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Spagna: Catalogna, il "no" degli indipendentisti ad alleanze con socialisti complica i piani di Illa

Madrid, 12 feb 12:10 - (Agenzia Nova) - Domenica 14 febbraio saranno 5.623.962 gli elettori chiamati alle urne per il rinnovo Parlamento della Catalogna che dovrebbe costituirsi nei 20 giorni successivi alla data delle elezioni. Le operazioni di voto inizieranno alle 9 del mattino e si concluderanno alle 20. Sarà consentito esercitare il diritto di voto anche ai 16 mila cittadini attualmente positivi al Covid-19 e a 70 mila in quarantena per essere entrati in contatto con persone positive. A questo proposito la Generalitat ha suggerito che questi cittadini votino tra le 19 e le 20 in quanto si prevede un minore affluenza, mentre per i gruppi a rischio (anziani o persone con particolari patologie), le autorità locali hanno invitato a recarsi ai seggi tra le 9 e le 12. Queste elezioni saranno caratterizzate, inevitabilmente, dalla difficile situazione provocata dalla pandemia del coronavirus. Per tentare di limitare al massimo il rischio che la maggiore mobilità dovuta al voto possa provocare un aumento dei contagi, sono state predisposte delle misure preventive nei seggi. Tutti gli scrutatori avranno a disposizione dei dispositivi di protezione individuale completi come quelli utilizzati dagli operatori sanitari negli ospedali (guanti, camice, mascherina e scudo facciale) e la possibilità di effettuare un test antigenico non obbligatorio prima del voto. Il governo catalano inoltre ha sviluppato una applicazione che riporterà in tempo reale le code ai vari seggi elettorali ed, in particolare, in quello di riferimento. Ogni seggio elettorale avrà un minimo di due code: una per i gruppi vulnerabili per ridurre il tempo di esposizione al possibile contagio e un'altra per il resto degli elettori. All'interno, saranno stabiliti dei circuiti singoli per evitare gli incroci. L'elettore dovrà accedere da solo, non accompagnato, tranne nei casi in cui è richiesta assistenza. Ci sarà personale che controllerà l'accesso ordinato degli elettori, organizzando le code e sorvegliando il flusso degli elettori per assicurare il rispetto delle misure sanitarie.

L'istituzione dei seggi si sta rivelando particolarmente complessa in quanto su un totale di 82.251 persone convocate per far parte delle commissioni elettorali come presidenti o scrutatori, oltre il 30 per cento, 25.540 ha chiesto di essere esentato dall'obbligo previsto dalla legge. Se, dunque, si dovessero verificare dei ritardi o problemi nella costituzione dei seggi potrebbe concretizzarsi il serio rischio di uno slittamento del risultato elettorale del 14 febbraio, almeno sino a quando i cittadini del seggio mancante non avranno esercitato il loro diritto di voto. La paura dei contagi è testimoniata, inoltre, dal boom del voto per corrispondenza che è cresciuto del 350 per cento (284.706 elettori) rispetto alle elezioni del 2017 (56.866). Alcuni sondaggi pubblicati negli ultimi giorni sui principali quotidiani spagnoli hanno avvertito che queste elezioni saranno caratterizzate da uno dei tassi di affluenza più bassi degli ultimi decenni (meno del 60 per cento) se confrontati con quelli del 2017 (79 per cento), del 2015 (75 per cento) e 2012 (68 per cento).

L'alta astensione prevista ha aperto un dibattito su quali partiti potrebbero beneficiarne in termini elettorali, senza giungere, tuttavia, ad una chiave di lettura univoca. Secondo "El Confidencial" con un indipendentismo diviso e dopo il mancato slittamento delle elezioni al 30 maggio, come disposto da un decreto della Generalitat e annullato dal Tribunale di giustizia della Catalogna (Tsjc) la "smobilitazione" dell'elettorato potrebbe favorire il candidato del Psc, Salvador Illa, ex ministro della Salute che meglio sembra incarnare il "voto utile" per un effettivo cambiamento. Un'opzione moderata che potrebbe attrarre elettori in cerca di "riconciliazione" dai diversi schieramenti politici. Un'analisi diametralmente opposta è quella presentata dal quotidiano "El Economista" per il quale colui che potrebbe essere più danneggiato dall'assenteismo è proprio l'ex ministro Illa. La ragione è il profilo dell'elettore socialista: tendenzialmente più anziano (e quindi più timoroso di recarsi alle urne) e concentrato nella cintura metropolitana di Barcellona (dove i seggi hanno una maggior numero di votanti con il rischio assembramenti). Infine, secondo "El Economista", gli elettori pro-indipendenza sono più mobilitati di quelli che rifiutano la secessione. Da qui la speranza di JxCat di cercare di superare per la prima volta il 50 per cento dei voti per l'indipendenza, anche se a costo di una bassa affluenza, poiché la legittimità giuridica non sarebbe in questione.

