STATI UNITI-CANADA

 
 

Stati Uniti-Canada: Washington formalizza la richiesta di estradizione del cfo di Huawei

Ottawa, 30 gen 2019 04:09 - (Agenzia Nova) - Le autorità canadesi hanno ricevuto dagli Stati Uniti una richiesta ufficiale di estradizione del direttore finanziario di Huawei, Meng Wanzhou. Lo ha reso noto Ottawa nella serata di ieri. La notizia è giunta all’indomani della messa in stato d’accusa di Huawei da parte del dipartimento di Giustizia Usa, che contesta all’azienda tecnologica cinese l’aggiramento delle sanzioni all’Iran e il furto di segreti commerciali statunitensi. Il ministero di Giustizia canadese avrà tempo sino al prossimo 1° marzo per decidere se accogliere o respingere la richiesta di estradizione a carico di Meng, che attualmente si trova agli arresti domiciliari a Vancouver, dopo il suo arresto su mandato Usa all’inizio del mese scorso. Il cfo di Huawei potrà presentare ricorso contro una eventuale procedura di estradizione, e secondo gli esperti canadesi la conseguente procedura legale potrebbe protrarsi per anni.

Il governo degli Stati Uniti ha impresso una ulteriore accelerazione allo scontro in atto con la Cina per il primato tecnologico globale. Il dipartimento di Giustizia Usa ha formalmente incriminato l’azienda cinese leader nel campo delle telecomunicazioni, Huawei, e il suo direttore finanziario, Meng Wanzhou: sull’azienda e sul suo dirigente pendono in tutto 13 capi d’imputazione, legati al presunto aggiramento delle sanzioni Usa all’Iran e al tentativo di sottrarre informazioni sensibili a una azienda statunitense, T-Mobile. La Cina ha risposto all’offensiva di Washington con cautela: Pechino ha definito “ingiusta” e “immorale” la campagna in atto ai danni di Huawei, ma ha evitato di menzionare rappresaglie ai danni degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno posto in stato d’accusa Huawei e il suo direttore finanziario, Meng Wanzhou, accusando la principale azienda tecnologica cinese di frode bancaria, violazione di sanzioni internazionali e del furto di segreti aziendali. L’incriminazione di Huawei è coincisa con l’arrivo negli Stati Uniti del vicepremier cinese Liu He, per la prossima fase dei negoziati commerciali tra le due maggiori economie del pianeta. Il procuratore generale Usa facente funzioni, Matthew Whitaker, e il segretario del Commercio Usa, Wilbur Ross, hanno illustrato le accuse a Huawei nel corso di una conferenza stampa presso la sede del dipartimento di Giustizia, a Washington. L’azienda cinese avrebbe violato il regime sanzionatorio nei confronti dell’Iran, celando le transazioni con quel paese tramite una propria controllata, Skycom Tech.

Secondo Whitaker, Huawei avrebbe celato alle autorità statunitensi la natura delle proprie relazioni con Tehran sin dal 2007: l’azienda avrebbe riferito alle banche Usa di aver ceduto i propri interessi in Skycom, quando in realtà “Huawei aveva venduto Skycom a sé stessa”. Secondo il procuratore generale, le pratiche illegali di Huawei avrebbero visto coinvolti i vertici dell’azienda, incluso il direttore finanziario Meng, di cui Washington si prepara a chiedere l’estradizione al Canada. Huawei è anche accusata di aver tentato di sottrarre “Tappy”, un robot per il collaudo degli smartphone sviluppato dall’azienda statunitense T-Mobile, tra il 2012 e il 2014.

I procuratori Usa hanno citato a prova di quest’accusa delle email che dimostrerebbero la determinazione di Huawei ad acquisire il robot, il furto di un braccio robotico di Tappy e presunti accessi non autorizzati in un laboratorio di T-Mobile. Stando al procuratore generale Usa, un “gruppo per la gestione della competizione” interno a Huawei avrebbe fornito “bonus mensili ai dipendenti che fornivano (all’azienda) le informazioni rubate di maggiori valore”. In tutto, i capi d’imputazione a carico di Huawei sono 13. Aziende come Huawei, ha dichiarato ieri il direttore del Federal Bureau of Investigation (Fbi), Christopher Wray, "pongono una doppia minaccia sia alla nostra sicurezza economica che a quella nazionale, e l'entità di queste accuse chiarisce quanto seriamente l'Fbi prenda questa minaccia".

Il ministero degli Esteri cinese ha reagito alle accuse del governo Usa accusando Washington di voler ostacolare il successo delle grandi aziende tecnologiche cinesi. Un funzionario del ministero dell’Industria cinese ha definito i capi d’imputazione a capo di Huawei e di Meng “ingiusti” e “immorali”, dichiarando che non esiste alcuna prova atta a corroborare le accuse della Giustizia Usa. Almeno per il momento, però, dalle autorità cinesi non è arrivato alcun annuncio di ritorsioni o rappresaglie, contrariamente a quanto accaduto con il Canada il mese scorso, dopo l’arresto di Meng a Vancouver su mandato Usa. Huawei ha pubblicato a sua volta un comunicato nella giornata di oggi, negando di aver mai commesso violazioni dirette o indirette della legislazione Usa, ed esprimendo “delusione” per l’offensiva giudiziaria di Washington.

Stando a diversi analisti statunitensi, le accuse rivolte a Huawei si tradurranno quasi certamente nell’imposizione di controlli alle esportazioni Usa verso quell’azienda, che potrebbe trovarsi così improvvisamente priva di componenti essenziali per le sue apparecchiature elettroniche. Il governo cinese pare prepararsi proprio a questo scenario: La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme cinese ha annunciato proprio oggi l’intenzione di accelerare la concessione delle licenze commerciali per la rete 5G, per accelerare il “consumo di informazioni” nel paese, e fornire sostegno a Huawei dopo la sua recente esclusione dallo sviluppo delle reti 5G in paesi quali Australia, Giappone e Regno Unito. La Commissione ha annunciato anche l’intenzione di sostenere la diffusione di servizi video in streaming ad alta definizione e il lancio di canali televisivi con risoluzione 4K, tute misure che contribuirebbero anche a sostenere i consumi in una fase di rallentamento della crescita economica. (Was)
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