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Giappone: case automobilistiche in allarme di fronte alle prospettive di nuovi dazi Usa

Tokyo, 25 giu 2018 04:56 - (Agenzia Nova) - L’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di un possibile dazio del 25 per cento alle importazioni di automobili negli Usa, ha fatto scattare un allarme tra le case automobilistiche giapponesi. Per Toyota, Nissan e le altre aziende giapponesi, un dazio generalizzato del 25 per cento sulle auto esportate negli Usa potrebbe tradursi in perdite enormi, quantificabili addirittura in 21 miliardi di dollari. Lo spazio di manovra diplomatico per evitare tale scenario sono ristretti: Tokyo subisce infatti le pressioni di Washington a negoziare un accordo commerciale bilaterale, che il governo giapponese sta tentando invece di scongiurare. Il segretario del Commercio Usa, Wilbur Ross, ha dichiarato che lo studio preliminare in merito all’opportunità delle nuove tariffe verrà ultimato nel mese di agosto.

Nell’anno fiscale 2017 sono state venduti negli Stati Uniti 17,3 milioni di automobili. Le case automobilistiche giapponesi si sono aggiudicate una quota di quel mercato pari a ben il 40 per cento: Toyota Motor, Nissan Motor, Honda Motor, Mazda Motor, Subaru e Mitsubischi Motors hanno complessivamente venduto negli Stati Uniti 6,77 milioni di veicoli. Di questi, circa la metà – 3,45 milioni – sono stati fabbricati direttamente negli Usa. Il 30 per cento – circa 1,77 milioni – sono stati esportati dal Giappone, e i rimanenti 1,55 milioni sono stati inviati negli Usa da altri paesi e regioni, Come Messico, Canada, Europa e Asia. Realizzare nuovi stabilimenti negli Stati Uniti, per aumentare la quota delle automobili prodotta in loco, comporterebbe un aumento significativo dei costi del lavoro, oltre ovviamente ad onerosi investimenti in capitale fisso. Nissa, ad esempio, ha speso 1,81 miliardi di dollari per un secondo stabilimento nel Messico, ad Aguascalientes, entrato in funzione nel 2013 e minacciato, tra l’altro, dal possibile ritiro degli Usa dal North American Free Trade Agreement (Nafta).

Giappone e Stati Uniti intendono avviare colloqui bilaterali per un commercio “libero, equo e reciproco” a partire dal mese di luglio, nel tentativo di appianare le divergenze causate dal significativo deficit commerciale statunitense nei confronti di Tokyo e dalla politica del “primato americano” promossa dal presidente Usa Donald Trump. Lo ha confermato il governo giapponese nel fine settimana, dopo l’incontro della settimana scorsa a Washington tra Trump e il premier giapponese, Shinzo Abe. Come anticipato lo scorso aprile, in occasione del precedente incontro tra i due leader in Florida, la delegazione giapponese ai colloqui sarà guidata da Toshimitsu Motegi, ministro incaricato della rivitalizzazione economica; la delegazione Usa, invece, farà capo al rappresentante del Commercio Robert Lighthizer.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il premier giapponese Shinzo Abe hanno concordato ad aprile la creazione di una nuova cornice per il dialogo economico tesa a garantire scambi “liberi, equi e reciproci” tra i due paesi, ovvero a ridurre il deficit commerciale scontato dagli Usa nei confronti del Giappone. Il primo incontro del nuovo formato di dialogo era inizialmente previsto per questo mese, ma ha subito un rinvio. “Gli Stati Uniti scontano un deficit commerciale enorme con il Giappone. Oscilla dai 69 ai 100 miliardi di dollari l’anno. E’ enorme comunque lo si guardi”, ha detto Trump lo scorso aprile, durante la conferenza stampa congiunta con il premier giapponese, durante la visita ufficiale di quest’ultimo in Florida. “Se sarà possibile giungere a una nuova accomodazione o a un nuovo accordo tra Stati Uniti e Giappone, certamente ne discuteremo”, ha aggiunto il presidente Usa.

