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Ecuador: Moreno, scontri in carceri sovraffollate per "lotta frontale" a crimine cresciuto in modo "non casuale"

Quito, 25 feb 16:31 - (Agenzia Nova) - L'ondata di violenza registrata nelle carceri dell'Ecuador è figlia del sovraffollamento creato dalla "lotta frontale" a una criminalità cresciuta anche grazie a manovre della sinistra regionale. Lo ha detto il presidente Lenin Moreno definendo "non casuali", in un video pubblicato sul proprio profilo Twitter, i duri scontri tra bande criminali registrati dall'inizio della settimana in tre carceri del paese, chiusi con la morte di circa 80 persone. "Nel 2007, c'erano novemila persone private della libertà. Oggi se ne contano quasi 40 mila", ha detto Moreno parlando di una situazione divenuta "insostenibile". Il presidente ha al tempo stesso censurato le scelte dei passati governi, guidati dal suo ex sodale politico Rafael Correa, di costruire "mega strutture cacrerarie, da 15mila persone" quando la "logica internazionale suggeriva di costruire centri piccoli per poter esercitare un controllo migliore". Moreno ha quindi puntato l'indice contro "il modello e la normativa legale" la cui insufficenza spinge il sovraffollamento a un tasso di circa il 30 per cento. Mancano infine "risorse economiche e personali", ha detto il capo dello Stato che ha dato mandato al ministero delle Finanze di stanziare fondi ad hoc.

Ma l'ondata di violenza "senza precedenti" non è per Moreno una "coincidenza", ma "una conseguenza". "In questo contesto di caos hanno agito istigatori, esecutori e complici della barbarie, precisamente in un momento in cui viviamo gli effetti di una pandemia mortale, attraversiamo una crisi economica e siamo anche nel pieno di un processo elettorale", ha detto Moreno rimandando alle presidenziali il cui ballottaggio si terrà l'11 aprile. "Quello successo ieri non è una coincidenza. È stato organizzato da fuori delle carceri e orchestrato internamente da chi si disputa la leadership e il traffico di droga su tutto il territorio nazionale. Non è casuale che nel 2008 si sia smantellata la base di Manta", ha detto il presidente citando la struttura militare che gli Stati Uniti usavano per operazioni contro il narcotraffico, chiusa per volere dei governi neosocialisti. "Non è casuale che si sia provocato in questa forma la crescita del traffico di droga".

E non è "neanche casuale" che gli scontri si verifichino dopo il sequestro di decine di laboratori della cocaina, la risposta al sequestro di 128 tonnellate di droga nel 2020, "cifra record nella storia del paese". Moreno cita quindi la "recente denuncia della stampa colombiana sul presunto finanziamento che l'Esercito nazionale di liberazione (Eln) avrebbe fatto nella campagna politica dell'Ecuador. È molto grave che ci sia denaro del narcotraffico nello scenario politico del paese", ha sottolineato il capo dello stato. Era stata la rivista "Semana", in particolare, a segnalare un aiuto che la guerriglia avrebbe dato ad Andrés Arauz, delfino politico di Correa, vincitore del primo turno delle presidenziali. Una ricostruione smentita con forza dai militanti e dagli stessi sostenitori del candidato presidente.

Le forze di sicurezza dell'Ecuador hanno fatto nella notte irruzione nel carcere "Libertad Guayas", a Guayaquil, teatro negli ultimi giorni di duri scontri che hanno portato alla morte di circa 30 persone. L'intervento, segnalano le autorità locali, è stato ordinato a seguito di un nuovo ammutinamento ed avrebbe permesso di riportare la situazione alla calma. "In questo momento ci ono nuovi scontri nel centro penitenziario di Guayaquil. Con lo svantaggio evidente dinanzi all'aggressività e irrazionalità dei gruppi criminali, la polizia entrerà un'altra volta con la forza razionale necessaria", scriveva su twitter il comandante della polizia Patricio Carrillo. "Grazie all'azione coordinata dei vari gruppi di sicurezza - tra cui Grupo de Intervención y Rescate (Gir), e il Grupo de Operaciones Especiales (Goe) - "gli incidenti sono stai controllati".

Il bilancio complessivo degli scontri, sviluppati su tre carceri, è di almeno 79 morti. Gli incidenti sarebbero da ricondurre principalmente alla morte di "Rasquina", leader della banda criminale "Los Choneros". La sua scomparsa avrebbe lasciato un vuoto di potere, con la tradizionale lotta tra gruppi rivali. I media locali parlano di un tentativo di una delle bande di prendere il sopravvento sull'altra anticipando la mossa dei rivali e dando via ad una escalation di violenze presto amplificata nei vari penitenziari. (Brb)
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