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India: protesta agricoltori, partiti di opposizione accusano il governo per i disordini

Nuova Delhi, 27 gen 11:41 - (Agenzia Nova) - Diversi partiti politici di opposizione in India, a cominciare dal principale, il Congresso nazionale indiano (Inc), hanno criticato il governo per i disordini di ieri a Nuova Delhi, scatenatisi dopo l’ingresso in città di migliaia di agricoltori con i loro trattori per protestare contro le tre leggi di riforma del commercio agricolo approvate a settembre. Il Congresso, su Twitter, ha espresso dolore per quanto accaduto, sostenendo che “non c’è posto per tali incidenti in una democrazia” e ha auspicato che “questa alleanza di agricoltori, lavoratori e poveri continui a impegnarsi in una lotta pacifica e non violenta per l’abrogazione delle tre leggi nere anti-agricoltura”. Secondo il partito dei Gandhi dai fatti di ieri arriva il “chiaro messaggio” che “il popolo è angosciato” e il governo deve “evitare l’arroganza e dare ascolto alle suppliche degli agricoltori”. La principale forza di minoranza ha anche ricordato che da quando la protesta è giunta nella capitale, a fine novembre, sono morti molti manifestanti a causa delle difficili condizioni ambientali: si parla di 175. Il partito accoglie come “un passo nella giusta direzione” la presa di distanza dei sindacati dalle violenze e avverte che gli “agitatori” devono tenere a mente che la pace e la non violenza sono la principale forza del movimento di protesta. Infine, vengono espresse critiche sull’approccio del governo nel processo negoziale e la giornata di ieri viene definita come la dimostrazione che le tre leggi di riforma sono distruttive per il Paese.

Anche il Partito della società maggioritaria (Bsp) e il Partito socialista (Sp), sempre via Twitter, hanno polemizzato col governo del Partito del popolo indiano (Bjp). Mayawati, presidente del Partito della società maggioritaria, ha scritto che “ciò che è accaduto nella capitale del Paese, Delhi, nel giorno della Repubblica, non sarebbe dovuto accadere affatto” e ha ribadito l’appello ad abrogare le tre leggi contestate “senza ulteriore indugio” per mettere fine alla protesta e prevenire ulteriori incidenti. Akhilesh Yadav, presidente del Partito socialista, ha attribuito alla “negligenza” del governo “un ruolo decisivo nel trasformare la rabbia degli agricoltori in furia”. A suo parere “il Bjp è pienamente responsabile delle circostanze che sono ora emerse” e deve assumersene la “responsabilità morale” e abrogare quelle leggi.

La riforma del commercio agricolo si compone di tre leggi: The Farmers’ Produce Trade and Commerce (Promotion and Facilitation) Act, The Farmers (Empowerment and Protection) Agreement of Price Assurance and Farm Services Act e The Essential Commodities (Amendment) Act. La prima limita i poteri dei comitati statali competenti, gli Agricultural Produce Market Committee (Apmc), che hanno imposto delle restrizioni sulle piazze commerciali, gli intermediari e i flussi tra gli Stati, e consente il commercio dei prodotti agricoli al di fuori degli spazi Apmc, mantenendo il prezzo minimo di sostegno (Msp). La seconda crea un quadro normativo per l’agricoltura a contratto mediante accordi tra agricoltori e acquirenti prima della produzione (o dell’allevamento). La terza modifica una precedente norma sul potere del governo centrale di designare materie prime essenziali e di regolarne l’offerta, stabilendo che questo potere possa essere esercitato in circostanze eccezionali e vincolando i limiti di stoccaggio ad aumenti di prezzi del cento per cento per i prodotti orticoli al dettaglio e del 50 per cento per i prodotti agroalimentari non deperibili. (Inn)
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