Uno dei nodi fondamentali intorno al quale si è storicamente sviluppata ogni campagna elettorale in Catalogna è la questione dell'indipendenza. Se i partiti nazionalisti catalani aspirano per la prima volta a superare la soglia del 50 per cento dei voti per rilanciare il processo di autodeterminazione grazie al pieno controllo della Generalitat, il Partito socialista catalano (Psc), cercherà di rompere questo fronte. L'ex ministro della Salute spagnolo, Salvador Illa, è la figura scelta dal premier Pedro Sanchez, ritenendolo l'unico che può rendere possibile il "ricongiungimento fra la Catalogna e il resto della Spagna". Nell'illustrare il suo programma elettorale, Illa ha evidenziato quelle che sono alcune delle priorità: la riattivazione dell'economia, pensando a come gestire gli aiuti che verranno dall'Europa), rafforzare la sanità, assicurando che il sistema di vaccinazione funzioni bene e le politiche sociali, per non lasciare indietro nessuno. Il candidato del Psc ha escluso qualsiasi alleanza con il partito indipendentista Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc), che ha permesso l'investitura del primo ministro Sanchez e il cui voto è stato decisivo per l'approvazione dell'ultima legge di bilancio in quanto "non può condividere" un progetto con coloro che difendono l'indipendenza come soluzione, perché "questo ha diviso la società catalana". Illa ha poi ricordato che la richiesta di un referendum di autodeterminazione ha bisogno di due terzi dei voti della Generalitat catalana, ovvero "qualcosa di inverosimile".

Secondo gli ultimi sondaggi pubblicati, Illa è il favorito per la vittoria con 1,5-2 punti di vantaggio percentuali, seguito da Laura Borràs, del partito indipendentista Uniti per la Catalogna (JxCat), e Pere Aragones di Erc. La nota dolente per il Psc è che il numero di seggi ottenuti (30-33), non permetterebbe a Salvador Illa di avere i numeri necessari per l'investitura, pur essendo il partito più votato. Nella giornata di ieri ha avuto molta eco sulla stampa spagnola un documento sottoscritto da tutti i partiti nazionalisti catalani con il quale si impegnano a non concordare "in nessun caso" un governo con il Psc "qualunque sia la correlazione di forze derivante dalle urne". Nel preambolo del documento si esprime rammarico per il fatto che nonostante gli indipendentisti avessero ottenuto la maggioranza nelle elezioni del 2017, i partiti "non sono stati in grado di conservare l'unità per difendere le istituzioni del Paese né di affrontare la repressione dello Stato" o che siano stati compiuti progressi si verso la proclamazione dell'indipendenza. Aragones ha cercato di chiarire che questo non è un cordone sanitario contro ma che si potrebbe trovare un accordo su altri ma non su un possibile governo. "Mi dispiace per la campagna di rimproveri di Junts. Dubitare della parola di un altro candidato con il quale si vogliono raggiungere accordi è molto triste", ha aggiunto Aragones.

Questa rottura di qualsiasi possibile accordo con il Psc complica in modo considerevole la possibilità che Savador Illa possa raggiungere la presidenza della Generalitat considerando, inoltre, che En Comú Podem coalizione di vari movimenti di sinistra che comprende anche Unidas Podemos, continua secondo i sondaggi a perdere consensi anche in Catalogna, passando dal 7,4 per cento del 2017 al 7 per cento previsto per le prossime elezioni. La candidata di En Comù Podem, Jessica Albiach, in un importante evento elettorale a Santa Coloma de Gramenet (Barcellona) ha dichiarato che la sua coalizione rappresenta un "voto sicuro" per ottenere un governo di sinistra in Catalogna, presentandosi come "unica alternativa" al "malgoverno" di JxCat ed Erc. Inoltre, secondo Albiach, un governo della Generalitat di sinistra è il modo migliore per "tagliare fuori" l'estrema destra di Vox. "Il peggior incubo per Santiago Abascal (leader di Vox) e le sue truppe è avere un governo progressista di sinistra anche in Catalogna", ha detto la candidata di En Comú Podem.