I colloqui, hanno spiegato Trump e Abe, saranno affidati al ministro per la Rivitalizzazione economica giapponese e responsabile dei negoziati per il Partenariato trans-Pacifico (Tpp), Toshimitsu Motegi, e al Rappresentante del commercio Usa, Robert Lighthizer. “Ho concordato con il presidente Trump l’avvio di consultazioni per un accordo che garantisca scambi liberi, equi e reciproci e garantisca la crescita economica della regione indo-pacifica libera e aperta”, ha detto il premier giapponese, che ha fatto eco alle parole di Trump, dando però alla spinosa questione una prospettiva multilaterale. Le due parti, infatti, non hanno celato divisioni in merito alla via da percorrere per ridurre gli squilibri commerciali, specie per quanto riguarda il Tpp. Firmato dal Giappone e altre 10 paesi lo scorso marzo, dopo il ritiro dell’adesione da parte degli Usa. Durante la conferenza stampa di ieri, Trump ha ribadito di essere pronto a valutare un ripensamento, a patto che gli Usa ottengano una rinegoziazione parziale e condizioni più favorevoli.

“Non voglio tornare al Tpp, ma se ci offriranno un accordo che non posso rifiutare per conto degli Stati Uniti, lo farò”, ha detto Trump. Su questo punto, Abe non ha formulato concessioni: “la posizione del nostro paese – ha detto – è che l’attuale formulazione del Tpp sia la migliore per entrambi i paesi. Gli Usa (però), sono interessati a un accordo bilaterale”. Trump ha anche negato a Tokyo l’esenzione dalle nuove sanzioni usa su acciaio e alluminio, sino a quando il Giappone non avrà formulato reali concessioni sul fronte del commercio. Stando ai dati del dipartimento del Commercio Usa, lo scorso anno il disavanzo commerciale degli Usa nei confronti del Giappone è ammontato a 68,85 miliardi di dollari.

Il mese scorso Giappone, Russia e Turchia hanno minacciato di rispondere alle sanzioni statunitensi ad acciaio e alluminio con una serie di controsanzioni che ammonterebbero a circa 3,5 miliardi di dollari l’anno. Lo ha comunicato l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), dopo aver ricevuto notifica delle richieste di compensazione da parte dei tre paesi. Nei giorni scorsi l’Omc aveva ricevuto simili notifiche da Unione europea, India e Cina. Il governo russo stima che le sanzioni varate dall’amministrazione Trump il mese scorso possano pesare sul settore siderurgico nazionale per 538 milioni di dollari l’anno. Il Giappone stima i danni per i propri esportatori di acciaio e alluminio in 440 milioni di dollari. La Turchia, infine, prevede un danno di 267 milioni di dollari. Cina, Ue e India hanno quantificato le loro richieste rispettivamente in 612 milioni, 1,6 miliardi e 165 milioni di dollari.

Tutti contestano la posizione degli Stati Uniti secondo cui i nuovi dazi Usa – 25 per cento per le importazioni di acciaio e 10 per cento per quelle di alluminio – siano giustificabili adducendo ragioni di sicurezza nazionale, e siano dunque esenti dalle norme dell’Omc. Stando ai paesi ricorrenti, le nuove tariffe Usa sono invece misure di salvaguardia tese a proteggere i produttori nazionali statunitensi da aumenti imprevisti delle importazioni. Le regole dell’Omc prevedono che i paesi che ricorrono a questa tipologia di misure debbano compensare i membri dell’Organizzazione che ne sono destinatari, solitamente tramite un aumento netto delle importazioni di altre categorie di merci. Solitamente queste misure di compensazione richiederebbero anni, ma dal momento che l’industria siderurgica Usa non ha subito un aumento delle importazioni di acciaio e alluminio in termini assoluti, i regolamenti dell’Omc permettono misure di rappresaglia in soli 30 giorni.

Il Giappone, ad esempio, ritiene di poter imporre entro 30 giorni contro-dazi per un importo complessivo pari a 264 milioni di dollari, mentre la compensazione del danno rimanente sarebbe effettivamente legata a un aumento netto delle esportazioni giapponesi di determinate categorie di prodotti della siderurgia. Il governo del Giappone si riserva il diritto di adottare contromisure alle nuove tariffe statunitensi sulle importazioni di acciaio e alluminio. Tokyo lo ha notificato all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) alla fine della scorsa settimana, stando a quanto annunciato sabato dal ministero degli Esteri giapponese. Tokyo si preparerebbe a imporre nuove tariffe a merci d’importazione statunitensi dal valore complessivo di 409 milioni di dollari in risposta ai dazi imposti dagli Usa. L’entità economica delle tariffe sarebbe più o meno equivalente a quella dei dazi imposti dagli Stati Uniti ai prodotti della siderurgia giapponese; l’iniziativa di Tokyo punterebbe a spronare Washington ad aggiungere il Giappone alla lista dei paesi esentati dai nuovi dazi ad acciaio e alluminio. (Git)
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