ben Dali, ha annunciato oggi in conferenza stampa che la compagnia petrolifera italiana Eni intenderebbe lasciare la Tunisia. Il dirigente ha spiegato che la decisione dell’azienda "rientra nel quadro della sua scelta di abbandonare le attività nel settore degli idrocarburi a vantaggio di energie alternative e non inquinanti, puntando anche sui giacimenti più redditizi del mondo” situati in altri Paesi, che la stampa tunisina identifica in Mozambico ed Egitto. Gli accordi conclusi tra la Tunisia ed Eni, ha spiegato ancora Ben Dali, garantiscono al Cane a sei zampe il diritto di cedere le proprie quote in Tunisia a un soggetto di pari livello tecnico e finanziario. “Nessuna alternativa a Eni è stata finora formalmente presentata”, ha aggiunto il direttore generale, aggiungendo che “qualsiasi interazione su questo dossier avviene tramite il Comitato consultivo per gli idrocarburi”.

Eni detiene in Tunisia partecipazioni in nove titoli minerari regolati da contratti di concessione e il permesso esplorativo Borj el Khadra. L’attività è concentrata nelle aree desertiche del sud e nell’offshore mediterraneo di fronte a Hammamet. La produzione di idrocarburi nel Paese è fornita principalmente dai blocchi offshore di Maamoura e Baraka (entrambi operati con una quota del 49 per cento) e onshore di Adam (Eni 25 per cento, operatore), Oued Zar (Eni 50 per cento, operatore), Djebel Grouz (Eni 50 per cento, operatore), MLD (Eni 50 per cento) El Borma (Eni 50 per cento) e del permesso esplorativo di Borj El Khadra (Eni 50 per cento).

Ben Dali ha poi smentito le indiscrezioni secondo le quali la compagnia anglo-olandese Shell avrebbe anch'essa deciso di lasciare la Tunisia. L’azienda internazionale in questione, a detta del dirigente tunisino, non ha alcuna intenzione di rinunciare alle proprie attività nel Paese rivierasco. Il direttore generale ha aggiunto che la ripresa delle attività petrolifere in Tunisia resta dipendente da un clima favorevole agli investimenti e da una situazione sociale stabile, rilevando, a tal proposito, che l'attività petrolifera è diminuita del 50 per cento rispetto al 2010. La produzione nazionale di idrocarburi è scesa da 7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep) nel 2010 a meno di 4,5 milioni di Tep nel 2020. Per Rania Marzouki, direttore delle esplorazioni presso la direzione generale degli idrocarburi, questo calo è dovuto al mancato rinnovo dello stock nazionale: il numero di permessi concessi è sceso a 23 nel 2020, contro i 52 del 2010.

Secondo il ministro “ad interim” dell'Industria, dell'energia e delle miniere, Mohamed Boussaid, "il calo degli indicatori di esplorazione e della produzione di idrocarburi si è riflesso direttamente nell'indice di indipendenza energetica, che è passato dal 93 per cento nel 2010 al 43 per cento nel 2020". Durante un’audizione davanti alla commissione parlamentare per l'Industria, l'energia, le risorse naturali e le infrastrutture, Boussaid ha sottolineato l’urgenza di trovare una soluzione ai casi più urgenti, come il permesso di ricerca nall’area di Zarat, nel Golfo di Gabes. Il ministro ha inoltre proposto di consentire a tre concessioni, la cui licenza di esercizio è ormai scaduta, di continuare la loro produzione, ricordando che altre 18 concessioni sono in procinto di terminare. (Tut)
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