La strategia da seguire in caso di vittoria del fronte pro indipendenza segna, ancora una volta, profonde divergenze tra le diverse anime dei nazionalisti catalani. La candidata di JxCat, Laura Borras, ha dichiarato che uno dei primi provvedimenti che adotterebbe, se dovesse guidare il Parlamento catalano, sarebbe la riattivazione della dichiarazione unilaterale di indipendenza (Dui) del 2017 a seguito del referendum considerato illegale dalle autorità spagnole e per il quale sono attualmente in carcere diversi leader indipendentisti. A tal proposito, la candidata di JxCat ha accusato lo Stato spagnolo di aver scelto la "repressione" e per questa ragione JxCat "non si arrenderà mai". Una posizione, come avvenuto negli ultimi anni, di scontro frontale con il governo centrale di Madrid che questa volta non è condivisa da Erc. Il presidente di Erc, Oriol Junqueras, ha affermato di non "volere una dichiarazione di indipendenza che duri pochi secondi". Questo processo, infatti, non dipende solo dall'azione dei partiti che vogliono una repubblica catalana, ha evidenziato, ma richiede un "multilateralismo" che sia riconosciuto dalla comunità internazionale. Pertanto Junqueras, tra i detenuti attualmente in semi-libertà, ha anche rimarcato la necessità per tutti i partiti pro indipendenza di difendere il tavolo di dialogo con il governo nazionale sul conflitto catalano. Secondo il candidato di Erc alla presidenza della Generalitat, Pere Aragones, il suo partito è l'unico che può unire il fronte indipendentista, chiarendo che i principali obiettivi politici sono la ricostruzione economica e sociale della regione, il diritto all'autodeterminazione e l'indulto per i politici catalani attualmente in carcere. "Ci presentiamo per ottenere la guida del governo catalano per la prima volta in quarant'anni", ha detto Aragones in una recente intervista al quotidiano "La Vanguardia". Sempre nel fronte pro indipendenza il Partito democratico europeo catalano (PdCat), guidato da Angels Cachon, risultato della scissione definitiva delle due anime che coesistevano in JxCat, quella più radicale personificata da Puigdemont e Laura Borras, e quella più pragmatica di chi non nega strategie che vanno oltre lo scontro con lo Stato non dovrebbe superare la soglia dell'1 per cento, non ottenendo, pertanto, nessun deputato. Si prevede, inoltre, un risultato molto deludente anche per il partito anti-sistema Candidatura di Unità popolare. La sua candidata, Dolors Sabater, dovrebbe appena superare l'1,5 per cento.

Il centrodestra spagnolo, al contrario, sembra destinato a ricoprire un ruolo di secondo piano nelle elezioni catalane del 14 febbraio. Il graduale spostamento della competizione elettorale in Catalogna a sinistra, tra quella costituzionalista rappresentata dal Partito socialista e da Unidas Podemos, e quella indipendentista, Erc) e JxCat, ha di fatto messo in grande difficoltà le forze conservatrici. Per il Partito popolare (Pp), Ciudadanos (Cs) e Vox, quindi, la vera sfida sarà verificare chi otterrà il maggior numero di voti nell'area politica di riferimento per sancire una "leadership" che, comunque, si rivelerà effimera. In una società catalana sempre più polarizzata e sostanzialmente divisa a metà sull'indipendenza e il convinto "costituzionalismo" dei partiti di centrodestra ha rappresentato storicamente uno scoglio non di poco conto. A parte l'elezione del 2017 in cui Cs riuscì a vincere con il 25,3 per cento ma non a governare a causa del risultato estremamente deludente del Pp (4,2 per cento) ma anche del Partito socialista catalano (13 per cento). Quest'ultima alleanza, meno probabile prima del voto, è stato un tema comunque affrontato quando si è discusso della possibile formazione di un governo anti-indipendentista. La maggior parte dei sondaggi pubblicati dai maggiori quotidiani spagnoli hanno confermato che una volta chiuse le urne domenica non ci sarà un'inversione di tendenza. Se Cs dovesse ottenere tra il 9 e il 10 per cento dei voti, per Pp e Vox sarà un "testa a testa" per la seconda e terza posizione senza tuttavia superare la soglia del 6 per cento. (Spm)
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