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Taiwan: la Cina mette l’amministrazione Biden di fronte al suo primo test importante

New York, 25 gen 14:01 - (Agenzia Nova) - A nemmeno una settimana dal suo insediamento, la nuova amministrazione statunitense guidata dal presidente Joe Biden è già di fronte al suo primo, vero test importante in politica estera. Nel corso del fine settimana, infatti, la Cina ha messo alla prova gli Stati Uniti attraverso due incursioni nello spazio di identificazione della difesa aerea (Adiz) di Taiwan, alimentando le tensioni nello Stretto ben oltre la soglia critica. Non si tratta di una novità: con il presidente Xi Jinping, la Repubblica popolare ha promosso in questi anni una politica sempre più aggressiva verso Taiwan, che considera la sua 23ma provincia. Solo lo scorso anno, il ministero della Difesa di Taipei ha tracciato 380 voli all’interno della sua Adiz. Tuttavia, non ha precedenti il fatto che a queste incursioni partecipino otto bombardieri e quattro caccia, come è avvenuto nella giornata di sabato. O che il numero di aerei cinesi impiegati salga addirittura a 15 il giorno successivo.

Da Washington la risposta non si è fatta attendere. Sabato 23 gennaio, proprio mentre erano in volo i primi 13 aerei militari cinesi a sud di Taiwan, la portaerei Uss Theodore Roosevelt attraversava il Canale di Bashi, tra Taiwan e le Filippine, per entrare nel Mar Cinese Meridionale con il suo gruppo d’attacco e altre tre unità navali. È possibile che per un certo periodo di tempo la portaerei sia finita sotto il tiro dei missili anti-nave cinesi Yj-12, di cui alcuni degli aerei che hanno sorvolato l’Adiz di Taiwan sono dotati. Il Comando delle forze Usa per l’Indo-Pacifico ha spiegato che il gruppo d’attacco della Roosevelt è “in dispiegamento programmato per assicurare la libertà dei mari” e sta conducendo “operazioni di sicurezza marittima, che includono missioni di volo, esercitazioni navali e addestramento coordinato tra unità di superficie e unità aeree”. Non è chiaro se la mossa sia legata alle incursioni cinesi, ma è piuttosto evidente che si tratta di un chiaro messaggio a Pechino, che peraltro rivendica un’egemonia sugli atolli del Mar Cinese Meridionale contestata, oltre che da Taiwan, da Filippine, Malesia, Brunei e Vietnam, le cui posizioni hanno goduto del pieno appoggio dell’amministrazione dell’ex presidente statunitense Donald Trump.

Proprio in queste ore, ad alimentare ulteriormente i timori dei rivali regionali, la Cina si è peraltro dotata di una nuova legge che, tra le altre cose, consente alla sua Guardia costiera di usare le armi nel caso in cui imbarcazioni straniere in acque contese non obbediscano agli ordini. Iniziative che, messe insieme, sembrano riflettere la volontà di Pechino di testare la linea della nuova amministrazione Biden, la quale tuttavia segnala l’intenzione di restare sulla scia delle politiche di Trump in Estremo Oriente, orientate al contenimento diplomatico, economico e anche militare della Repubblica popolare cinese. Al centro di tali politiche resta anche il sostegno di Taiwan. Il dipartimento di Stato lo ha chiarito sabato sera attraverso un comunicato nel quale ribadisce che “la pressione militare esercitata dalla Repubblica popolare cinese su Taiwan minaccia la pace regionale e la stabilità”.

“Gli Stati Uniti guardano con preoccupazione ai tentativi in corso del Partito comunista cinese di intimidire i suoi vicini, inclusa Taiwan. Invitiamo Pechino a cessare la sua pressione militare, diplomatica ed economica nei confronti di Taiwan, e a impegnarsi invece in un dialogo serio con i rappresentanti democraticamente eletti di Taiwan”, si legge nel documento. “Sosteniamo tutti i nostri amici e alleati che portano avanti i valori condivisi di prosperità e sicurezza nella regione dell’Indo-Pacifico e continueremo a favorire una risoluzione pacifica alle questioni dello Stretto, coerente con i desideri e i migliori interessi del popolo taiwanese. Gli Stati Uniti tengono fede ai propri impegni di lunga data e continueranno ad aiutare Taiwan a mantenere una sufficiente capacità di autodifesa. Il nostro impegno verso Taiwan è solido e roccioso, e contribuisce al mantenimento della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan e nella regione”, conclude Washington.

Che gli Stati Uniti in queste ore stiano guardando attentamente a ciò che accade in Estremo Oriente è testimoniato anche dalle due telefonate che ieri il nuovo segretario alla Difesa Lloyd Austin, la cui nomina è stata appena confermata dal Senato, ha avuto con gli omologhi di due Paesi che sono alleati chiave degli Stati Uniti nella regione: il Giappone e la Corea del Sud. In attesa che venga anch’egli confermato dal Senato, il futuro segretario di Stato Antony Blinken ha già chiarito che Washington vuole puntare sui suoi storici partner per puntellare il dispositivo diplomatico di contenimento della Cina in Asia. Con Biden, insomma, gli Stati Uniti, non sembrano avere alcuna intenzione di cambiare rotta rispetto alle politiche asiatiche di Trump. Del resto, lo ha sottolineato lo stesso Blinken in audizione alla commissione Affari esteri del Senato la scorsa settimana: “Trump aveva ragione nell’assumere un approccio più duro sulla Cina”. (Nys)
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