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Libia: cosa non quadra nel presunto attentato contro il ministro dell’Interno Fathi Bashagha

Libia: cosa non quadra nel presunto attentato contro il ministro dell’Interno Fathi Bashagha
Tripoli, 22 feb 18:58 - (Agenzia Nova) - Il ministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale (Gna), Fathi Bashagha, uomo forte della città-Stato di Misurata e campione della lotta alle milizie libiche, sarebbe sfuggito ieri a un tentativo di assassinio in un sobborgo di Tripoli, la capitale della Libia. La notizia ha suscitato scalpore al livello nazionale e non solo, scatenando reazioni anche da oltreconfine: si segnalano, in particolare, le condanne degli ambasciatori di Stati Uniti e Unione Europea, rispettivamente Richard Norland e Jose Sadabell, della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil), ma anche della Farnesina e del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. Quest’ultimo ha intrattenuto oggi una conversazione telefonica con lo stesso Bashagha per esprimere solidarietà di fronte al “tentativo di assassinio”. Le circostanze di quanto avvenuto, tuttavia, non sono ancora chiare.

Quel che è certo è che un veicolo blindato appartenente alle milizie di Zawiya, città rivale di Misurata dove il ministro Bashagha non è ben visto, ha avuto un disguido con il convoglio governativo in un sobborgo di Tripoli. Secondo il dicastero dell’Interno, i miliziani hanno esploso dei colpi d’arma da fuoco contro il convoglio ferendo un agente; il veicolo degli aggressori ha quindi tentato la fuga inseguito dalla scorta ed è poi finito fuori strada, avendo come epilogo la morte sul colpo di una delle persone a bordo. Eppure questa versione presenta alcuni dubbi: perché i miliziani avrebbero dovuto sparare contro il convoglio del ministro, ben sapendo che questo era blindato e dunque immune ai proiettili?

Dai filmati delle telecamere di sorveglianza sembrerebbe che gli inseguitori, lanciati a gran velocità lungo un’autostrada, abbiano spinto il veicolo di Zawiya contro lo spartitraffico di cemento, ma sulla vicenda sono attualmente in corso le indagini della magistratura. Non solo. La ricostruzione fornita dal ministero dell’Interno è stata apertamente contesta dall'Autorità di supporto alla sicurezza in Libia, l'organismo formato dal premier Fayez al Sarraj a gennaio: non ci sarebbe stata una sparatoria ma un semplice diverbio tra gli uomini dell'Autorità e le guardie del corpo del ministro, sfociato poi nell’inseguimento.

Vale la pena ricordare che questa nuova Autorità, creata da Sarraj con decreto n.38 datato 18 gennaio, non rientra nella catena di comando né del ministero dell’Interno né di quello della Difesa, quest'ultimo guidato da Salahuddin Namroush (originario di Zawiya). Il suo organigramma prevede un presidente e tre vice, tutti scelti tra i miliziani che, negli ultimi mesi, si sono schierati con il premier contro il suo principale rivale politico: Bashagha. Al vertice, Sarraj ha nominato Abdelghani al Kikli, capo delle Forze di Abu Salim o Forza Gnewa, che è affiancato da Ayyub Bourras, comandante in ascesa delle Brigate rivoluzionarie di Tripoli, da Hassan Buzarba, capo di una milizia di Zawiya, e Mosa Abu Al-Qassem Mosa Masmus.

I presunti aggressori provengono da Zawiya e si ritiene siano legati proprio a Buzarba. In queste ore la situazione a Tripoli è di calma relativa, ma non è chiaro quale possa essere la reazione delle milizie di Zawiya. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, il ministro Bashagha ha preferito lasciare la sua abitazione di Tripoli nel quartiere di Janzour, usata nei giorni lavorativi, per fare rientro nella sua casa a Misurata. Si ritiene che Bashagha trascorrerà i prossimi giorni nella sua città natale per capire l'evolversi della situazione a Tripoli dopo l'episodio di ieri, quando le milizie di Zawiya hanno preso il controllo di piazza dei Martiri e di Ghout al Shaat salvo poi ritirarsi all'arrivo degli uomini del ministro della Difesa, Al Namroush, che si sono frapposti tra loro, le milizie Rada e gli altri gruppi armati fedeli al ministro dell'Interno.

La vicenda, peraltro, si inserisce nel delicatissimo periodo di transizione che dovrebbe portare alla nascita di un nuovo Governo di unità nazionale guidato da Abdelhamid Dabaiba, il premier designato dal Foro di dialogo politico libico (Lpdf) patrocinato a Ginevra dalle Nazioni Unite. Il nodo legato alla guida dei ministeri dell’Interno e della Difesa è una delle principali incognite nella formazione del nuovo esecutivo. Secondo quanto appreso da "Agenzia Nova", attualmente Dabaiba sta lavorando a una lista di ben 28 ministri e 40 sottosegretari, con l'obiettivo di presentare un governo che rappresenti e coinvolga tutte le parti libiche e che sia in grado di ottenere la fiducia del parlamento. (Lit)
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