LIBANO

 
 

Libano: Del Col (Unifil), blue line cruciale per la pace, impegno costruttivo per marcarla

Beirut, 05 mar 17:44 - (Agenzia Nova) - La blue line, che corre per 120 chilometri lungo il confine meridionale del Libano, è “cruciale” per la pace nella regione, e bisogna “re-impegnarsi” costruttivamente per marcare le parti non ancora tracciate. Lo afferma il comandante della Forza di interposizione dell’Onu in Libano (Unifil), Stefano Del Col, in un articolo pubblicato sul sito della missione. La Blue line “non è un confine, ma una linea di ritiro”, afferma Del Col. “E’ stata fissata dall’Onu allo scopo pratico di confermare il ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano”, prosegue il generale, e “non pregiudica futuri accordi relativi ai confini tra i due Paesi membri dell’Onu”. La blue Line è “sempre stata temporanea, e i peacekeeper di Unifil sono i suoi custodi temporanei”, prosegue Del Col. “In ultima analisi spetta a Israele e Libano determinare il tracciato esatto di un futuro confine. Nel frattempo, Unifil si concentra sul mantenere la calma e la stabilità lungo questa fragile frontiera e sull’evitare provocazioni non necessarie, e incidenti, che possano condurre a una crisi e potenzialmente a un conflitto”, ha aggiunto. In tal senso, “la blue line deve essere rispettata interamente dalle parti” e qualunque attraversamento di essa, da entrambi i lati, “costituisce una violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza Onu”.

La linea si basa su “varie mappe storiche”, aggiunge Del Col, alcune delle quali risalenti a 100 anni fa. “La linea che l’Onu ha derivato da queste mappe nel 2000 non si traduce sempre con chiarezza sul terreno fisico”, prosegue, e per questo, dal 2007, Unifil è al lavoro per “installare marker visivi – i nostri famosi ‘barili blu’ – che mostrano il percorso preciso della blue line”. “Ciascuno dei 272 barili blu che marcano attualmente la linea è stato piazzato solo dopo un esame complesso e un accordo da parte di entrambi i lati”, e ciascuno di essi rappresenta “un consenso negoziato con attenzione su cui è stata costruita l’attuale stabilità nella regione”. Tuttavia, prosegue Del Col, “metà della lunghezza della blue line resta non marcata sul terreno, oggi”. A causa del fatto che il territorio, pur essendo “aspro”, non sia “deserto”, può capitare che in assenza di marker la linea sia attraversata, anche involontariamente, in violazione della risoluzione 1701. “Tuttavia non tutte le violazioni della blue line sono accidentali.

Alcune, come l’occupazione in corso da parte di Israele della metà settentrionale del villaggio di Ghajar, sono ben note e continue”, ha proseguito, sottolineando che altre “sono meno prevedibili e perfino ostili”. Nonostante negli ultimi 14 anni l’impegno per la stabilità da entrambi i lati abbia condotto alla rapida risoluzione di “molti incidenti”, la “pace è fragile”, e nonostante una “relativa calma” un giorno “un semplice errore in un momento di tensione potrebbe far esplodere questa volatilità latente” e porre fine alla “fragile stabilità attuale”. “Gli errori possono essere evitati rispettando la blue line nella sua interezza. Marcare le parti rimanenti della blue line eviterà provocazioni accidentali e non necessarie che potrebbero condurre a un’escalation, che a sua volta potrebbe causare immense sofferenze umane”, aggiunge Del Col. “Entrambe le parti hanno accantonato le loro molto forti divergenze per impegnarsi costruttivamente a marcare parti della blue line, in passato. Ora dobbiamo finire il lavoro. Dobbiamo re-impegnarci nella questione e basarci su quel successo passato e sul recente accordo quadro siglato dalle parti”, prosegue il comandante di Unifil. (Res)
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