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Messico: Banca centrale aggiorna stime sul 2021, scenario di crescita al 4,8 per cento

Città del Messico, 03 mar 20:04 - (Agenzia Nova) - La Banca centrale del Messico (Banxico) ha aggiornato oggi le previsioni sulla crescita del prodotto interno lordo (pil) nel 2021, ipotizzando - nel suo scenario intermedio - una crescita del 4,8 per cento. Nella previsione più ottimistica, il paese nordamericano potrebbe chiudere l'anno con una crescita del 6,7 per cento, o del 2,8 per cento in quella meno rosea. Per il 2022 si azzarda un prolungamento della ripresa a un tasso meno accelerato, il 3,3 per cento. Tutte stime che migliorano i dati presentati dall'autorità monetaria a novembre scorso, quando il Messico non aveva ancora approvato l'uso in emergenza di nessun vaccino contro il nuovo coronavirus e la campagna di immunizzazione non era stata ancora messa a punto: nello scenario centrale la crescita per il 2021 era allora stimata al 3,3 per cento e quella del 2022 al 2,6 per cento.

Le differenze tra i tre possibili livelli di crescita riflettono la variabilità del quadro economico e il perdurare di situazioni di rischio ancora non facilmente prevedibili. Lo scenario più ottimistico si basa su una "minore debolezza all'inizio del 2021 e un recupero più forte" rispetto allo scenario centrale. Si stima in questo caso che l'attività economica subisca minori effetti dall'indurimento delle misure di contenimento del virus, ci sia un maggiore impulso della domanda esterna e una riattivazione di diversi settori economici e del mercato del lavoro. L'economia potrebbe quindi avere nel 2022 una crescita del 3,4 per cento Lo scenario più duro tiene invece conto, oltre che di un maggiore impatto della malattia, dell'incertezza legata al persistere di misure di stimolo fiscale in diversi paesi. In questo caso il 2022 chiuderebbe con un incremento del 3 per cento.

Il pronostico di Banxico appare in linea con una tendenza al rialzo mostrata da diversi osservatori: gli analisti delle istituzioni finanziarie consultati dalla stessa Banxico avevano a inizio settimana stimato un incremento del pil pari al 3,89 per cento, contro il 3,74 per cento ipotizzato in precedenza. Per la Banca mondiale, il Messico potrebbe crescere del 3,7 per cento, per il Fondo monetario internazionale (Fmi) del 4,3 per cento, mentre Moody's si spinge a un +5,5 per cento. Per tutti, la leva decisiva per le sorti dell'economia messicana è la crescita di quella statunitense, oltre che dall'efficacia dei progressi ottenuti con la campagna di vaccinazione.

L'economia del Messico, uno dei paesi con il numero di contagi del nuovo coronavirus e con il tasso di letalità più alti al mondo, ha subito un pesante stress economico nel corso dell'anno. La parziale riapertura delle attività, primo passo di una "nuova normalità" che si sarebbe dovuta inaugurare a giugno, ha fatto spuntare al paese alcuni segnali di ripresa, ma l'arrivo di una seconda e più violenta ondata di contagi ha creato nuovi affanni. Secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (Inegi), il paese ha chiuso con un calo dell'8,5 per cento del prodotto interno lordo. La contrazione, dato peggiore dalla depressione del 1932, è di mezzo punto peggiore delle stime fatte dal governo del presidente Andres Manuel Lopez Obrador e spinge il Messico per il secondo anno consecutivo in territorio negativo, dopo il -0,1 del 2019. Il precedente più drammatico per l'economia del paese nordamericano, 88 anni fa, era stato il calo del 14 per cento. Il solo periodo ottobre-dicembre si è chiuso con un calo del 4,5 per cento su anno, mentre la ripresa - del 3,3 per cento sul trimestre precedente - si mostra più debole rispetto al 12 per cento emerso nel confronto tra il secondo e terzo trimestre.

I vari istituti d'analisi e finanziari confermano la portata della pesante recessione in atto. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) parla di una chiusura in calo del 9 per cento del pil. Nell'aggiornamento del "World economic outlook" pubblicato a gennaio, l'Fmi riferisce di un rimbalzo al 4,3 per cento, 0,8 punti percentuali in più rispetto alle previsioni di ottobre scorso. L'attesa di una migliore prestazione del Messico è legata a una revisione al rialzo dell'incremento dell'economia degli Stati Uniti, dal 3,1 per cento ipotizzato tre mesi fa all'attuale 5,1 per cento. In aumento, ma più moderato, il pronostico sula crescita dell'economia messicana nel 2022: dal 2,3 di ottobre al 2,5 di oggi.

La Banca Mondiale (Bm), nel "Global economic prospects" di gennaio, stima una contrazione del 9 per cento. Pronostico che migliora il -10 per cento elaborato a ottobre, prevedendo però un graduale recupero dell'economia tra il 2021 e il 2022 (3,7 per cento e 2,6 per cento). Le speranze di ripresa del paese nordamericano, spiega l'istituto finanziario, sono principalmente legate a un miglioramento dell'export dettato dalla attesa ripresa dell'economia degli Stati Uniti. Un rapporto di scambi le cui incertezze vengono attenuate dall'entrata in vigore, a metà del 2020, del nuovo trattato commerciale dei paesi dell'America del Nord (United States-Mexico-Canada Agreement, Usmca). Di certo, avverte la Bm, la crescita attesa non sarà comunque sufficiente a compensare le perdite dell'anno appena trascorso.

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo (Ocse) ha migliorato i pronostici sull'economia del Messico per il 2020, passando da una contrazione del 10,2 per cento ipotizzata a settembre, all'attuale -9,2 per cento. Una correzione, segnala l'organismo nell' "Economic outlook" pubblicato a dicembre, legata alle dinamiche sull'export, alla leggera ripresa dei consumi e nel mercato del lavoro e alle "robuste" rimesse. In crescita anche le previsioni per il 2021, passate da un +3 per cento immaginato tre mesi fa all'attuale 3,6 per cento. La crescita si immagina possa prolungarsi anche per l'anno successivo, a un ritmo del 3,4 per cento del prodotto interno lordo (pil). I numeri, avverte l'Ocse, sono tutti soggetti alle consuete variabili dell'attuale contingenza, a partire dal possibile ripresentarsi di una ondata di contagi del nuovo coronavirus. "L'incertezza rimane molto alta. In caso di un incremento significativo delle infezioni, che potrebbero aggravarsi con l'inizio della stagione dell'influenza, può essere necessario ripristinare misure di contenimento" a danno "della mobilità e dell'attività economica".

Una contrazione del 9 per cento è quella invece stimata dalla Commissione economica per l'America latina e i Caraibi (Cepal) nel "Bilancio preliminare" delle economie della regione, pubblicato a metà dicembre. Un calo legato alla "riduzione della domanda e dell'offerta interna che si somma alla caduta dell'attività economia mondiale, in particolare quella degli Stati Uniti". Il paese nordamericano, che aveva chiuso il 2019 con un moderato -0,1 per cento, tornerà a crescere nel 2021, con un ritmo del 3,8 per cento del pil. Secondo la Cepal, l'anno si chiuderà con una inflazione pari al 3,5 per cento e un tasso di disoccupazione del 5,1 per cento. A fine 2020 inoltre, il debito dovrebbe per l'agenzia onusiana arrivare almeno al 56 per cento del pil, contro il 45,5 per cento del 2019, "soprattutto a causa del deprezzamento dei tassi di cambio e della contrazione dell'attività economica". (Mec)
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