MYANMAR

 
 

Myanmar: migliaia di manifestanti in strada nonostante blitz notturni dei militari

Naypyidaw, 07 mar 14:06 - (Agenzia Nova) - Decine di migliaia di persone sono tornate in strada oggi in diverse città del Myanmar per protestare contro il colpo di Stato dello scorso primo febbraio, nonostante i blitz notturni condotti dalle forze di sicurezza. Lo riporta il quotidiano “The Straits Times”, secondo cui la polizia è intervenuta nuovamente questa mattina con i gas lacrimogeni per disperdere la folla a Mandalay, seconda città del Paese, e a Lashio, nella regione settentrionale di Shan. Scontri si sono verificati anche a Bagan e a Yangon, principale città commerciale del Paese, mentre in altri centri le manifestazioni si sono svolte pacificamente. Le forze di sicurezza del Myanmar hanno usato anche ieri gas lacrimogeni e granate stordenti contro i manifestanti. Il bilancio delle vittime dall’inizio della crisi è salito questa settimana oltre i 50 morti, con 38 vittime nella sola giornata di mercoledì 3 marzo. Vi sono inoltre più di mille persone arrestate, come indicato dai dati aggiornati dell’Associazione di assistenza ai prigionieri politici: tra queste figurano esponenti politici (a partire dalla consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e dal presidente Win Myint, sui quali pendono numerosi capi di imputazione), deputati, leader degli studenti, monaci buddhisti, semplici manifestanti, sindacalisti e impiegati pubblici che hanno preso parte al Movimento di disobbedienza civile (Mdc) organizzato contro la giunta militare.

Lo scorso primo febbraio, a poche ore dall’insediamento del nuovo parlamento emerso dalle contestate elezioni di novembre 2020, le forze armate hanno preso il potere arrestando la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, e il presidente Win Myint. Il parlamento sarebbe stato dominato dalla Lega nazionale per la democrazia (Nld) e avrebbe visto una presenza risibile del Partito dell’unione per la solidarietà e lo sviluppo (Usdp), la forza politica appoggiata dai vertici militari. Secondo i generali, guidati da Min Aung Hlaing, le elezioni sarebbero state macchiate da brogli e irregolarità e le autorità civili non avrebbero fatto nulla per porre rimedio. Il colpo di Stato in Myanmar sembra tuttavia legato anche alla rivalità geopolitica tra Cina e India, con molti osservatori che nelle ultime settimane hanno accusato deliberatamente Pechino di aver favorito l’ascesa dei militari a causa della sua insoddisfazione per il governo di Aung San Suu Kyi in un Paese in cui la Repubblica popolare ha in corso importanti progetti infrastrutturali. (Fim)
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