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Messico: covid, nel fine settimana atteso via a vaccinazione con Sinovac

Città del Messico , 05 mar 18:29 - (Agenzia Nova) - Il Messico potrà iniziare ad utilizzare nel fine settimana il vaccino cinese contro il nuovo coronavirus Sinovac. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard, segnalando che il farmaco ha ottenuto il "Certificato di analisi" necessario per procedere. Secondo quanto riferisce il ministero della Salute, il prodotto verrà somministrato alla popolazione anziana nelle zone rurali. Domenica scorsa il Messico ha ricevuto un secondo carico di 800mila vaccini della Sinovac Life Sciences. Pechino ha già prodotto otto dei sedici test positivi perché le autorità farmacologiche possano dare il via libera definitivo. Le restanti prove, anche queste centrate sulla verifica di alla qualità delle dosi, dovrebbero essere presentate nella giornata di sabato.

Ad oggi le autorità sanitarie messicane hanno concesso l'uso in emergenza di cinque vaccini contro il nuovo coronavirus: quello prodotto da Pfizer e BionNtech, il russo Sputnik V, i prodotti cinesi di CanSino e SinoVac, e il farmaco sviluppato dall'Università di Oxford e AstraZeneca. Grazie a un accordo stretto l'estate scorsa, quest'ultimo vaccino viene prodotto e confezionato nel laboratorio messicano di Liomont, usando il principio attivo elaborato in Argentina presso l'istituto biotecnologico mAbxience (Gruppo Insud). Da qui, il vaccino AstraZeneca dovrà essere distribuito nel resto della regione, eccezion fatta per il Brasile che ha gettato le basi per una sua produzione autonoma.

A febbraio il paese nordamericano ha denunciato al Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite la situazione di "diseguaglianza" nell'accesso e nella distribuzione dei vaccini contro il nuovo coronavirus. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard, parlando di una preoccupazione condivisa con i paesi dell'America latina. "Presenteremo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la posizione del Messico e dell'America latina su quello che sta accadendo nel mondo: la diseguaglianza, l'iniquità che c'è nell'accesso ai vaccini", ha detto il ministro in conferenza stampa. "I paesi che producono il farmaco hanno tassi di vaccinazione molto alti, mentre America latina e Caraibi molto meno" ha detto Ebrard. "Sono le cose che vogliamo vedere nell'Onu, che non ci sia accaparramento di vaccini, che ci sia un principio di uguaglianza", ha fatto eco il presidente Andres Manuel Lopez Obrador.

La campagna vaccinale è partita con la somministrazione agli ultra ottantenni, ai lavoratori impegnati in prima linea nella lotta all'emergenza pandemica e agli insegnanti di Campeche, stato che per la sua relativamente contenuta dinamica di contagi è scelto come laboratorio per procedere alla riapertura delle scuole. Il calendario disegnato dal governo prevede da febbraio ad aprile la somministrazione al personale della salute non coinvolto in precedenza e ai cittadini sopra i 60 anni. Da aprile a maggio si passa alla popolazione di età compresa tra 50 e 59 anni, e da maggio a giugno verranno immunizzate le persone da 40 a 49 anni. Il resto della popolazione dovrebbe ricevere il vaccino da giugno del 2021 a marzo del 2022.

In Messico si contano 2.112.508 casi di contagio e 188.866 morti riconducibili alla Covid-19. Il paese ha introdotto il sistema di misurazione del grado di emergenza con un semaforo a quattro colori – rosso, arancione, giallo e verde – a giugno, con aggiornamenti settimanali. Per ognuno di questi vengono indicate le linee guida rispetto a cinque diversi parametri: attività lavorative, attività in spazi pubblici all'aperto e al chiuso, attività per le persone a rischio, attività scolastiche e misure di salute pubblica e di lavoro. Queste ultime non variano per nessuno dei diversi colori del semaforo: tenersi a debita distanza e lavarsi frequentemente le mani.

Il semaforo è in rosso quando l’occupazione dei posti letto supera il 65 per cento di quelli disponibili o se si registrano due settimane consecutive di incremento stabile. In questo caso sono permesse solo le attività economiche essenziali – una lista nota che va dalla farmaceutica alla filiera dell'agroalimentare all'energia – integrata dal comparto minerario, quello edile e quello dell'industria automotrice. L'arancione scatta se l'occupazione dei posti letto è inferiore al 65 per cento e se la tendenza delle ultime due settimane è in calo. Una condizione che permette di riaprire anche le attività economiche non essenziali, ma a un livello "ridotto". Via libera anche al rientro al lavoro per le persone appartenenti alle categorie cosiddette a rischio – come malati cronici e anziani –, ma con precise condizioni: spazi esclusivi previsti per i loro pasti e la possibilità di orari di lavoro ridotti. Si riaprono gli spazi pubblici all'aperto, ma con cautele per evitare occasioni di eccessivo affollamento.

Nelle regioni per le quali il semaforo diventa giallo – occupazione posti letto di ospedale inferiore al 50 per cento di quelli disponibili e due settimane continue di calo – possono ripartire tutte le attività produttive, anche quelle non essenziali, senza limiti. Si riducono ulteriormente i limiti alle attività negli spazi pubblici all'aperto e si riapre con moderazione la frequentazione di spazi comuni al chiuso: chiese, musei, cinema e teatro, ristoranti. Il grado più rassicurante, il verde, si raggiunge quando l'occupazione dei posti letto negli ospedali è sotto il 50 per cento e il calo è costante da almeno un mese.

Negli Stati che rispettano queste condizioni cadono tutti i divieti – compreso quello sulle attività scolastiche – fermo restando i paletti della "nuova normalità" necessaria per raffreddare la sempre possibile diffusione del virus: garantire spazi tra le persone e lavarsi con frequenza le mani. Al momento uno stato, Chiapas, gode delle condizioni più incoraggianti, e due - Guerrero e Guanajato -, sono nella fascia più critica. Il resto del paese si divide tra il secondo e il terzo grado di allarme. (Mec)
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