DIFESA

 
 

Difesa: ministero tedesco, Cina con le sue Forze armate punta a cambiare ordine mondiale

Berlino, 07 mar 13:46 - (Agenzia Nova) - Con le sue Forze armate la Cina sta cercando di cambiare l'ordine internazionale in linea con i propri interessi. E’ quanto scritto in un rapporto interno del ministro della Difesa tedesco che il quotidiano “Welt am Sonntag” ha potuto visionare. Secondo il dicastero, la Cina con due milioni di militari, circa 6.850 carri armati e 1.600 aerei da combattimento e il più grande potenziale missilistico convenzionale del mondo potrebbe “plasmare l'ordine internazionale secondo i propri interessi" e quindi “garantirsi lo sviluppo economico”. Inoltre nel documento si farebbe riferimento alla Russia come una persistente “minaccia” in quanto Mosca starebbe sempre puntando a “destabilizzare e indebolire la Nato”. Ma la Cina "sta superando sempre di più la Russia in termini di influenza globale, anche per quanto riguarda la vendita di armi e la cooperazione militare", cita "Welt am Sonntag" un passaggio del rapporto stilato da esperti militari della Bundeswehr.

Nel documento il ministero della Difesa tedesco osserva inoltre che Pechino continua a sviluppare le sue capacità nucleari ed è ora anche "il più grande esportatore mondiale di droni armati". Mentre in riferimento alla Russia, gli esperti tedeschi sottolineando nel rapporto “l’introduzione di missili ipersonici di alta precisione, di vasta portata e appena intercettabili". Inoltre, secondo il dicastero tedesco, Mosca starebbe investendo pesantemente nel "mantenimento della capacità di attacco nucleare in mare" e nella "modernizzazione prioritaria del potenziale delle armi nucleari". Inoltre “le Forze armate russe convenzionali sono in grado di raggiungere la superiorità in termini di tempo e spazio", si legge nel rapporto pubblicato da "Welt am Sonntag". Un punto debole per la Russia, invece, sarebbero "le capacità limitate per un uso marittimo sostenibile e mondiale" e “la mancanza di droni armati”. Per Mosca, l'Esercito è uno “strumento di azione e potere politico”, si conclude nel documento. (Geb)
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